La montagna è un luogo che offre sfide e panorami mozzafiato, e lo sci alpinismo è un'attività che permette di esplorarla in profondità. Questo articolo presenta una selezione di itinerari, con un focus particolare su quelli che si snodano in contesti montani di grande fascino, dalla Val Maira alle Alpi francesi, fino alle vette più alte dell'Iran.
Itinerario nel Vallone del Maurin
Una meta particolarmente frequentata dagli appassionati di sci alpinismo è la montagna che domina la valle, un punto panoramico eccezionale che offre una vista spettacolare sulla "cattedrale" de l'Aiguille de Chambeyron e sulla parte dell'alto Ubaye che si incunea dietro la val Varaita di Bellino. Questa zona, sebbene molto apprezzata, è quasi ignorata dalla vicina valle Maira.

L'escursione ha inizio dal parcheggio del Rifugio Campo Base di Chiappera. Da qui, è possibile percorrere la strada sterrata che transita sotto la Rocca Provenzale e si addentra nel vallone del Maurin, conducendo alle Grange Collet (2006 m). Dopo un breve tratto nel vallone principale, l'itinerario devia verso sinistra, toccando le Grange Rabet (2024 m) e le Grange Donadei (2154 m), punto in cui il vallone del Maurin si dirama nettamente.
Si prosegue risalendo alcune gobbe alternate a vallette con una pendenza dolce, seguendo approssimativamente il sentiero estivo (a tratti si scorgono i segnavia rosso/blu del CAI) in direzione del Col Maurin. Quando al centro del vallone appare un grosso sperone roccioso, è necessario deviare nella valletta laterale di destra, che culmina con il Col de Roux, ma senza raggiungerlo.
Si affronta quindi un dosso dalla pendenza più pronunciata, dal quale si apre un evidente canale incassato proprio sotto la diretta della Tete de Cialancion. A seconda delle condizioni della neve, si può procedere con gli sci o con i ramponi, risalendo il canale direttamente o tramite un traverso da sinistra a destra, fino a raggiungere il ripiano dove si congiunge il canale precedentemente citato.
Da questo punto, il percorso diventa più chiaro: di fronte, si presenta la parte più ripida del pendio, senza un percorso obbligato definito, ma evitando di inoltrarsi eccessivamente verso le fasce rocciose sulla sinistra. Alcuni tratti di questo pendio superano i 35° di pendenza, con punte che raggiungono i 37-38°.
Variante di Salita
Esiste una variante di salita, più lunga, che prevede lo sconfinamento in territorio francese. In questo caso, l'obiettivo è il Col de Roux, ben visibile sulla destra del Col Maurin.
Ascensione in Iran: Un'Esperienza Estrema
Per gli amanti delle sfide estreme, l'Iran offre itinerari di sci alpinismo di altissimo livello, che raggiungono quote considerevoli. Sebbene le strade e i trasporti siano generalmente buoni, data l'economicità dei costi locali e il traffico a volte intenso e caotico nei dintorni di Teheran, è consigliabile avere un mezzo locale con autista a disposizione per evitare problemi e stress da guida negli ingorghi ricorrenti.

I rifugi bivacco a 4200-4250 metri (vecchio e nuovo) richiedono chiavi che si possono ritirare presso la Mountain House di Rineh. Non disponendo di cucine attrezzate, è opportuno informarsi preventivamente sulla possibilità di avere un cuoco locale per la preparazione dei pasti.
L'accesso in auto è possibile fino a circa 2500 metri lungo la strada asfaltata tra Rineh e Polour. Da lì, un bivio conduce a una stradina sterrata che arriva alla moschea con la cupola dorata a 3000 metri. A seconda dell'innevamento e delle stagioni, si può partire sci ai piedi tra i 2500 e i 4000 metri, poiché, essendo un versante sud, la presenza della neve è molto variabile.
Descrizione dell'Itinerario Iraniano
Il percorso è considerato elementare e non richiede uno studio particolare, sebbene possa essere proposta con insistenza l'assistenza di una guida locale a prezzi contenuti.
Dal bivio suddetto, si percorre la strada fino alla moschea a 3000 metri, tagliando eventualmente il percorso in base all'innevamento. Dalla moschea, si risalgono gli ampi pendii e le vallette, mantenendosi leggermente a sinistra (ovest) in direzione del visibile rifugio in muratura. Questo rifugio è più freddo rispetto a quello vecchio a botte, situato poco più in basso, che è rivestito internamente in legno e risulta quindi più caldo durante la stagione fredda.
Dal rifugio-bivacco a 4200 metri, si continuano a risalire pendii larghi in chiara direzione nord verso la vetta. Questi pendii aumentano leggermente di ripidezza oltre i 4700 metri di quota.
Intorno ai 5000 metri, si giunge a un tratto più dolce dove ci si porta leggermente più a est, per poi impennarsi nuovamente verso destra e raggiungere circa i 5400 metri del tratto terminale, in vista della vetta. Da lì, si salgono le rocce instabili giallastre, caratterizzate da sbuffi sulfurei maleodoranti. Si può procedere con ramponi e/o sci in spalla o depositati, prestando però attenzione al forte vento, dato che quasi non ci sono punti riparati. Sono frequenti paletti di segnalazione del percorso.
La vetta è costituita da una crestona tondeggiante, orlata da grossi massi che seguono l'andamento del bordo del sottostante cratere, quasi perennemente innevato.
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Itinerario dal S. Giacomo al Lago Bianco
Un altro percorso interessante per gli sci alpinisti parte da S. Giacomo. Da qui, si percorre lo sterrato che conduce al Pian del Rasur fino al suo termine. Successivamente, si segue il sentiero estivo fino a una palina a quota 1510 metri, che indica un bivio. È preferibile scegliere il ramo di sinistra che, aggirando un grande roccione, porta più agevolmente alle quote superiori e al vero bivio a quota 1597 metri, dove si trova il Rifugio.
Si continua a seguire le tracce del sentiero estivo che conducono in direzione nord-ovest fino a circa 1720 metri di quota. Se le condizioni della neve lo consentono, si può salire il ripido pendio (direzione sud-ovest) che attraversa a quota...
Senza un percorso obbligato, si risalgono gli amplissimi pendii che portano al Lago Bianco. È importante fare attenzione a non traversare troppo a destra verso il Passaggio dei Ghiacciai e salire il glacio-nevaio fino al suo termine.

Questo itinerario è stato documentato dal CAI Mondovì e dal CDA, nell'ambito della descrizione del percorso dal Col di Nava al Monviso.
