Gli sci, costituiti da due assicelle di legno ricurve per evitare l'affondamento nella neve, hanno origini antichissime e sono stati utilizzati come mezzo di locomozione dai popoli scandinavi, come i lapponi e i finni. L'etimologia più accreditata del termine "sci" deriva dal norvegese "ski" (pronunciato sci), a sua volta riconducibile all'antico islandese "skith", che significa "scheggia" o "pezzo di legno oblungo". Nel tempo, la voce "sci" si è affermata definitivamente.
Il vescovo svedese Olaus Magnus, nella sua opera "Historia de gentibus septentrionalibus" (Roma, 1555), descrive dettagliatamente l'uso degli sci da parte dei lapponi. Ulteriori e minuziose informazioni furono fornite dal parroco Francesco Negri nel suo "Viaggio Settentrionale" (1700), frutto di un'esplorazione in Lapponia compiuta tra il 1663 e il 1666.
L'attività sportiva dello sci ha preso piede nella seconda metà dell'Ottocento, combinando discipline di discesa, fondo e salto, essenziali per superare i dislivelli. Le diverse specialità nacquero solo in seguito.
Diffusione dello Sci in Italia
In Italia, lo sci fu introdotto nell'inverno del 1896 dall'ingegnere svizzero Adolf Kind, che insieme a un gruppo di giovani torinesi fece conoscere questa disciplina. Verso la fine dell'Ottocento, lo sci guadagnò popolarità in ambito militare, diventando lo strumento invernale d'elezione per gli alpini. Venne pubblicato anche il primo manuale di addestramento all'uso degli sci, a cura del Ministero della Guerra. Gli sci in legno, insieme agli attacchi e ai bastoni, pesavano complessivamente tra i 4 e i 6 kg.
Nelle Alpi lombarde, lo sci fu introdotto quasi contemporaneamente dai militari, dagli alpinisti e dai giovani delle valli. Coloro che emigravano per lavoro in località come l'Engadina, St. Moritz e Davos, ebbero modo di sperimentare gli sci e, al loro ritorno, iniziarono a diffondere la pratica tra compaesani e connazionali.

I Pionieri dello Sci Bresciano
Tra i pionieri dello sci bresciano, il nobile capitano Pietro Arici, noto alpinista, è considerato da alcuni il primo a portare gli sci a Brescia già nel 1901. Acquistati in Norvegia, egli organizzò delle dimostrazioni a Ponte di Legno, suscitando "curiosità e scetticismo nella popolazione dalignese", come testimoniato da Remigio Maculotti.
Il 25 marzo 1902, il professor Ubaldo Valbusa tentò la prima ascensione con gli sci sull'Adamello, ma fu costretto a interrompere l'impresa a causa di una bufera di neve poco sotto la vetta. Il successo arrivò solo nel 1909.
Lo sci era strettamente legato alle caratteristiche naturali dell'ambiente bresciano. Il monte Guglielmo e il Maniva, agli inizi del Novecento, furono la culla dei primi sciatori. Questi utilizzavano gli "attrezzi" in chiave "alpinistica", ovvero come ausilio per raggiungere le vette in inverno. Sciatori della società "Forza e Costanza", già nel 1902, risalivano il Guglielmo con lunghi sci, trasportati sulla neve a spalla o a dorso di mulo, e con pelli di foca ai piedi.
Alle semplici escursioni verso la cima seguì, in primavera, la tendenza ad affrontare percorsi di traversata da valle a valle. Una gita tradizionale prevedeva il percorso Tavernole sul Mella - Pisogne, attraverso Cimmo, la Pontogna, Passabocche e la Val Palòt.
In Val Trompia, impegnati nello "skiaggio" erano gli alpini e, tra i locali, il noto Giovanni Cantoni, detto "Baita", di S. Colombano, anch'egli un valente cacciatore.
Nell'inverno del 1904, Gualtiero Laeng e Nino Coppellotti provarono i primi sci, fatti arrivare dalla Norvegia, sul prato che dalla Maddalena scende verso la colma delle Caselle. Come scrisse lo stesso Laeng, gli sci "permettevano di galleggiare sulla neve e di scendere bianchi pendii immacolati alla velocità di 60/70 km l'ora e anche più...".
Tra i cittadini, i primi a praticare lo sci furono il dottor Gnecchi e il notaio Tonelli, quest'ultimo in possesso di un paio di "autentici sci finlandesi con le punte rialzate alle due estremità e con gli attacchi formati da una lunga canna d'India". Oltre che in Maddalena, gli sciatori cittadini si esercitavano sui fianchi del Guglielmo e sulle praterie di Borno. Nei diari di Laeng è descritta una traversata sciistica compiuta il 26-27 marzo 1905 da Bovegno al Monte Campione.
Le truppe alpine utilizzavano gli sci da tempo. Alcuni alpini di leva dalignesi, tra cui Omobono Beltracchi, appassionato divulgatore degli sci, Antonio Leoncelli, Battista Lazzarini, Battista Donati e Giovanni Lorati, si distinsero nel 1910 in gare internazionali militari organizzate dal Club Alpino Francese nei Pirenei e nella Savoia. In questo periodo sorsero i primi Sci Club.
Lo Sci in Valcamonica e Val Trompia
Fino alla Seconda Guerra Mondiale, la Valcamonica, con Ponte di Legno, e la Val Trompia, con Pezzoro, rappresentavano le località più frequentate dagli sciatori bresciani e i principali centri di riferimento sia per l'organizzazione di gare che per la formazione di atleti. Anche gli sciatori "cittadini" gravitavano prevalentemente su queste zone.
In Valcamonica, Ponte di Legno divenne in pochi anni una stazione invernale di primaria importanza, ospitando gare sciistiche internazionali e sviluppando un'adeguata infrastruttura alberghiera. Nel 1908, a Ponte si svolse il primo raduno nazionale di sci organizzato dal Touring Club Italiano, e nel 1910 venne inaugurato il "Grande Albergo".
Tra il 1908 e il 1909, Gioacchino Zampatti, originario di Edolo e attivo a Chiavenna nella costruzione dei primi sci italiani, aprì a Ponte di Legno una fabbrica di sci. Gli sci dell'epoca erano realizzati in hickory, un pregiato legno americano, larghi 10 cm, lunghi dai 2 ai 2,5 metri, con punte ben ricurve. Come appoggio si utilizzava un bastone di bambù di circa due metri con punta e rosetta in ferro. Dal 1912 comparvero i bastoncini.

Nel 1909, a Ponte di Legno, fu organizzato il I campionato lombardo assoluto di fondo, salto e stile, vinto da Omobono Beltracchi. Con la fondazione dello "Ski Club Ponte di Legno" nel 1911 e la promozione di Ponte da parte del Touring Club Italiano come "prima stazione italiana di turismo e sport invernali", lo sci e gli altri sport invernali furono definitivamente lanciati come strumenti per favorire lo sviluppo turistico ed economico della conca dalignese. Furono realizzati due campi da sci (uno nei pressi di Ponte, l'altro al Tonale), due piste di salto (grande e piccola) e un anello per il pattinaggio.
Lo Ski Club Ponte di Legno fu molto attivo nell'organizzazione di gare. Insieme a un "Comitato locale" costituito a Brescia con il supporto di Camillo Martinoni, Orazio Oldofredi e Pietro Arici, organizzò dall'8 al 15 febbraio 1912 la II "Settimana Italiana di sport invernali" (o "Settimana d'inverno"), promossa dal TCI e dalla sezione CAI di Brescia. L'evento registrò oltre un migliaio di partecipanti, tra cui una folta schiera di soci del TCI e della SUCAI (Sezione Universitaria del CAI), tra cui il giovane Paolo Monelli, futuro giornalista.
Numerose furono le gare in programma: sci, salto, pattinaggio, bob e skeleton. Gli atleti dalignesi ottennero risultati lusinghieri, con vittorie di Antonio Leoncelli (nella marcia con la pattuglia del V Alpini), Domenico Sandrini (nel fondo individuale), Omobono Beltracchi (nella velocità), Battista Donati, Angelo Donati, Martino Donati, Bulferetti e Giambattista Lazzarini (nella gara delle guide). Nella Gran Marcia Nazionale di fondo a squadre, la Coppa Martinoni fu vinta dalla squadra dello Ski Club Ponte di Legno, capitanata da Omobono Beltracchi, che trascinò fino al traguardo un compagno di squadra vittima di crampi.
I fondisti dalignesi si affermarono anche in varie edizioni di competizioni come la Coppa Presolana e la Coppa della Valsassina, vinta definitivamente nel 1914 da Battista Donati, Giambattista Lazzarini, Giovanni Lorati e Giovanni Rossi.
La Federazione Italiana Sci e i Campionati
Nel dicembre 1913 si costituì la Federazione Italiana Sci (F.I.S.), che nel 1933 si fuse con la Federazione Ghiaccio e Pattinaggio dando vita alla FISI. Lo Ski Club Ponte fu tra i primi iscritti e, nel febbraio 1914, gli fu affidata l'organizzazione dei campionati italiani assoluti, che comprendevano tutti gli sport invernali praticati all'epoca: sci, ski-kioring, pattinaggio, bob e skeleton. Nello sci erano in programma gare di velocità, fondo (vinta da Antonio Leoncelli) e salto, titolo di campione italiano di cui si aggiudicò Domenico Sandrini con un salto di 15 metri.
Nel 1915, gli sciatori di fondo dalignesi parteciparono alla I Adunata Nazionale Sciatori Valligiani, una rassegna dei migliori esponenti del fondo delle valli italiane, che si concluse nel 1954 a Gressoney con la 27ª edizione, durante la quale le squadre dalignesi ottennero numerose affermazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, gli sciatori valligiani si distinsero sui ghiacciai dell'Adamello.
Dopo la guerra, oltre al fondo, crebbe la passione per le gare di salto con Giuseppe Sandrini (1901-1985) e Luciano Zampatti. Ponte di Legno riprese la sua attività organizzando l'Adunata Sciatori Valligiani, il Trofeo Campari (gara di fondo per pattuglie di 4 elementi, di oltre 30 km, disputata per la prima volta a Ponte nel 1927), Campionati Italiani Assoluti, campionati lombardi e di zona, gare internazionali di discesa e manifestazioni internazionali di salto con la partecipazione dei migliori atleti mondiali.
Fu indetta anche la "Settimana Bresciana degli Sport Invernali", un campionato bresciano a squadre di sci organizzato in collaborazione con ANA, CAI e UOEI.
Tra le prime sciatrici di Ponte si ricordano Armida Pandini (moglie di Gioacchino Zampatti), Caterina Donati e, più giovane, Gianna Patti. Ai Campionati Italiani Femminili del 1927, organizzati a Ponte, Martina Donati ed Emilia Rossi si classificarono rispettivamente seconda e terza. Gli sciatori dalignesi si distinsero anche nel 1927 vincendo i Campionati Nazionali della Milizia e conquistando la "Coppa Mussolini".
Nel 1928, a Ponte si tenne la "Sciopoli Sucaina", una competizione goliardica italiana di sport invernali con in palio lo "Sci d'oro" del Re, alla quale parteciparono 23 squadre universitarie da tutta Italia. Contemporaneamente si disputò il "Campionato femminile Sciopoli 1928", con 8 partecipanti, il cui "stile" suscitò commenti ironici e divertiti da parte dei cronisti dell'epoca.
Lo Sci alle Olimpiadi e il Trampolino Gigante
Nel 1924, alle Olimpiadi Invernali di Chamonix, lo sci fu ammesso tra le discipline olimpiche nelle specialità di fondo e salto. All'edizione del 1928 a St. Moritz, partecipò anche il saltatore dalignese Luciano Zampatti, già distintosi ai campionati italiani. In questi anni, le competizioni si concentravano soprattutto sulle prove nordiche (fondo e salto).

Nel 1928 iniziarono i lavori per la costruzione del "Trampolino Gigante" (o "del Littorio"), un imponente trampolino naturale ricavato sulla dorsale boscosa di Val Sozzine, ispirato a un impianto di Planicka in Cecoslovacchia. Con 120 metri di dislivello tra partenza e arrivo e un costo di 200.000 lire, fu inaugurato il 24 febbraio 1929 con un salto di 61 metri da parte del campione italiano Vitale Venzi, che stabilì il record nazionale. Il trampolino ospitò gare internazionali di salto fino al 1966, quando fu ritenuto non più sicuro dalla FIS.
Si iniziarono a muovere i primi passi nelle discipline alpine e si iniziò a parlare di lamine, realizzate in osso e ottone. Nell'ambito dei Campionati Italiani Assoluti di prove nordiche svoltisi a Ponte nel febbraio 1930, durante i quali Meschino Paterlini di Collio si classificò sesto assoluto e primo dei bresciani nella gara di fondo, si disputò per la prima volta in Italia una gara "ufficiosa" di slalom, con un percorso tracciato sulla pista Cadì da O. Beltracchi. Le gare di slalom sarebbero state ufficialmente riconosciute solo nel 1937.
Sul Trampolino Gigante si tenne la prima gara internazionale di salto con il trofeo "Ponte di Legno", che divenne poi una classica. La competizione fu vinta dallo svizzero Adolfo Badrutt, che stabilì il record del mondo saltando 75 metri.
Nel 1934, il trampolino gigante (soprannominato "Mammouth" dagli svizzeri) fu oggetto di imponenti e costosi lavori di modifica. Venne inoltre realizzata una pista permanente di discesa dal colmo di Cima Cadì al Passo Tonale, con un dislivello di circa 700 metri. Il 18 marzo 1935, il norvegese Olav Ulland stabilì sul trampolino di Ponte il record del mondo con un salto di 103,50 metri. La stampa internazionale definì il trampolino il più efficiente, sicuro e moderno d'Europa, attirando un vasto pubblico.
Si distinsero ancora i fondisti di Ponte, capitanati da Giacomo Rossi di Zoanno, detto "Rusì". Nel 1932 fu fondata la Scuola Estiva di Sci della Lobbia Alta.
Attività Sciistica a Brescia negli Anni '30
Nel 1933 erano attivi a Brescia diversi sodalizi sportivi legati allo sci: lo Sci Club del CAI di Brescia, la Società Escursionisti Bresciani Ugolini, lo S.C. l'Alpe, il Dopolavoro Mussolini, il GUF, il Valligiani e lo S.C. Pogliaghi, con il forte atleta Valentino Spinello. Tra i saltatori cittadini emerse dal 1935 in poi Lino Sabbadini. Tra i dirigenti bresciani si distinsero Franco Guarneri, presidente del Comitato Regionale Lombardo FIS, e Pippo Orio, presidente del Direttivo Provinciale dello Sci dal 1932, succeduto al dalignese commendator Lino Donati, che ricopriva la carica fin dalla sua istituzione.
Nel luglio 1936, al Passo del Tonale, si disputò la prima gara di discesa estiva, con partenza dal Passo Presena fino ai laghetti del Presena. I concorrenti erano divisi nelle categorie: valligiani, villeggianti e signorine.
Nel 1937, Ponte di Legno ospitò il IV Raduno Nazionale FISI. Il maestro Orazio Sarale, autore di "Canti di Val Camuna", dedicò all'evento un componimento poetico. Per l'occasione fu creata la pista di discesa libera del Corno d'Aola, descritta da Remigio Maculotti come "un tempo, per lunghi tratti, costituita da una serie di rabbrividenti canaloni tra gli alberi". La pista aveva un dislivello di 1000 metri su un percorso di 5 km, con partenza a quota 2300 metri sotto la cima del Corno d'Aola.
Fu messo in palio per la prima volta il trofeo M.O. Romolo Galassi, una gara di discesa dal Passo Paradiso al Tonale, con la partecipazione dei migliori discesisti italiani dell'epoca. Il raduno includeva anche la riunione internazionale di salto sul trampolino del Littorio. Nella seconda edizione del Trofeo Galassi (1938), il "cittadino" Giuliano Babini, discesista affermatosi nei campionati italiani e in rassegne universitarie, si classificò quinto assoluto.

Walk of Fame dello Sport Italiano e la Valle Stura
La Walk of Fame dello sport italiano ha recentemente accolto sette nuove targhe commemorative al Foro Italico, dedicate a grandi campioni che hanno rappresentato l'Italia nel mondo. Tra questi, i fratelli Franco e Pino Porzio (pallanuoto), Gerda Weissensteiner (slittino e bob), Giorgio Di Centa (sci di fondo), Gianluigi Buffon (calcio), Francesca Piccinini (pallavolo), Elisa Di Francisca (scherma) e Aldo Montano (scherma).
La cerimonia ha celebrato icone di diverse discipline unite dall'amore per la maglia azzurra. Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha ricordato i successi dei fratelli Porzio, oro olimpico a Barcellona 1992, Gerda Weissensteiner, unica italiana a vincere medaglie olimpiche invernali in due discipline diverse, e Giorgio Di Centa, oro olimpico nella 50 km di sci di fondo a Torino 2006.
Sono stati celebrati anche Gianluigi Buffon, campione del mondo di calcio nel 2006, Francesca Piccinini, campionessa mondiale di pallavolo nel 2002, Elisa Di Francisca, oro olimpico nel fioretto a Londra 2012, e Aldo Montano, campione olimpico di sciabola ad Atene 2004.
Parallelamente alla storia dello sci, il testo menziona la Valle Stura di Demonte, un'area geografica con una ricca storia e tradizioni. La valle si estende per circa 50 km, dallo sbocco in pianura di Borgo San Dalmazzo fino al Colle della Maddalena. Abitata in epoca preromana dai Liguri Montani, la valle fu conquistata dai Romani e successivamente interessata da invasioni barbariche e incursioni saracene. A partire dall'XI secolo, si hanno notizie più precise sui comuni della valle, che videro tentativi di espansione da parte dei Savoia.
La valle ha sempre rivestito un'importanza strategica, testimoniata dalla presenza di opere di fortificazione militare, come i ruderi del castello di Roccasparvera e il forte della Consolata a Demonte. L'organizzazione della difesa si basava anche sulla gola delle Barricate, considerata inespugnabile. Successivamente, i Savoia ripristinarono la cintura difensiva verso la Francia, costruendo nel 1834 il forte di Vinadio.
La Valle Stura offre diverse iniziative museali, tra cui l'Ecomuseo della Pastorizia a Pietraporzio, il museo del castagno a Valloriate e la Mizoun dal Countrabandìer (casa del contrabbandiere) ad Argentera. L'economia della valle si basava storicamente sull'agricoltura, l'allevamento e la pastorizia, con particolare riferimento all'allevamento della pecora sambucana. Attualmente, la valle sfrutta le sue risorse idriche con due centrali idroelettriche e ospita lo stabilimento di imbottigliamento dell'acqua minerale Sant'Anna.
La valle offre numerose opportunità per gli appassionati di alpinismo ed escursionismo. La principale offerta turistica legata allo sci è rappresentata dallo sci di fondo, con ben 5 centri attrezzati, oltre a una stazione sciistica per lo sci alpino situata nel comune di Argentera.
