Joaquin Phoenix: Un'Analisi Approfondita di un Talento Straordinario

Esistono molteplici modi di omaggiare le proprie ispirazioni artistiche. Todd Phillips, per il suo film Joker, ha scelto un approccio sfacciato e immediatamente riconoscibile. Il riferimento principale al film di Scorsese, Re per una notte, è evidente nell'aver inserito De Niro nel ruolo di un conduttore televisivo di successo, aspirazione del personaggio Rupert Pupkin nel film del 1983. Allo stesso modo, ogni narrazione incentrata sulla figura del Joker non può prescindere dal paradigma di The Killing Joke di Alan Moore, come dimostra la frase "one bad day" pronunciata da Arthur Fleck. Questa trasparenza nelle citazioni, sebbene in linea con un certo cinema contemporaneo che prospera sul citazionismo e la caccia agli easter egg, ha spesso spostato l'attenzione dall'interpretazione.

Nel caso di Joker, le ricerche si sono concentrate sull'interpretazione di Joaquin Phoenix. Dato il suo presunto legame di amicizia con Heath Ledger, interprete del Joker in Il cavaliere oscuro, molti fan si sono chiesti se e come Phoenix avesse omaggiato il suo predecessore. Tuttavia, le risposte tendono a essere forzate, poiché le due interpretazioni del personaggio sono intrinsecamente diverse, così come lo sono gli attori che le hanno portate sullo schermo. La vera e più significativa citazione di Joaquin Phoenix, passata quasi inosservata, è quella di sé stesso.

Joaquin Phoenix in una scena del film Joker

Il Finto Documentario: Un Preludio all'Artista

Alla fine del 2008, Joaquin Phoenix annunciò il suo ritiro dalla carriera di attore per dedicarsi alla musica come rapper. Questa dichiarazione si rivelò una mossa strategica legata al progetto intrapreso con Casey Affleck: un finto documentario, Joaquin Phoenix - Io sono qui!, che avrebbe dovuto seguire il suo percorso di abbandono del cinema per abbracciare la scena musicale. Durante quel periodo, Phoenix abbracciò questa "piccola follia", visibilmente ingrassato, con una lunga barba, e adottando un comportamento ambiguo nelle sue rare apparizioni pubbliche.

Un esempio emblematico fu la sua ospitata nel febbraio 2009 al Late Show with David Letterman. Phoenix, invitato per promuovere Two Lovers, il film che avrebbe dovuto segnare la sua "fine", si presentò con un atteggiamento eccentrico. Indossando occhiali da sole per tutta la durata dell'intervista, masticando una gomma che poi attaccò sotto al tavolo, rispose alle domande di Letterman con mugugni sbrigativi e un'aria alienata. Questa performance somiglia incredibilmente all'ultima apparizione di Arthur Fleck nel programma di Murray Franklin, nell'atteggiamento insofferente dell'ospite e nella cinica presa in giro del presentatore.

Tornando da Letterman un anno e mezzo dopo, Phoenix spiegò le motivazioni dietro il suo comportamento: "Volevamo fare un film che esplorasse la celebrità e la relazione tra i media, i consumatori e le celebrità stesse, e volevamo qualcosa che sembrasse davvero autentico". Tematiche che riecheggiano in diverse sfumature di Joker.

Joaquin Phoenix durante la sua ospitata al David Letterman Show

La Profondità dell'Interpretazione: Oltre il Citazionismo

Ricapitolando, Phoenix interpreta Arthur Fleck nel suo percorso verso il Joker, citando sé stesso quando interpretava una versione caricaturale e finta di sé. Questo evidenzia la grandezza della sua interpretazione in Joker, che va oltre il semplice omaggio. Dimostra come Joker sia solo una delle tante interpretazioni estreme di Joaquin Phoenix, forse la più appariscente, ma non necessariamente la più radicale.

In The Master, ad esempio, Phoenix interpreta Freddie Quell, un outsider segnato dalle difficoltà della vita, con premesse simili a quelle di Arthur Fleck. Tuttavia, la costruzione del personaggio in The Master è ancora più ardua, inserita in una struttura narrativa più complessa e in un contesto corale, dove l'attenzione sui personaggi è distribuita e si basa sul sostegno reciproco. In Joker, al contrario, tutti gli altri personaggi esistono in funzione di Arthur.

In The Master, Phoenix mantiene una sorta di "paresi" alla bocca per tutto il film, rendendo la sua performance ancora più incredibile. La scena in cui, per alcuni minuti, non sbatte le palpebre, crea uno dei dialoghi più intensi e meglio scritti della storia del cinema, insieme a Philip Seymour Hoffman.

La Vessazione Fisica come Strumento Espressivo

La capacità di Joaquin Phoenix di sottoporsi a trasformazioni fisiche estreme per i suoi ruoli è un altro elemento che cattura l'attenzione, specialmente dell'Academy (Phoenix ha perso oltre 15 kg per Joker). In Don’t Worry di Gus Van Sant, interpreta un uomo paralizzato da un incidente d'auto. Nel primo incontro con l'infermiera che diventerà la sua fidanzata, il suo stato di paralisi è totale. Phoenix recita completamente immobile, inserito in un macchinario per la fisioterapia, con il viso schiacciato da cuscinetti. Nonostante possa parlare solo a denti stretti e a bassa voce, riesce a trasmettere una profonda profondità espressiva attraverso gli occhi e i minimi accenni di sorriso permessi dalla sua condizione.

Scena dal film Don't Worry di Gus Van Sant con Joaquin Phoenix

La sua abilità nel trasmettere un'ampia gamma di sentimenti con la sola mimica facciale era già evidente in Her di Spike Jonze. Nel film, il suo personaggio Theodore è l'opposto di Joker: sommesso, soffocato e mai istrione. Mentre Arthur Fleck raggiunge il suo alter ego attraverso una liberazione fisica, per Theodore gioia, dolore, frustrazione, disperazione e sollievo sono distinguibili solo dalle sfumature angolari delle sopracciglia o dalla luminosità dello sguardo, con frequenti primi piani che accentuano questa espressività.

Una Vita da Film: Dagli Hippie all'Icona Cinematografica

Il talento di Joaquin Phoenix non è certo esploso nel 2019 con Joker. Sebbene questo ruolo possa meritargli l'Oscar, è una parte intrinsecamente sgargiante e impossibile da ignorare. La sua intera esistenza, tuttavia, è essa stessa una storia da raccontare.

Terzo di cinque figli, Joaquin è nato il 28 ottobre 1974 a Río Piedras, Porto Rico, da genitori statunitensi. Suo padre, John Lee Bottom, e sua madre, Arlyn Sharon Dunetz, si conobbero facendo autostop e vissero per un periodo in varie comunità hippy, diventando poi seguaci del culto dei "Figli di Dio". Joaquin, unico dei fratelli a non portare un nome legato agli elementi naturali, ha raccontato che i suoi genitori agirono con grande innocenza, credendo di aver trovato una comunità di ideali condivisi.

Successivamente, si scoprì che il culto dei Figli di Dio era in realtà una setta con accuse di abusi sui minori e sfruttamento della prostituzione femminile. Quando i Bottom si resero conto della vera natura della setta, decisero di abbandonarla e, per segnare un nuovo inizio, cambiarono il cognome in Phoenix, simbolo di rinascita dalle proprie ceneri.

La famiglia Phoenix al completo negli anni '70

La famiglia visse per alcuni anni girovagando per gli Stati Uniti, stabilendosi poi in una comune in Texas. Dopo aver lasciato la setta, tornarono negli Stati Uniti e, a causa di difficoltà economiche, i figli iniziarono a esibirsi per strada. Joaquin ottenne il suo primo ingaggio televisivo nel 1982 nella serie Sette spose per sette fratelli, grazie al fratello maggiore River, già astro nascente.

La tragedia colpì la famiglia nel 1993, quando River Phoenix morì per overdose a soli 23 anni. Fu Joaquin, diciannovenne, a chiamare i soccorsi, un evento che lo segnò profondamente e lo portò a ritirarsi dalle scene per due anni, temendo la morbosità dei media.

Riemerso nel 1995 con il film Da morire di Gus Van Sant, Joaquin ha continuato a esplorare ruoli complessi. Dopo aver girato Walk the Line, si rese conto di avere un problema con l'alcol, scegliendo nel 2005 un percorso di riabilitazione.

La fama internazionale arrivò nel 2000 con Il gladiatore di Ridley Scott, dove interpretò l'imperatore romano Commodo. Successivamente, recitò in thriller come Signs e The Village, e nel film biografico Quando l'amore brucia l'anima - Walk the Line (2005), che gli valse un Golden Globe e una candidatura all'Oscar.

Dopo l'annuncio del ritiro per dedicarsi al rap, Phoenix tornò alla recitazione con The Master (2012), che gli valse la Coppa Volpi a Venezia e una terza candidatura all'Oscar.

Joker: L'Interpretazione che ha Definito un'Era

Nel 2019, Joaquin Phoenix ha vestito i panni di Arthur Fleck in Joker, uno dei villain più iconici e ambigui del cinema. Inizialmente scettico riguardo al ruolo, ha poi cambiato idea, trovando compassione per il personaggio. L'idea che il look di Arthur rispecchiasse il suo lavoro di clown lo affascinava, nonostante una certa distanza personale dai clown stessi, mitigata da una foto d'infanzia in cui era vestito da pagliaccio.

Per prepararsi al ruolo, Phoenix ha perso 23 chili sotto la guida di specialisti. Non ha studiato i fumetti di Joker in modo approfondito, preferendo lasciare che il personaggio emergesse da Arthur Fleck durante le riprese. Il ballo è diventato una caratteristica fondamentale del film, con la scena iconica sulle scale, ispirata da un video di YouTube che catturava un atteggiamento più che una tecnica di danza.

Phoenix vede in Arthur non una patologia, ma il disagio derivante da traumi familiari e sociali, e una realtà sanitaria incapace di affrontare tali problematiche. La celebre risata di Joker, sintomo di dolore e sofferenza fisica, è stata una delle prime idee di Todd Phillips, sviluppata in collaborazione con Phoenix attraverso un processo di ricerca vocale intenso e imbarazzante.

Joaquin Phoenix nei panni di Joker mentre balla sulle scale

Il sequel, Joker: Folie à Deux, vede il ritorno di Phoenix nel ruolo, affiancato da Lady Gaga. Tuttavia, il film non ha replicato il successo del precedente, registrando un calo significativo di incassi nel suo secondo weekend.

Vita Privata e Impegno Sociale

La recitazione ha portato Joaquin Phoenix anche incontri significativi. Ha confessato che Rooney Mara è stata l'unica ragazza che abbia mai cercato su Internet. Si sono ritrovati sul set di Maria Maddalena nel 2016 e hanno annunciato il fidanzamento ufficiale nel 2019. Secondo Mara, Joaquin è "generoso, unico, con un cervello diverso da tutti". La coppia ha un figlio, nato nel 2020, chiamato River in omaggio al fratello scomparso di Joaquin.

Considerato uno dei migliori attori della sua generazione, il suo debutto sul grande schermo risale al 1986 con Space Camp - Gravità zero. La sua carriera ha ricevuto un'importante consacrazione con il ruolo di Commodo ne Il gladiatore, seguito da performance acclamate in Walk the Line, The Master e, naturalmente, Joker.

Oltre alla sua carriera cinematografica, Joaquin Phoenix è un fervente sostenitore dei diritti degli animali e del veganismo, collaborando attivamente con organizzazioni come PETA e In Defense of Animals. Nel 2005, ha ricevuto l'Humanitarian Award dalla PETA per il suo lavoro nel documentario Earthlings.

Joaquin Phoenix e Rooney Mara

La Capacità di Suscitare Empatia

Ciò che forse caratterizza maggiormente la carriera di Joaquin Phoenix, al di là delle sue interpretazioni estreme e della sua biografia fuori dal comune, è la sua capacità di suscitare un profondo senso di empatia. Sia che interpreti un villain come Commodo o Joker, un cantautore tormentato come Johnny Cash, o un personaggio complesso come Freddie Quell, Phoenix riesce a rendere le sue creazioni sfaccettate e profondamente umane. La sua abilità nel comunicare un sottotesto di verità, anche nei personaggi più oscuri, lo rende un artista capace di stimolare una connessione emotiva rara nel panorama cinematografico contemporaneo, dimostrando che l'arte può fiorire anche al di fuori della gigantesca macchina del profitto dell'industria cinematografica americana.

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