Calgary, una città il cui nome in lingua indiana significa "acqua che scorre", con i suoi 650.000 abitanti, situata tra grandi distese scarsamente popolate, capoluogo dell'Alberta, ricca provincia del Canada anglofono, ottenne i Giochi invernali anche per una sorta di maturazione del diritto della sua nazione a ospitare i molti suoi sport della neve e del ghiaccio. Prima si erano candidate invano Montreal (poi quasi punita dall'assegnazione di Giochi estivi che avevano comportato un enorme deficit finanziario), Vancouver e Banff.

Un'Edizione Caratterizzata da Sfide e Trionfi
Quelli di Calgary furono dei bei Giochi per partecipazione popolare, nonostante il fatto che anche in questa edizione, così come accaduto a Montreal nel 1976, il paese ospitante non abbia vinto neanche una medaglia d'oro. Tuttavia, i capricci del vento locale, il cheenox (nome indiano), che portava abitualmente polvere e terriccio sulla città, trasformarono le piste del bob e dello slittino in sentieri di sabbia, con rinvio e cancellazione di molte prove. Le piste dello sci alpino e nordico, invece, erano a un centinaio di chilometri e godettero quasi sempre di neve buona e abbondante. Le installazioni coperte furono inappuntabili e molto affollate.
Il rodeo, la massima festa locale, non fu penalizzato dai Giochi e fu legittimo pensare che un plurivincitore di medaglie d'oro avrebbe lì a Calgary goduto di fama minore rispetto a chi era capace di restare per dieci secondi in groppa a un cavallo selvaggio, ovviamente senza sella. Soltanto le gare di hockey su ghiaccio godettero del pieno inserimento nelle usanze locali, anche se il Canada non si comportò brillantemente. Certe cariche del gioco ricordavano ai locali lo stampede, il carosello di cavalli, bufali e bisonti (ormai rari) conclusivo del rodeo. Nel torneo di hockey, che doveva essere per i canadesi quello che era stato a Lake Placid, otto anni prima, per gli statunitensi, ossia il trionfo della squadra di casa, dei valori nazionali, l'epicentro della manifestazione, il Canada finì appena quarto dietro a URSS, Finlandia e Svezia. Ci fu comunque una tranquilla accettazione della crisi da parte di un pubblico davvero molto corretto, capace di rimanere sempre olimpico anche nel senso della tranquillità e della sportività.

Le Stelle dei Giochi: Tomba, Witt ed Edwards
Due grandi personaggi emersero a Calgary, e uno dei due era italiano: Alberto Tomba, carabiniere bolognese, che prima di arrivare aveva riportato in tre mesi sette vittorie consecutive negli slalom di Coppa del Mondo, dopo che nella stagione precedente aveva appena fatto in tempo a segnalarsi con un bronzo mondiale. Tomba vinse i due slalom, come Stenmark a Lake Placid 1980, e alimentò le cronache con le sue gesta e la sua simpatia. Tomba vinse le sue due gare con pieno merito, dominando lo slalom gigante ed effettuando nello slalom speciale un'emozionante rimonta nella seconda manche contro avversari che sembrarono patirlo anche psicologicamente. L'estrazione cittadina e la provenienza da una famiglia agiata gli davano sicurezza e persino spavalderia nei comportamenti. Lo sci alpino azzurro del momento era lui, che aveva fatto in fretta a prendere il comando, attirando sponsor e 'riempiendo' i teleschermi. Era l'opposto di Gustav Thoeni, come carattere e comportamenti, ma in pista era altrettanto valido. L'ideale confronto Thoeni-Tomba era anche quello del silenzio contro la voce alta, dell'introversione contro l'estroversione. Contrapposti nell'accostamento extratemporale fatto dall'opinione pubblica, i due finirono per incontrarsi completandosi, l'atleta con il tecnico. In seguito Thoeni avrebbe infatti seguito e allenato Tomba, molto contento di averlo accanto perché l'altoatesino riusciva sempre a insegnargli qualcosa senza togliergli nulla della sua libertà di apprendere e anche di non apprendere.
Oltre a Tomba e a Witt, ma per motivi opposti, divenne un personaggio amato e seguito dal pubblico il saltatore inglese Eddie Edwards, detto "the Eagle", "l'Aquila". Edwards era un non vincente, finiva ultimissimo, ma la gente andava a vedere la gara anche per lui: 80.000 spettatori per applaudirlo, aspettando che cadesse. Edward non cadeva, piuttosto "scendeva" dal dente del trampolino alla pista di atterraggio. Nella prova dal trampolino di 70 m saltò 55 m in ognuna delle due prove con un punteggio finale, tenuto anche conto dello stile approssimativo, di 69,2; dal trampolino di 90 m saltò 71 e 67 m, con punteggio 57,5. Il finlandese Matti Nykänen, vincitore in entrambi i casi, dal trampolino di 70 m saltò due volte 89,5 m e realizzò il punteggio di 229,1; da 90 m saltò prima 118,5 e poi 107 m per un totale di 224 punti. Matti Nykänen aveva vinto a Sarajevo la prova dal trampolino da 90 m, poi era sparito. Vinse anche, per la sua Finlandia, la prova a squadre e fu molto omaggiato dai vari eserciti della salvezza, che riempivano Calgary di canti e salmi, perché uscito dal tunnel dell'alcolismo. Grande saltatore, comunque, e si disse ovviamente che senza quei problemi chissà dove sarebbe arrivato. Ma lui precisò che senza l'alcol forse non avrebbe mai trovato la voglia e il coraggio di buttarsi giù dalla cima del trampolino.

Sci Alpino: Zurbriggen, Piccard e la Dominazione di Tomba
L'esame dei Giochi di Calgary condotto disciplina per disciplina propone, nello sci alpino, la grande attesa per lo svizzero Pirmin Zurbriggen, capace di fare bene nei due slalom e nella discesa, e arrivato lì con quattro titoli mondiali (le rassegne iridate intanto si erano infittite, svolgendosi ogni due anni, con frequenti proposte di nomi nuovi) e due successi nella classifica generale di Coppa del Mondo. Zurbriggen si era annunciato competitivo per cinque medaglie d'oro, dicendo che voleva approfittare dell'entrata nel programma olimpico del supergigante e che contava di eguagliare ciò che aveva fatto Eric Heiden nel pattinaggio di velocità a Lake Placid. Si impose nella discesa sul connazionale Peter Müller, che era il campione del mondo in carica, ma poi dovette inchinarsi a Tomba. Fallì anche la medaglia della combinata, cadendo a metà della prova di slalom e lasciando il successo all'austriaco Hubert Strolz.
Nel supergigante il francese Franck Piccard riuscì a ridare al suo paese l'oro che mancava dai tempi di Killy (vincitore a Grenoble nei Giochi invernali di vent'anni prima). Marc Girardelli, che era uno dei favoriti, uscì alla quinta porta, Zurbriggen fece i suoi errori e fu appena quinto, alla fine la classifica alta vide personaggi relativamente insoliti. C'era pure Tomba al via, la tattica prevista era quella di una prima parte affrontata cautamente, su un tracciato quasi da discesa, per poi spendere tutto nella seconda metà del tracciato, più tecnica. Invece quando scattò al via Tomba spese subito tutto, dando l'impressione di voler aggredire la pista. Ma le gare per Tomba erano i due slalom. Il gigante lo vide partire con il pettorale numero 1, fare una prima manche semplicemente perfetta, insomma chiudere lì la competizione. Nella seconda manche, di puro controllo, volle comunque ancora una volta primeggiare. Zurbriggen fu terzo, dietro a Hubert Strolz, e in pratica il suo sogno di diventare plurivincitore olimpico finì lì.
Nello slalom speciale, dopo la prima manche si trovava in testa un tedesco occidentale, Frank Wörndl, che l'anno prima aveva vinto titolo mondiale a Crans Montana, ma sino a quel momento non aveva ottenuto grosse vittorie. Subito alle sue spalle Jonas Nilsson, uno svedese che andava contro i paletti e li prendeva a spallate; Tomba aveva sei decimi di distacco. La seconda manche vide la riscossa di Paul Frommelt del Liechtenstein, che salì sino al bronzo, la rimonta di Ingemar Stenmark sino al quinto posto, la crisi di Nilsson ma anche e soprattutto l'impresa di Tomba, che recuperò i sei decimi e diede a Wörndl sei centesimi di distacco.
Sci di Fondo e le Stelle Italiane
Nelle gare di fondo c'era un'azzurra con forte personalità, Manuela Di Centa, sicura di sé al punto di mettere per iscritto i suoi rapporti speciali con la Federazione italiana: dopo Sarajevo aveva infatti detto di non voler più far parte di una squadra nazionale che pretendeva di sottoporre i suoi atleti all'autoemoperfusione; la Federsci aveva provato a contrastarla ma alla fine si era rassegnata a un patto che lei aveva sollecitato, anzi imposto, secondo il quale l'amministrazione della propria salute toccava a lei e a nessun altro. Nella 10 km, che secondo alcuni doveva essere la sua gara, Di Centa deluse, finendo ventesima, dietro a due azzurre che si chiamavano Stefania Belmondo e Guidina Del Sasso.
Furono gli uomini ad andare bene per l'Italia. Sui 30 km Giorgio Vanzetta fu quinto, Gianfranco Polvara settimo, Marco Albarello ottavo. Vinse il sovietico Aleksey Prokurorov su Vladimir Smirnov, del Kazakistan, ma si poteva addirittura scoprire, facendo le somme basate sui piazzamenti, un teorico successo italiano di squadra. Sui 15 km Albarello, campione mondiale in carica, fu nono in una gara ancora sovietica: primo Mikhail Deviatiarov, terzo Vladimir Smirnov, in mezzo ai due Pål Gunnar Mikkelsplass norvegese. Sesto fu Maurilio De Zolt, decimo Vanzetta, quattordicesimo Polvara: anche qui i piazzamenti indicavano una nostra forza complessiva, ancorché non espressa da un qualche acuto speciale. Nella staffetta gli italiani avevano buone speranze: Silvano Barco in prima frazione tentò addirittura il colpo della vita, andando in testa e restandoci per un bel po'; poi pagò negli ultimi due dei 10 km che doveva coprire. Albert Walder prese il cambio e scivolò anche lui indietro, Vanzetta e De Zolt rimontarono sino al quinto posto, dietro Svezia, URSS, Cecoslovacchia e Svizzera. De Zolt, campione del mondo sui 50 km, cercava anche l'oro olimpico, ma non ce la fece contro l'enorme Gunde Svan, svedese; espresse tutta la sua delusione anche a chi gli faceva presente che un secondo posto così, a 39 anni, era una impresa sensazionale, lo svedese era imbattibile, non c'erano stati errori di sciolinatura o incurie da parte dei tecnici.

Pattinaggio di Velocità e Artistico: Nuovi Volti e Vecchie Glorie
Il pattinaggio di velocità patì anch'esso venti e polveri, comunque riuscì a celebrare gare interessanti e campioni veri. Fra le donne una olandese, Yvonne van Gennip, prese i tre titoli delle distanze lunghe, sempre davanti a due tedesche orientali. Sui 1000 m due tedesche orientali, Christa Rothenburger e Karin Kania, precedettero la statunitense Bonnie Blair, sui 500 m la stessa Blair arrivò prima delle altre due atlete, una specie di simmetria nelle classifiche alte.
Il pattinaggio artistico fu un momento alto dei Giochi di Calgary: anche la prova maschile entusiasmò, per via della lotta tra Brian Orser del Canada e Brian Boltano degli USA. Vinse lo statunitense e il pubblico fu così sportivo da dimenticare che se ne andava anche un'altra delle poche chance del Canada di prendere una medaglia d'oro a casa sua. I sovietici dominarono la prova a coppie e quella di danza, sempre vincendo oro e argento, e lasciando indietro lì gli statunitensi, qui i canadesi. Tutto comunque passò in subordine, quanto a fascino, alla prova delle donne, dove Katarina Witt venne inizialmente scelta dal pubblico sulla base della bellezza. Poi lo scorrere delle prove le mise davanti la canadese Elizabeth Manley e la statunitense di colore Debra Thomas, che l'anno prima aveva conquistato il titolo mondiale proprio a spese di Witt. Si arrivò così all'ultimo esercizio, quello "lungo", in pratica l'esibizione che quasi sempre decide la graduatoria. Witt e Thomas si annunciavano entrambe impegnate con musiche della Carmen di Bizet. La tedesca orientale era sin lì terza in classifica e doveva cominciare lei la serie delle prove: giovandosi anche della bellissima presenza fu perfetta nella tecnica, nei tempi, nell'autorevolezza dell'esecuzione. I giudici le diedero un punteggio altissimo.

Organizzazione e Impatto dei Giochi
Dominati dalla televisione nordamericana, che poteva scegliere un qualsiasi personaggio e farne una stella indipendentemente dai suoi esiti sportivi, i Giochi di Calgary diedero l'idea, diversamente per es. da quelli di Grenoble, Sapporo e Sarajevo, di una intera comunità urbana al servizio della manifestazione. A Grenoble, a Sapporo e a Sarajevo era stato facile e persino interessante vedere, guardare, conoscere le tre città nella loro anima originale, nella loro estraneità, in molti posti e per molte situazioni, alla manifestazione (la casa della cultura a Grenoble, la quarta dimensione cioè il mondo sotterraneo intorno alla metropolitana a Sapporo, la grande zona tipicamente musulmana a Sarajevo). A Calgary ci fu invece una comunità tutta votata ai Giochi, tutta segnata dall'impegno di organizzarli, ospitarli, viverli intensamente.
Nel tabellone delle medaglie fu prima l'URSS, davanti alla Germania Est, alla Svizzera e alla Finlandia. Per trovare gli USA bisogna scendere al nono posto: un disastro, una consolazione per i canadesi, tredicesimi. L'Italia fu decima, davanti alla Francia. Ma, al di là delle graduatorie, per l'afflusso di specialità e genti nuove si avvertì proprio una evoluzione del concetto di Giochi invernali: non più solo saghe di sport antico e di valori nuovi a esso ispirati, ma produzione di spettacoli assortitissimi per la televisione. Essi furono i primi giochi olimpici invernali a essere disputati per più di due settimane, occupando sedici giorni e tre fine settimana. Ai Giochi prese parte un numero record di partecipanti, complessivamente 1423, provenienti da 57 Paesi differenti. I Giochi rappresentarono una svolta sia per la città di Calgary sia per la crescita degli sport invernali in Canada, grazie agli investimenti lungimiranti fatti nella costruzione degli impianti sportivi.
Per la selezione della città organizzatrice dei XV Giochi olimpici invernali il Comitato Olimpico Canadese ripropose una propria candidatura, dopo aver perso l'assegnazione in sette precedenti tentativi, dei quali uno con Montréal, due con Vancouver e tre con Calgary. Il Calgary Olympic Development Association (CODA) era stato costituito nel 1957 e, sotto la direzione di Gordon Pogue, si era attivato per la candidatura ai Giochi olimpici del 1964 con la maggior parte delle gare previste presso Banff, ma perdendo dalla città austriaca di Innsbruck. Sotto la guida di Ed Davis, il CODA ripropose la candidatura di Calgary per i Giochi del 1968, perdendo per tre soli voti l'assegnazione dei Giochi, che andò alla francese Grenoble. Un terzo tentativo, andato nuovamente perso, venne fatto con la candidatura per i Giochi del 1972.
La selezione della città organizzatrice si tenne il 30 settembre 1981 a Baden-Baden, in Germania Ovest, nel corso dell'84ª sessione del CIO, nonché 11º congresso olimpico. Oltre a Calgary, erano state presentate anche le candidature della città svedese di Falun e della città italiana di Cortina d'Ampezzo. Dopo il primo voto venne eliminata Cortina d'Ampezzo, mentre nel secondo voto Calgary prevalse su Falun per 48 voti a 31, venendo così scelta come città organizzatrice del Giochi del 1988. Il comitato organizzatore dei Giochi olimpici venne costituito nell'aprile 1982. OCO'88 venne scelto come acronimo rappresentativo del comitato organizzatore, includendo sia l'inglese sia il francese - Olympiques Calgary Olympics '88 - evidenziando il bilinguismo del Canada. Già nel mese di marzo 1982 David Leighton venne nominato presidente del comitato organizzatore, ma rassegnò le proprie dimissioni nel gennaio 1983 per ragioni legate a differenze nella gestione. A seguito di ciò, l'OCO'88 si riorganizzò, dando maggior enfasi al coinvolgimento di volontari e nominando Bill Pratt nel maggio successivo come nuovo presidente del comitato.
Da un punto di vista finanziario, il principale obiettivo del comitato organizzatore era quello di non ripetere l'esperienza dei Giochi di Montréal 1976, che avevano generato un deficit di circa un miliardo di dollari canadesi. L'OCO'88, in previsione dei Giochi, aveva in programma di generare un profitto di circa 32 milioni di dollari canadesi. La stima delle spese finanziate sia dell'OCO'88 sia dagli enti governativi per la costruzione delle sedi di gara e per l'organizzazione degli eventi era di 766 milioni di dollari canadesi. Il governo canadese contribuì con 200 milioni di dollari tramite la vendita di monete e francobolli dedicati all'evento e tramite una lotteria nazionale, costruendo il Parco olimpico e l'Olympic Oval e contribuendo ai costi di costruzione dell'Olympic Saddledome. La provincia dell'Alberta contribuì con 130 milioni di dollari, provenienti da un fondo fiduciario, costruendo gli impianti sciistici Nakiska e il Canmore Nordic Centre Provincial Park. La città di Calgary contribuì con 43 milioni di dollari, contribuendo alla costruzione dell'Olympic Saddledome e di varie strutture in città, incluso il miglioramento del trasporto pubblico. Infine, le spese sostenute dal comitato organizzatore ammontavano a circa 527 milioni di dollari, con ricavi stimati sui 559 milioni di dollari, provenienti prevalentemente dalla vendita dei diritti televisivi alla ABC per un prezzo record di 309 milioni di dollari.

Le Cerimonie e i Simboli
La cerimonia di apertura dei XV Giochi olimpici invernali si è svolta il 13 febbraio 1988 presso il McMahon Stadium. La cerimonia prese il via alle 13:30 davanti ai 60 000 spettatori sugli spalti dello stadio e ai circa 2 miliardi di spettatori collegati tramite la televisione, coinvolgendo circa 2 600 tra atleti e ufficiali di gara. Circa 8 000 volontari hanno preso parte all'esibizioni in programma. La cerimonia, a tema western, è iniziata con lo slogan dei Giochi, "Coming Together in Calgary", cantato da circa 1 100 volontari, seguito poi dal saluto della provincia dell'Alberta che, con l'esibizione di 40 gruppi culturali e 5 tribù di nativi, ha mostrato al mondo l'ampia diversità culturale che la caratterizza. Le bandiere dei 57 Paesi partecipanti sono state poi issate da 120 cadetti dell'esercito canadese. Subito dopo, la governatrice generale del Canada Jeanne Sauvé fece il suo ingresso nello stadio in una carrozza trainata da cavalli e accompagnata dalla regia polizia a cavallo canadese. In seguito, iniziò la parata degli atleti, aperta come da tradizione dalla delegazione della Grecia e chiusa dalla delegazione del Canada. Dopo i messaggi di benvenuto da parte di Frank King, presidente del comitato organizzatore, e di Juan Antonio Samaranch, presidente del CIO, la governatrice Jeanne Sauvé dichiarò ufficialmente aperti i XV Giochi olimpici invernali. La torcia olimpica fece il suo ingresso allo stadio portata dagli atleti canadesi Ken Read e Cathy Priestner, che la passarono alla dodicenne Robyn Perry, che simboleggiava i sogni degli atleti del futuro e che accese il calderone olimpico, mentre gli Snowbirds dell'aviazione canadese sorvolavano lo stadio.
Il comitato organizzatore dei Giochi scelse come simbolo il fiocco di neve stilizzato utilizzato dal CODA nella fase di candidatura. Il logo consiste di cinque coppie di C che si intersecano tra loro: le C piccole simboleggiano Calgary, le C grandi simboleggiano il Canada. La loro intersezione simboleggia lo slogan dei Giochi "riunirsi a Calgary" (in inglese Coming Together in Calgary, in francese Rassemblez-vous à Calgary), la foglia d'acero stilizzata rappresenta il Canada, mentre il fiocco di neve stilizzato rappresenta i Giochi olimpici invernali. Nel novembre 1983 l'OCO'88 presentò le mascotte dei Giochi olimpici, che sarebbero stati due orsi polari. Per la prima volta nella storia dei Giochi olimpici moderni vennero scelti un personaggio femminile e un personaggio maschile. La torcia era fatta di un manico di legno d'acero e da una coppa di alluminio, avendo una forma che ricordava la Calgary Tower, e contenente un combustibile che consentisse alla fiamma di resistere alle avverse condizioni meteo di vento e freddo che si sarebbero incontrate lungo il percorso. Il 15 novembre 1987 la torcia venne accesa, come da tradizione, a Olimpia in Grecia e da lì partì alla volta del Canada. Due giorni dopo la torcia arrivò a Saint John's nella provincia di Terranova e Labrador, dove iniziò il suo viaggio in terra canadese lungo 88 giorni. Vennero selezionati circa 7 000 tedofori che portarono la torcia olimpica dal peso di 1,7 kg per 1 km ciascuno. I primi due tedofori furono Barbara Ann Scott e Ferd Hayward a simboleggiare gli olimpionici canadesi del passato, mentre gli ultimi due tedofori che portarono la torcia alle porte del McMahon Stadium, dopo un viaggio per tutta la nazione di circa 18000 km, furono Ken Read e Cathy Priestner, che rappresentavano gli olimpionici canadesi del presente.

La cerimonia di chiusura si è svolta il 28 febbraio 1988 sempre al McMahon Stadium, gremito in ogni ordine di posto come alla cerimonia di apertura. Tutti i 10 000 volontari che presero parte all'organizzazione e gestione dei Giochi presero parte alla cerimonia. Gli atleti entrarono tutti insieme nello stadio e seguì uno spettacolo di pattinaggio artistico. La cerimonia di premiazione degli atleti classificatisi ai primi tre posti negli eventi da medaglia aveva luogo all'Olympic Plaza di Calgary o nell'impianto sede della competizione nel caso in cui il tempo non consentiva la cerimonia all'aperto.
