La scelta di una calzatura adeguata è fondamentale per la salute e l'efficienza dei piedi, soprattutto in contesti che richiedono lunghe marce e sforzi fisici. Le parole del libretto personale dei soldati del Regio Esercito sottolineavano l'importanza di scarpe né troppo larghe, né troppo strette: la prima espone i piedi al freddo e all'umido, favorendo scorticature e distorsioni; la seconda, causa di dolore e escoriazioni, predispone a calli e, in inverno, a congelamenti. Queste problematiche potevano portare molti soldati all'ospedale, rendendo evidente la necessità di calzature che permettessero di marciare agevolmente e giungere in buone condizioni al luogo di combattimento. Sapendo che il piede si allunga e si allarga camminando, le scarpe dovevano essere scelte più larghe e lunghe del piede a riposo.
Tuttavia, gli scarponi militari in dotazione non sempre rispecchiavano queste caratteristiche ideali, e mantenerli in buone condizioni era spesso una sfida. Inizialmente, ai militari erano previste due tipologie di calzature: una per le operazioni militari e una da "riposo". Le calzature da operazione militare si suddividevano ulteriormente in:
- Scarponi militari con gambaletto per armi a piedi.
- Scarponi militari per truppa da montagna.
- Scarponi militari per le armi a cavallo.
I primi, destinati alle armi a piedi, presentavano una tomaia in pelle di vitello (cuoio liscio) o pelle di vacchetta lasciata al colore naturale. Il gambaletto era alto, progettato per poter infilare il pantalone al suo interno. Gli scarponi per la truppa da montagna, invece, erano realizzati in vacchetta o vitello con puntale e contrafforte in cuoio di colore più scuro. La suola era dotata di una chiodatura pesante, che garantiva una migliore presa sulla neve. Infine, gli scarponi per le armi a cavallo avevano la tomaia in pelle o vacchetta e un'allacciatura con 6 occhielli e laccioli in cotone nero; anche questi erano provvisti di chiodatura, sebbene più leggera.
Per quanto riguarda gli scarponcini militari da riposo, questi prevedevano un gambaletto in tela di canapa, rendendoli più morbidi e leggeri. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, tuttavia, si comprese rapidamente che le calzature da riposo erano superflue e che gli scarponi per le armi a piedi non erano sufficientemente resistenti per le zone montuose.

Evoluzione e Problematiche degli Scarponi Militari
Con l'avanzare del conflitto, emersero problematiche significative legate all'utilizzo delle scarpe di ordinanza per armi a piedi, truppe da montagna e armi a cavallo. Uno dei principali inconvenienti era l'eccesso di modelli, che complicava il rifornimento e la gestione delle scorte nei magazzini, soprattutto per quanto concerneva la disponibilità di tutte le misure. Nel 1916, si avanzò la proposta di sostituire lo scarpone militare per armi a piedi con quello delle truppe da montagna, sia per ragioni pratiche che sanitarie.
Gli scarponi militari modello 1912 erano alti fino sopra la caviglia, realizzati in pelle scamosciata e rinforzati con elementi in cuoio sulle estremità. Erano cuciti con filo di cotone e presentavano una chiusura frontale con quattro occhielli e quattro agganci per parte, chiusa da una stringa di cuoio. Prima dell'utilizzo, questo tipo di scarponi richiedeva un trattamento con grasso per ammorbidirli e crema da scarpe nera per renderli impermeabili.
L'adozione della nuova calzatura portò con sé un nuovo limite: l'altezza del gambale, che non era sufficientemente alto da contenere il pantalone, come invece previsto per le truppe con armi a piedi nel modello 1909. Sempre nel 1916, per ovviare a questo problema, entrarono a far parte del corredo del soldato le fasce mollettiere, strisce di panno dello stesso colore dell'uniforme, utilizzate per ancorare il pantalone al gambaletto dello scarpone militare.

Il Piede da Trincea e la Qualità degli Scarponi
Uno dei problemi più critici legati alla guerra era il cosiddetto "piede da trincea". Questa patologia insorgeva a causa di periodi prolungati trascorsi a basse temperature, ma non tali da causare congelamento, e soprattutto in ambienti estremamente umidi, come quello all'interno di uno scarpone militare. Nonostante queste sfide, gli scarponi militari in uso al Regio Esercito erano considerati tra i migliori in circolazione. La loro robustezza, flessibilità e comodità li rendevano imbattibili, tanto che il modello venne persino copiato da altri eserciti. Per questi motivi, rimasero in dotazione al Regio Esercito per lungo tempo, accompagnando i soldati anche nella Campagna di Russia.
Gli scarponi erano realizzati in cuoio, mentre le suole erano prodotte in legno e cuoio, dotate di chiodatura. Contrariamente al mito delle famigerate "scarpe dalle suole di cartone" della Campagna di Russia, la realtà costruttiva prevedeva materiali più resistenti.

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