Un bilancio tragico si è verificato in seguito al distacco di valanghe che hanno travolto scialpinisti in due diverse località italiane. In Valle d'Aosta, una valanga caduta nel canale del Vesses, in Val Veny sopra Courmayeur, ha causato la morte di due persone e il ferimento gravissimo di un'altra. Le vittime, di nazionalità francese, sono una donna e un uomo. La prima vittima è stata estratta senza vita dalla neve, mentre la seconda è deceduta presso l'ospedale Le Molinette di Torino.

L'incidente è avvenuto in mattinata, quando la valanga si è staccata travolgendo alcuni sciatori che stavano scendendo fuori pista. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti il Soccorso alpino valdostano e uomini della Guardia di Finanza di Entrèves. Tre elicotteri sono stati impiegati nelle operazioni di ricerca, tentando di captare segnali provenienti dagli Artva (Apparecchio di Ricerca Trasmettitori Arva), dispositivi essenziali per localizzare le persone travolte da valanga.
Il distacco della valanga è avvenuto in un contesto di pericolo molto elevato, classificato come livello 4 su 5. Questo livello indica condizioni critiche con la possibilità di distacchi spontanei e di grandi dimensioni, un fattore di rischio significativo per chiunque si avventuri in montagna in tali circostanze.
Seconda Tragedia in Alto Adige
Pochi giorni dopo, un'altra valanga ha colpito in Alto Adige, precisamente a Racines, in Val Ridanna. In questo tragico evento, il numero delle vittime è salito a tre dopo il decesso nella notte di Laura Santino, una giovane di 26 anni ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Innsbruck. La psicologa, originaria di Gavardo e residente a Vestone (provincia di Brescia), era in gita con il marito, rimasto illeso.

La slavina si è staccata sul Tallone Grande, a 2.445 metri di quota, travolgendo un gruppo di 25 scialpinisti. L'allarme è stato lanciato intorno alle 11:40 di sabato, scatenando una massiccia operazione di soccorso coordinata dal Soccorso alpino e supportata da sei elicotteri decollati tra l'Alto Adige e il Tirolo austriaco. Fortunatamente, la maggior parte degli sciatori coinvolti è stata solo sfiorata dalle masse nevose. Tutti gli sciatori facevano parte di un gruppo organizzato e indossavano l'Artva, dispositivo che ha facilitato le operazioni di ricerca e soccorso.
Nelle operazioni di soccorso in Alto Adige sono stati impegnati circa ottanta soccorritori provenienti da tutta l'Alta Valle Isarco. La situazione ha evidenziato ancora una volta i pericoli insiti nella pratica dello scialpinismo, soprattutto in condizioni di elevato rischio valanghivo.
