Sulla neve resa celebre dal film "Dove osano le aquile", alle pendici del rifugio panoramico Kehlsteinhaus, il 7 gennaio 1974, esattamente cinquant'anni fa, nacque a Berchtesgaden la leggenda della Valanga Azzurra. In quel lembo di Baviera che si incunea nel Salisburghese, il "Nido d'Aquila" di Hitler battezzò una delle imprese più clamorose dello sport italiano, con il monte Jenner che si tinse di tricolore grazie al trionfo di squadra di cinque ventenni d'assalto, capaci di monopolizzare le prime cinque posizioni di una prova di Coppa del mondo di sci.
Accadde tra le porte larghe di uno slalom gigante, con Piero Gros (classe 1954, piemontese di Salice d’Ulzo) a precedere Gustav Thöni (classe 1951, altoatesino di Trafoi), Erwin Stricker (nato nel 1950 e scomparso prematuramente nel 2010), Helmuth Schmalzl (classe 1948, gardesano di Ortisei) e Tino Pietrogiovanna (valtellinese di Santa Caterina Valfurva, nato nel 1950). Una sfilata tricolore, sigillo di una superiorità tecnica e atletica che travolse l'intero circo bianco.
All'indomani, i quotidiani italiani battezzarono Berchtesgaden come il "Nido degli Italiani", mentre qualche giorno più tardi fu coniato il termine "Valanga Azzurra", divenuto il marchio di fabbrica di una generazione. Non fu una prima in assoluto, poiché il 9 marzo 1968, nella discesa dell'Abetone, la Francia aveva piazzato sei atlete tra le migliori sei, e sempre in campo femminile cinque francesi di fila avevano occupato i piani alti della classifica della discesa di Jackson Hole 1970 e del gigante di Oberstaufen del 1971. Anche cinque austriache, capitanate da Annemarie Pröll, avevano demolito la concorrenza nella libera di Schruns del 1973.

La Superiorità Tecnica e Atletica della Valanga Azzurra
Gli allievi diretti da Mario Cotelli e allenati da Oreste Peccedi furono i primi a realizzare il filotto in campo maschile, umiliando gli austriaci. Tale disfatta li aveva trafitti nell'orgoglio, tanto che Toni Sailer giurò che gli uomini del Wunderteam si sarebbero allenati giorno e notte pur di cancellare l'onta e migliorare il record. Ci riuscirono, andando ben oltre, un quarto di secolo più tardi: nel superG sulla Patscherkofel di Innsbruck del 21 dicembre 1998, ben nove atleti austriaci occuparono i primi nove posti.
Per superare gli azzurri, i maestri dello sci alpino dovettero aspettare il ritiro di Alberto Tomba, che fu erede dei valori della Valanga Azzurra. La supremazia italiana affonda le radici negli Anni Settanta, quando per cinque stagioni consecutive la sfera di cristallo fu sollevata al cielo da un azzurro: quattro volte da Thöni e una da Gros. Il campione di Salice d’Ulzo, città di cui fu anche sindaco dal 1985 al 1990, aveva calpestato il primo gradino più alto del podio appena diciottenne nel 1972, ma visse il suo anno di grazia proprio nel 1974, quando vinse la coppa generale, la coppetta di gigante e il bronzo al Mondiale di St. Moritz.
La Gara di Berchtesgaden: Condizioni Ideali e Risultati
La miccia della leggenda scoccò all’indomani della Befana in terra tedesca. Mancava un mese alla rassegna iridata, la lotta interna per acciuffare la convocazione era al fulmicotone e si respirava un clima teso in una squadra zeppa di stelle. Gros vinceva a raffica, Thöni stava tornando ai livelli alti, Schmalzl, Stricker, Pegorari, Pietrogiovanna, Bieler e Radici avevano pronto il colpo in canna. Per rendere possibile l'impresa servivano le condizioni ideali, ossia una neve ghiacciata e non morbida. Il terreno duro era infatti il preferito dagli azzurri, che erano affondati sulla neve fresca di Saalbach appena tre settimane prima.
Sul ghiaccio teutonico, già la prima manche disegnò la giornata perfetta, con Gros avanti di nove decimi su Thöni e più di un secondo e mezzo su Schmalzl. Stricker era decimo, Pietrogiovanna (sceso col pettorale 43) tredicesimo. L'attesa tra le due discese non sconvolse i valori in campo, anzi li amplificò. Gros si impose infatti con 2"23 di vantaggio su Thöni, 2"43 su Stricker, 3"48 su Schmalzl e 3"77 su Pietrogiovanna. Distacchi enormi, se confrontati con i minuscoli odierni.
L'Assenza delle Riprese Televisive e l'Unica Foto
Ma rispetto a oggi, stupisce che di quell'impresa non ci siano riprese televisive. Il pendio impervio avrebbe necessitato di troppi ponti per la produzione eurovisiva e così, visti gli elevati costi, la TV tedesca rinunciò. Quando il podio era ormai completato, i fotografi scesero a valle per sviluppare i rullini. Ne rimase solo uno in pista, l'italiano Massimo Sperotti, che scattò pertanto l'unica foto con i cinque eroi. Aquile azzurre che fecero il nido ai piedi dello strapiombo e che cinque decenni più tardi rivivranno in un docufilm targato Fandango.

Lo Slalom Gigante: Definizione e Storia
Lo slalom gigante, detto anche solo gigante, è una delle discipline dello sci alpino. Si tratta di una disciplina in cui gli sciatori sono tenuti a passare attraverso una serie di porte, alternate rosse e blu, disposte su una pista. Il gigante è ritenuto la disciplina più completa dello sci alpino, in quanto richiede tutte le caratteristiche (velocità, tecnica, scorrevolezza e agilità, oltre ad una buona resistenza e potenza fisica) presenti nelle altre specialità. Per questo motivo i gigantisti sono spesso in grado di competere sia nello slalom speciale che nel supergigante.
In campo maschile, il detentore della Coppa del Mondo di slalom gigante, campione olimpico e campione mondiale in carica è lo svizzero Marco Odermatt. La prima gara internazionale di slalom gigante in Italia fu disputata il 19 gennaio 1935 sulle piste del Mottarone, in Piemonte. Quel giorno era in programma una gara di discesa libera, ma a causa della poca neve il commissario decise di stabilire dei passaggi obbligati con porte, con raggio molto simile a quelle attuali, per rallentare i concorrenti lungo la gara di discesa.
Fino agli anni Quaranta, la Federazione Internazionale Sci (FIS) contemplava in pratica due sole discipline alpine: lo slalom (speciale) e la discesa libera. Lo slalom gigante fu aggiunto al programma dei Mondiali di sci alpino a partire dall'edizione del 1950, e a quello dei Giochi olimpici invernali dal 1952, e da allora è previsto in tutte le edizioni olimpiche e dei campionati mondiali. La Coppa del Mondo di slalom gigante è stata istituita nella stagione 1966/1967, quando la FIS ha creato il circuito della Coppa del Mondo di sci alpino.
Evoluzione delle Regole e delle Caratteristiche dello Slalom Gigante
Originariamente, la gara prevedeva un'unica manche. La seconda è stata gradatamente introdotta in momenti successivi: per gli uomini, si è disputata a partire dai campionati mondiali del 1966 e dalle olimpiadi del 1968; per le donne, a partire dai campionati mondiali del 1978 e dalle olimpiadi del 1980. Inizialmente, la seconda manche si disputava in un giorno diverso dalla prima; per i soli campionati del mondo, la specialità maschile è diventata di una sola giornata dall'edizione del 1974.
Tipicamente, una gara di slalom gigante si svolge in due manche, e risulta vincitore lo sciatore che ha realizzato il tempo complessivo minore sulle due prove, senza saltare nessuna porta. Nelle competizioni di coppa del mondo, vengono ammessi alla seconda manche solo i migliori 30 classificati della prima. L'ordine di partenza della seconda prova è l'inverso della classifica provvisoria della prima manche (il primo a partire è quindi il trentesimo classificato). Anche nelle normali gare FIS o FISI viene effettuata l'inversione dei trenta, ma vengono ammessi alla seconda manche tutti i classificati della prima prova: il trentunesimo classificato partirà dopo il leader provvisorio, alle sue spalle il trentaduesimo e così via.
I cambi di direzione sono l'11-15% del dislivello, che la FIS traduce in 250-400 metri per i giganti femminili e 250-450 metri per quelli maschili. Storicamente, lo slalom gigante è un'evoluzione dello slalom speciale. Nello slalom gigante la velocità di percorrenza è superiore allo speciale, perché, pur disputandosi sovente sulle stesse piste, le porte nel gigante sono poste a distanze maggiori e con un arco di curva più ampio. In questo modo gli sciatori perdono meno velocità.
Anche le porte sono diverse: nel gigante ogni porta è segnalata da una coppia di pali, e i pali di ogni coppia sono uniti da un pannello di tessuto. Le differenze riguardano anche gli attrezzi. Gli sci da gigante sono più lunghi (190 o 195 cm per gli uomini, 183 o 188 cm per le donne per la coppa del mondo), e più morbidi di quelli da speciale. Inoltre, per gli sci da gigante esiste un raggio di curvatura minimo (dal 2012 35 metri per gli uomini, 30 metri per le donne, precedentemente 27 per gli uomini e 23 per le donne) che è stato imposto per impedire agli atleti di curvare troppo facilmente.
