Evoluzione delle Piccozze e dei Ramponi: Dagli Albori dell'Alpinismo alle Tecniche Moderne

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L'evoluzione tecnica delle salite, con una crescente enfasi sul misto e sul terreno strapiombante, unita alle esigenze delle competizioni che richiedono materiali leggeri e performanti, ha portato alla creazione di nuovi attrezzi e accorgimenti tecnici. Questo articolo esplora le diverse tipologie di piccozze e ramponi, analizzando la loro storia e le innovazioni che hanno permesso il superamento di difficoltà sempre maggiori in montagna.

La Storia e l'Evoluzione della Piccozza

La piccozza, attrezzo fondamentale nell'alpinismo, rappresenta un'evoluzione sia del bastone da montagna che dell'ascia. Agli albori dell'alpinismo, nel XIX secolo, le guide utilizzavano comuni asce per scavare gradini su pendii di neve dura o ghiaccio. Successivamente, il manico dell'ascia si allungò, dotandosi di una punta per sostituire il bastone ferrato. La lama si specializzò, evolvendosi in una becca, ideale per l'ancoraggio nel ghiaccio, e una paletta, utile per scavare gradini.

Fino agli anni '70, le piccozze erano costruite con manico in legno e lama in acciaio. Oggi, il legno è stato sostituito da acciaio o alluminio, e l'attrezzo si è specializzato in base all'uso:

  • Piccozze per alpinismo o scialpinismo: Simili alle prime piccozze, puntano alla leggerezza.
  • Piccozze per arrampicata su ghiaccio (cascate): Presentano un manico curvo e una becca molto inclinata verso il basso, spesso intercambiabile. Possono essere prive di paletta, sostituita da una massa battente (piccozza-martello), solitamente utilizzata in coppia con una piccozza dotata di paletta.

L'evoluzione della forma della piccozza è strettamente legata all'evoluzione delle tecniche di progressione, come la progressione frontale o piolet-traction, diffuse a partire dagli anni '70 per l'arrampicata su ghiaccio.

Illustrazione che mostra l'evoluzione della forma della piccozza, dalla semplice ascia all'attrezzo moderno.

Piccozze Tecniche

Le piccozze tecniche sono gli attrezzi più sofisticati, progettati per competizioni e salite moderne di alta difficoltà. Eccellono su ghiaccio verticale e strapiombante, terreno misto e progressioni che richiedono agganci di becca. Consentono di chiodare in libera con facilità, ma non sono adatte per salite su ghiaccio poco inclinato o neve.

Le loro caratteristiche costruttive includono:

  • Manico molto curvo: Permette di piantare la becca "dietro" ai cavolfiori di ghiaccio sui terreni ripidi o strapiombanti.
  • Dragonne sofisticata: Consente aggancio e sgancio rapido per chiodare in libera.
  • Impugnatura ergonomica: Favorita da una protuberanza o un alloggiamento per le dita nella parte finale del manico.

Piccozze Allround

Le piccozze allround rappresentano una scelta eccellente per chi non pratica alpinismo estremo e desidera affrontare anche salite in montagna. Pur condividendo la dragonne dei modelli di punta, mancano del sistema di sgancio rapido per una maggiore sicurezza, evitando sganci accidentali.

La Terza Piccozza

Per le salite più impegnative in alta montagna, è consigliabile portare con sé una terza piccozza. Questi martelli-piccozza, più corti e leggeri con manico dritto, sono utili per piantare chiodi da roccia e per la progressione su neve, fungendo da riserva in caso di smarrimento o rottura di uno degli attrezzi principali.

Piccozza Charlet Moser "Y. Seigneur"

La piccozza Charlet Moser, prodotta in Francia, è predisposta per la tecnica di progressione a trazione. Caratterizzata da un manico metallico con rivestimento in gomma, questo modello "Y. Seigneur" incarna l'evoluzione degli attrezzi per l'arrampicata su ghiaccio.

Yannick Seigneur (1941-2001) è stato un alpinista francese di grande rilievo, autore di numerose nuove ascensioni e partecipante a spedizioni himalayane. Il suo nome è legato a imprese come la prima assoluta e invernale della diretta della Nord dei Dru e la prima ascensione invernale della Cresta integrale di Peutérey. La sua esperienza ha contribuito allo sviluppo di attrezzature alpinistiche.

Foto della piccozza Charlet Moser modello

L'Evoluzione dei Ramponi

L'evoluzione dei materiali è stata cruciale per il progresso nell'alpinismo, in particolare nell'arrampicata su ghiaccio. Agli inizi del XIX secolo, prima dell'avvento dei ramponi, le salite su ghiaccio erano lente e faticose, con l'uso di scarponi chiodati per migliorare la tenuta sui gradini scavati nel ghiaccio.

Le prime testimonianze di "grappette" o "griffe" risalgono all'Arco di Costantino (IV secolo d.C.). Sebbene utilizzate nel corso dei secoli da contadini, boscaioli e cacciatori, il loro impiego per l'alta montagna non era stato considerato dai pionieri dell'alpinismo.

Solo nella seconda metà del XIX secolo si iniziarono a sviluppare strutture più elaborate per i ramponi, con diverse punte adatte al ghiaccio. Un passo fondamentale fu il rampone a 10 punte progettato da Eckenstein, che permetteva una progressione veloce su ghiaccio senza la necessità di intagliare gradini.

Illustrazione storica di un rampone a 10 punte.

Tecniche di Progressione con Ramponi

  • Tecnica delle "punte a piatto": Richiede la flessione delle caviglie per agganciare il ghiaccio con tutte le punte del rampone.
  • Tecnica della "piolet ancre": Utilizzo della piccozza come ancora, aggrappandosi con entrambe le mani.

Il 30 giugno 1912 si tenne un "Concours de Cramponneurs" sulla seraccata del ghiacciaio della Brenva, a testimonianza della crescente importanza dei ramponi.

Innovazioni nei Ramponi

Con l'uso generalizzato dei ramponi, la piccozza assunse una forma più moderna, con un manico più corto e becche modificate con intagli per migliorare l'ancoraggio. L'idea di aggiungere due punte anteriori ai ramponi, attribuita a Laurent Grivel, permise di affrontare pareti ghiacciate ripide con la tecnica frontale.

Nel 1936, Amato Grivel, in collaborazione con l'acciaieria Cogne, produsse ramponi più leggeri utilizzando una lega speciale, un'innovazione determinante per la prima salita della parete nord dell'Eiger nel 1938. La tecnica frontale si dimostrò nettamente più efficiente, quasi raddoppiando il ritmo di progressione.

Tutorial Cramponage

Ramponi Moderni e Scarponi in Plastica

La vera trasformazione dei ramponi avvenne con l'introduzione degli scarponi di plastica. Nel 1972, Jeff Lowe creò i "Foot Fangs", ramponi rigidi con struttura verticale e aggancio automatico, rivoluzionando il concetto stesso di rampone.

Altre innovazioni includono:

  • L'orientamento in avanti della seconda coppia di punte da parte di Stubai per migliorare appoggio ed equilibrio.
  • L'adozione della monopunta da parte di Charlet Moser e Grivel (1986).
  • L'introduzione della soletta anti-neve per prevenire la formazione di zoccolo e garantire stabilità e sicurezza.
Immagine di moderni ramponi con soletta anti-neve e punte anteriori aggressive.

L'Evoluzione dei Chiodi da Ghiaccio

Prima dell'introduzione di ancoraggi specifici per il ghiaccio, le assicurazioni si basavano sul manico della piccozza, chiodi da roccia e ancoraggi naturali. L'alpinista tedesco Wilhelm "Willo" Welzenbach (1899-1934) introdusse il primo chiodo da ghiaccio, una lama piatta di ferro con tacche incise, permettendo ascensioni precedentemente inconcepibili.

I modelli a lama presentavano il problema di indebolire la tenuta del chiodo man mano che il ghiaccio veniva rimosso durante l'infissione. La soluzione fu trovata da Luigi Bombardieri (1900-1957) con l'introduzione del chiodo semi-tubolare con feritoie, molto leggero.

Le prime viti da ghiaccio, come lo Stubai Marwa (1957) e i modelli Salewa (1959) a spirale, migliorarono la tenuta. Successivamente, i chiodi divennero più solidi ed efficaci. Degna di nota è l'introduzione del "pugnale da ghiaccio" da parte di Kurt Diemberger verso la metà degli anni '50.

Sequenza di immagini che mostrano l'evoluzione dei chiodi da ghiaccio, dalle prime lame alle viti moderne.

Le Viti da Ghiaccio Moderne

L'utilizzo delle prime viti da ghiaccio, come lo "Snarg" di Jeff Lowe, era difficoltoso e rischioso, richiedendo l'avvitamento con la becca della piccozza. Miglioramenti nei sistemi di lavorazione e finiture superficiali portarono, alla fine degli anni '80, all'introduzione di viti da ghiaccio con fresa che potevano essere avvitate con una sola mano, grazie a una manovella fissata sulla testa dell'attrezzo.

Le Piccozze di Ultima Generazione

Le piccozze di ultima generazione sfruttano l'uso del carbonio e di materiali sempre più leggeri. Presentano curvature più accentuate e impugnature molto piegate ed ergonomiche, ottimizzando la performance e il comfort durante l'utilizzo.

Negli anni '60, gli alpinisti scozzesi svilupparono attrezzature innovative per le loro particolari condizioni di arrampicata, come la nascita della prima piccozza simile a quelle attuali, simile a un gancio. L'alpinista scozzese Hamish MacInnes (1930-2020) è accreditato per il progetto e l'utilizzo delle prime piccozze e martelli-piccozza interamente in metallo, le "Terrordactyls", caratterizzate da un manico cortissimo e una becca solida e molto inclinata.

Negli Stati Uniti, Yvon Chouinard sviluppò nel 1969 la sua prima coppia di attrezzi da ghiaccio. Nel 1975 nacque l'idea di invertire la curvatura della punta, portando alla piccozza "Chacal" di Simond nel 1978, con la lama a curvatura inversa ("a banana"), che migliora la penetrazione nel ghiaccio e la trazione.

Negli anni '80 si affermarono gli attrezzi modulari con lame e martelli-palette intercambiabili. L'introduzione del manico ricurvo, come nella "Eboc" di Ice (1982) e nella "Rambo" di Grivel (1986), aumentò ulteriormente la maneggevolezza e l'efficacia degli agganci.

Una moderna piccozza in carbonio con impugnatura ergonomica.

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