Il 23 maggio 2021 è una data che ha segnato profondamente la comunità e il ricordo di molti, quando la funivia che collegava il lido di Stresa alla vetta del Mottarone precipitò, causando la morte di 14 persone e lasciando un unico, piccolo sopravvissuto: Eitan Biran. A distanza di anni, il ricordo di quella tragedia rimane vivido, con ferite che faticano a cicatrizzarsi.

Le commemorazioni e le riflessioni
Don Gianluca Villa, parroco di Stresa, ha sottolineato la delicatezza di questo momento, parlando di "ferite aperte che forse non cicatrizzeranno mai". Durante la sua omelia, ha evidenziato come l'incidente non sia stato una fatalità, ma il risultato di "gravi irresponsabilità". Ha espresso l'auspicio che la giustizia umana possa lenire queste ferite e ha avanzato una proposta per il futuro: se il luogo dovesse tornare operativo, suggerisce di abbandonare il termine "funivia" in favore di "Skyway Mottarone", come un gesto di rispetto e un modo per ricordare coloro che hanno perso la vita, elevandoli metaforicamente al cielo.
Al termine della messa, il parroco ha ricordato i nomi delle 14 vittime, sottolineando l'importanza di non essere trattati come "numeri né scontrini". Ha inoltre reso omaggio alla memoria di un giornalista deceduto pochi giorni dopo l'incidente, mentre lavorava sulla vicenda.
Il lungo iter giudiziario
Sul fronte giudiziario, il 19 giugno si è tenuta una nuova udienza preliminare a Verbania, dopo che la prima non era riuscita a definire le responsabilità. Quattro anni dopo la tragedia, stabilire in via definitiva chi dovesse rispondere dell'accaduto si è rivelato un percorso complesso. Già all'indomani dell'incidente, l'allora procuratrice della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, aveva indicato la rottura della fune e il mancato funzionamento del sistema frenante di emergenza come cause primarie, soggette ad ulteriori accertamenti.

La dinamica dell'incidente
La tragedia si è consumata il 23 maggio. Alle ore 12:30, a pochi metri dalla stazione di arrivo, la fune traente dell'impianto si è spezzata, causando il distacco della cabina numero 3. La cabina, tornando indietro appesa al cavo portante a forte velocità, ha impattato violentemente contro un pilone prima di precipitare al suolo da oltre 20 metri di altezza.
Le conseguenze sono state devastanti: 13 persone hanno perso la vita sul colpo. Due bambini, trasferiti in condizioni critiche all'ospedale Regina Margherita di Torino, non sono sopravvissuti. Si tratta di Mattia Zorloni, di cinque anni, deceduto in serata insieme ai suoi genitori Vittorio Zorloni e Elisabetta Persanini. L'altro bambino, Eitan Biran, di sei anni, è diventato l'unico sopravvissuto, ma ha perso nello schianto il padre Amit Biran, la madre Tal Peleg, il fratellino Tom e i bisnonni Barbara Cohen Konisky e Itshak Cohen. La famiglia, di origine israeliana, risiedeva a Pavia.
Tra le altre vittime, Serena Cosentino e il suo fidanzato Mohammadreza Shahaisavandi, 27 anni; Silvia Malnati e Alessandro Merlo, residenti a Varese, di 26 e 29 anni; Angelo Vito Gasparro e Roberta Pistolato, originari del Piacentino, di 45 e 40 anni.
La riattivazione dell'impianto e i risarcimenti
L'impianto, dissequestrato un anno fa, attende di essere nuovamente operativo con un investimento di 15 milioni di euro, finanziato dal Ministero del Turismo (10 milioni) e dalla Regione (5 milioni). Nonostante gli impegni presi per una riapertura nell'estate 2025, i progressi sono stati lenti.
Il piccolo Eitan Biran, unico sopravvissuto, riceverà un risarcimento di oltre 3 milioni di euro. Il suo legale, l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, ha ritirato la richiesta di costituzione di parte civile, a seguito della definizione di accordi transattivi con tutte le parti coinvolte, sia persone fisiche che giuridiche. "Siamo molto contenti di questo risultato, che ci soddisfa pienamente", ha dichiarato l'avvocato, evidenziando il contributo di Leitner e Reale Mutua nel garantire un futuro sereno a Eitan. Anche Ferrovie del Mottarone, la società di gestione dell'impianto, ha contribuito al risarcimento.

"Eitan doveva uscire il più velocemente possibile da questa vicenda, e così è stato", ha aggiunto l'avvocato, pur riconoscendo che nessun risarcimento potrà mai compensare la perdita subita. Ora, circondato dall'affetto dei suoi cari, Eitan potrà concentrarsi sul suo percorso di vita, lontano dalle aule di giustizia.
Controversie legali e tutela del minore
Rimasto solo al mondo, Eitan era stato affidato alla zia paterna residente a Pavia, ma la sua tutela era diventata oggetto di un contenzioso con la famiglia della madre. Il nonno materno lo aveva portato in Israele, contravvenendo alle indicazioni dei giudici e accumulando un'accusa di rapimento. Tuttavia, anche una corte israeliana ha stabilito che il bambino dovesse tornare in Italia, dove era cresciuto.
La conclusione del processo
La vicenda giudiziaria della tragedia della funivia del Mottarone si è conclusa con tre patteggiamenti e due proscioglimenti. Dopo quattro anni, un lungo e travagliato iter giudiziario si è fermato alla fase preliminare, senza mai arrivare al dibattimento. Il Gup di Verbania, Gianni Macchioni, ha letto la sentenza dopo che la Procura aveva espresso parere favorevole ai patteggiamenti per il titolare della funivia Luigi Nerini, il capo servizio Gabriele Tadini e il direttore d'esercizio Enrico Perocchio. La Procura ha ritenuto questa soluzione migliore rispetto a un dibattimento che avrebbe richiesto troppo tempo.
Le pene patteggiate sono state: 3 anni e 10 mesi per Luigi Nerini, 3 anni e 11 mesi per Enrico Perocchio e 4 anni e 5 mesi per Gabriele Tadini. Sono stati invece prosciolti Martin Leitner e Peter Rabanser, i due dirigenti della società altoatesina responsabile della manutenzione della funivia, come richiesto dalla Procura.

Reazioni e dichiarazioni
Vincenza Minutella, madre di Silvia Malnati, una delle vittime, ha espresso amarezza per la decisione del Gup, commentando: "Questo è il valore che danno alla vita delle persone".
L'avvocato Emanuele Zanalda, legale dei parenti paterni di Eitan, si è dichiarato soddisfatto per le condanne severe, seppur ottenute tramite rito alternativo, nei confronti di Tadini e Nerini. Ha però espresso rammarico per la mancanza di scuse da parte del signor Nerini verso i familiari delle vittime.
Il procuratore capo di Verbania, Alessandro Pepè, ha spiegato che la decisione di aderire ai patteggiamenti non è stata facile, ma è stata ritenuta un modo per iniziare a "ricucire una ferita che nessuna pena e nessun risarcimento potranno mai lenire". Ha espresso la speranza che i familiari possano comprendere questa scelta, che pone un "punto fermo" sulla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità.
Il sindaco di Stresa, Marcella Severino, si è detta non sorpresa dalla decisione, ma ha ribadito la vicinanza dell'amministrazione ai parenti delle vittime: "Ai parenti delle vittime dico che noi staremo sempre vicino a loro".
La società Leitner ha espresso apprezzamento per il proscioglimento dei propri dirigenti, ribadendo la condotta improntata a diligenza e responsabilità nell'esecuzione del contratto di manutenzione.
La Regione Piemonte ha infine revocato la propria costituzione di parte civile nel processo.
Approfondimenti tecnici e indagini
Le conclusioni dell'indagine condotta dalla commissione tecnica ministeriale hanno individuato, oltre alle cause dirette dell'incidente, anche "cause sistemiche o a monte", tra cui la necessità di aggiornare la normativa di settore.
È emerso che la fune si era accavallata circa due mesi prima della tragedia, un episodio che, secondo un tecnico dell'ufficio speciale trasporti a impianti fissi del Piemonte, avrebbe dovuto essere comunicato per permettere controlli straordinari.
Le perizie tecniche hanno stabilito che la rottura della fune traente è stata causata dal degrado in corrispondenza dell'innesto nella testa fusa. Inoltre, l'inserimento di "esclusori di funzionamento" nel sistema frenante di emergenza ha impedito l'attivazione del freno in caso di rottura della fune, causando la caduta della cabina. Il personale della funivia era a conoscenza di questi malfunzionamenti, e l'idea di inserire dispositivi di esclusione dei freni è stata attuata nell'arco di un periodo di tempo significativo, dall'8 al 23 maggio 2021.
Le indagini hanno anche riguardato i mancati controlli del ministero, la catena di omissioni e il giallo dei tecnici assenti alle ispezioni.
La Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio, ritenendo Nerini e Perocchio "consapevoli" del rischio.
approfondimento tv sulla tragedia della funivia del Mottarone
La vicenda della funivia del Mottarone è stata caratterizzata da una serie di udienze preliminari, riformulazioni dei capi d'imputazione e richieste di archiviazione, evidenziando la complessità delle indagini e la difficoltà nel ricostruire pienamente la catena di responsabilità.
