La Riviera, un tempo meta prediletta per brevi soggiorni estivi tra una tappa a Ibiza e una puntata in Costa Smeralda, ha visto un cambiamento radicale nel suo appeal. Fino a pochi anni fa, era comune trascorrere solo una settimana nella riviera francese e italiana, principalmente per accontentare le generazioni più anziane. L'estate italiana, per l'alta società, si limitava a queste tappe fugaci, con aggiunte come la Versilia e Capri, prima di salpare verso mete più esotiche e meno conosciute. I vip, la nobiltà e i rampolli dell'alta borghesia tendevano a evitare la ribalta mediatica, sfuggendo alla stampa scandalistica per lasciare spazio a influencer e personalità da "salotto", spesso costruite ad arte. Questa ritirata era comprensibile, poiché la vicinanza al gossip rendeva difficile mantenere una distanza di sicurezza. L'emergere della moda francese indie, con stilisti come Jacquemus in testa, ha poi segnato un'influenza mainstream: cappelli di paglia oversize, abiti da cocktail in pizzo e floreali, completi a righe bianche e blu, pantaloni arrotolati e piedi nudi sono diventati il nuovo trend. Anche la moda maschile ha seguito questa scia, con slip fantasia, camicie di lino aperte e scalzi. Sebbene oggi disponiamo dei look, delle app per ricreare l'atmosfera e di una ritrovata libertà sessuale, mancano ancora i protagonisti che incarnano questo stile di vita.

Fortunatamente, la storia è ricca di figure memorabili, e non è escluso che nei prossimi mesi possa riemergere il nome di uno dei suoi più grandi interpreti: Gigi Rizzi. La sua figura incarna archetipi intramontabili, un lasciapassare che trascende il tempo. Si ricordano la sua relazione con Brigitte Bardot, iniziata con un invito a fare sci d'acqua e proseguita tra le follie estive dell'Escale e del Papagayo nel 1968, e quella più discreta con Nathalie Delon. Rizzi era spesso accompagnato dal gruppo de "Les Italiens", amici fedeli che lo seguivano ovunque, condividendo corse su motoscafi e decappottabili tra ristoranti, hotel e casinò fino alla fine di settembre, presenze che animavano le cronache mondane e i sospiri di chi osservava i futuri leader della società.

Durante l'inverno, l'epoca vedeva la nascita di discoteche innovative, come il Number One di Milano, fondato da un playboy nel cuore borghese della città, tra Brera e piazza Cavour. Questo locale permetteva di ballare da soli, senza vincoli, su un pavimento di velluto tigrato. Nelle stagioni successive, l'attenzione si spostò a Roma, vicino a Via Veneto, dove Gigi Rizzi aprì un altro locale con lo stesso nome e concept, ma con l'aggiunta di uno scandalo legato alla cocaina nei bagni, che ne causò la chiusura. Tuttavia, nella capitale, il destino di Rizzi prese una piega diversa: da viveur divenne attore, collaborando con registi del calibro di Tessari e Lizzani. La sua popolarità tra le donne aumentò esponenzialmente con il successo cinematografico, trasformandosi in una vera e propria mania. Contemporaneamente, la sua ricerca di una compagna lo portò dall'altra parte del mondo, in Argentina, dove trovò moglie e un vasto terreno per ritirarsi e fondare un'azienda agricola. Secondo l'astrologia radical-chic, Gigi Rizzi, nato sotto il segno del Cancro il 23 giugno, presenta caratteristiche che sembrano in contrasto con la sua immagine patinata, quali timidezza, sensibilità, emotività e un'introversione tendente alla pigrizia.
Lo Sci: Tendenze e Marchi degli Anni '80
La stagione sciistica 1982/1983 portò un'ondata di chic sulla neve, con una moda che celebrava le feste in abito lungo. Tessuti preziosi come fili d'oro e d'argento, arabeschi e "effetto seta", abbinati a bottoncini scintillanti, stelle e stampe a righe, definivano lo stile. I giacconi divennero veri e propri capi preziosi, abbandonando la salopette tecnica per sposarsi con le paillettes da discoteca. Parallelamente, per chi prediligeva uno stile più aggressivo, emerse la linea "parà": capi accessoriati, con zip, super imbottiti e ricchi di dettagli. Un'innovazione sorprendente fu l'introduzione del "duvet-camicia". La palette cromatica si divideva tra tonalità super-soft e colori decisi, caratterizzando un anno di scelte drastiche.

Marchi Leader nel Settore Sciistico
Tra le numerose aziende del settore, la Brunik, marchio dei fratelli Brunelli di Bergamo, si distinse particolarmente. Alcide Brunelli, l'ariete del team, poneva grande attenzione all'aspetto tecnico, senza compromessi. Nel 1977, la produzione contava 126.000 capi, cifra che salì a 200.000 due anni dopo. A Sesto San Giovanni, la Gigi Rizzi, una ditta giovane ma di rapido successo, vide la sua produzione aumentare dell'80% in sole due stagioni, a fronte di una domanda insaziabile, anche dall'estero. Nel frattempo, a Biella, esplose il fenomeno Fila (Maglificio Biellese Fratelli Fila). L'intuizione del 1973 di dedicarsi al tennis, seguita dall'alpinismo, dallo sci e dal nuoto, portò a una crescita esponenziale: in quattro anni, i dipendenti passarono da 240 a 500, e il fatturato nel 1977 sfiorò i 13 miliardi. Questo successo fu in gran parte merito del direttore generale Enrico Frachey, ideatore della svolta aziendale. Fila aprì rapidamente filiali nei principali paesi europei, adottando una filosofia basata sulla scelta di atleti come testimonial.
Tra i "padroni" del mercato spiccava naturalmente Colmar, acronimo di Mario Colombo, fondata a Monza nel 1923 e poi passata ai figli Angelo e Giancarlo. Il know-how di Colmar si sviluppò attraverso il Pool delle federazioni sportive, e il capo più celebre fu la "Ceffa", una maglia da slalom con imbottiture sulle braccia. L'azienda distribuiva anche il marchio Lacoste.
Tra i marchi più presenti sul mercato vi era anche Lafont, nata a Perugia nel 1962 da un'idea della famiglia Granalli. L'azienda inventò la linea "Slim", caratterizzata da giacche molto aderenti ispirate ai pantaloni utilizzati dai tedeschi alle Olimpiadi di Innsbruck. Questi pantaloni, sebbene attillati, garantivano piena libertà di movimento grazie all'applicazione di due fasce laterali elastiche.
A Bolzano, invece, nacque la Elesci di Heimo Kompatscher, che creò anche Elemar per la stagione estiva. L'azienda si specializzò nella produzione di pantaloni da sci in lycra e Helanca. Per i modelli da gara, le ginocchia erano dotate di imbottiture per assorbire gli impatti contro i pali, che all'epoca erano di legno.

Giornalismo e Innovazione nel Mondo dello Sci
Non si può non menzionare Alfredo Maspes, direttore commerciale della Samas, azienda valtellinese che ottenne un successo immediato grazie all'accordo raggiunto con l'Amsi nel 1970. A Milano, il 1° dicembre 1966, uscì il primo numero della rivista Sciare. A sette anni, il padre di Alfredo, Massimo (fondatore di Sciare), lo portò ad assistere ai Campionati Italiani di sci alpino, dove era presente tutta la "Valanga Azzurra". Quell'esperienza lo convinse che non esistesse nulla di più bello dello sci. A 14 anni, iniziò a lavorare come fattorino per la redazione, a 16 curava una rubrica dedicata agli adesivi, e a 19 entrò a far parte della redazione. A 21 anni, si destreggiava tra attrezzature e Coppa del Mondo. Nel 1987, ideò la "Guida Tecnica all'Acquisto", e nel 1988 lanciò la rivista OnBoard dedicata allo snowboard. Nel 1997, creò il sito www.sciaremag.it e, nel 1998, insieme a Giulio Rossi, diede vita alla Fis Carving Cup. Dopo aver seguito 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 divenne Direttore della Rivista Sciare, ruolo che ricopre tuttora.
