Adagiato sulla frastagliata Cresta di Costabella, il rifugio accoglie escursionisti e amanti della montagna in un ambiente curato, luminoso e intriso di calore umano.
Ma qui, oltre alla bellezza del panorama, a 2.530 metri di quota, si respira anche la memoria: siamo nel cuore di ciò che un tempo furono le prime linee della Grande Guerra, tra trincee scavate nella roccia e silenzi che raccontano storie di uomini, resistenza e confini.
La Storia e l'Eredità di una Passione Familiare
Floriano, custode di questo luogo dell’anima, porta avanti con la moglie Elisabetta l’eredità di una passione di famiglia. Suo padre, Bepi "Zac" Pellegrin, fu uno dei più noti alpinisti fassani: oggi il figlio ne onora il ricordo accogliendo chi sale fin quassù con la stessa dedizione e spirito montanaro.

Un Rifugio che è Meta di Gusto e Tradizione
Il rifugio non è solo tappa, ma meta di gusto. Il menù è un viaggio nei sapori ladini, con piatti autentici e profumati: tra i più amati, gli spätzle verdi all’essenza di abete. Per uno spuntino veloce o una merenda con vista, non mancano panini caldi, dolci fatti in casa e una terrazza soleggiata dove ogni pausa si trasforma in un momento da ricordare.
Informazioni sul Rifugio Celso Gilberti: Posizione e Ambiente
Tra le bianche rocce calcaree della catena del Canin, a 1850 m di altezza, sorge il Rifugio Celso Gilberti. Un sentiero panoramico che sale in quota attraverso i boschi, per proseguire su una mulattiera di guerra con ripidi tornanti e infine in piano attraverso paesaggi rocciosi e qualche bunker di guerra.
Se visitate il rifugio durante la stagione estiva e lontano dagli orari di funzionamento della teleferica, potrete avvistare gli stambecchi che si spostano in gruppo sulle pareti rocciose circostanti.
Vicino al rifugio si trova un’imponente parete rocciosa. Scendendo a valle lungo il sentiero CAI 635, si costeggia questo massiccio costone di liscio calcare bianco. Il rifugio sorge di fronte alla suggestiva parete verticale del Bila Peč. Alle sue spalle si eleva il massiccio dello Jôf di Montasio. Si scorge anche il Monte Canin, che dà il nome all’omonima catena. Il Canin segna il confine fra la provincia di Udine e la Slovenia ed è l’ultimo massiccio delle Alpi Giulie in territorio italiano.

Paesaggi Carsici e Tesori Nascosti
Dal rifugio Gilberti si può ammirare uno dei più suggestivi paesaggi carsici. Le pietre bianche, a tratti frastagliate, a tratti levigate dalla forza degli agenti atmosferici, caratterizzano il paesaggio del massiccio del Canin. Se si è fortunati ed attenti, ci si può imbattere in fossili cementificati nei massi.
Servizi e Ospitalità del Rifugio Gilberti
Il rifugio dispone di camerette e di una camerata più grande per un complessivo numero di 40 posti letto. L’area ristorazione contempla 60 posti interni e 32 esterni e propone un’ottima cucina casalinga. Per il trattamento di mezza pensione il costo è di circa 50 euro. La struttura è pulita e moderna. I servizi igienici sono 2 e sono provvisti di lavabi e docce.
Il Percorso Botanico del Bila Peč e la Biodiversità
Dal rifugio Gilberti parte il Percorso Botanico del Bila Peč, un breve sentiero alla portata di tutti, sbalorditivo per gli amanti di flora e fauna, ma anche dal punto di vista geologico.
Lungo il percorso potrete ammirare una notevole varietà di fiori, tra cui il rarissimo papavero bianco ed altre specie vegetali che si sono adattate a vivere in ambienti estremi di alta quota.
All’interno di questa conca scavata in mezzo alle rocce, vivono una moltitudine di animali, tra cui marmotte, stambecchi e salamandre. Guardando in alto vedrete volteggiare falchi e grifoni e guardando attentamente in basso sulle rocce potrete scovare fossili Megalodonti, ovvero molluschi bivalvi.

Sentieri e Accessibilità
Il sentiero CAI 635 ha una lunghezza di 4,6 km ed è percorribile in circa due ore. Il sentiero 636 è lungo 7,2 km ed è percorribile a piedi in tre ore e mezza.
La telecabina permette d’inverno agli sciatori di raggiungere le piste da sci mentre d’estate permette a tutti di raggiungere il rifugio facilmente.
La Storia Geologica del Massiccio del Canin
La storia geologica del massiccio del Canin ha portato le sue rocce a spostarsi dai fondali marini agli attuali paesaggi montuosi.
Contatti Diretti con il Rifugio Gilberti
Tramite questa sezione puoi contattare direttamente il rifugio Gilberti. Utilizzala per richiedere informazioni sui servizi, tariffe, prenotazione pasti & pernottamento, informazioni meteo e sullo stato del percorso e sentieri. Ricordati che con questo form contatterai direttamente i gestori dell’attività.
Gestore: Seo C.A.I.
La Ricostruzione del Rifugio Eugenio Sella: Un Impegno Durato Anni
La capanna Eugenio Sella, costruita nel 1891 dalla “Sezione Ossolana” del CAI in compartecipazione con la consorella Sezione di Varallo Sesia, solo pochi mesi prima era diventata di esclusiva proprietà della Sezione Ossolana, che aveva provveduto a corrispondere l’ultima rata di pagamento, nella misura di lire 100.000 alla Sezione di Varallo. Sempre nel 1955 venivano saldati tutti i debiti residui contratti per la manutenzione e l’arredamento dell’immobile.
Il 25 gennaio del 1955 una valanga staccatasi dalle pendici del Nuovo Weissthorn distruggeva il Rifugio “Capanna Eugenio Sella” posto a quota 3150 m nel gruppo del Rosa, a circa due ore dal passo del nuovo Weissthorn (o passo Iacchini) sulla via per Zermatt, e a circa 3 ore dal Belvedere.
Dai sopraluoghi compiuti dai tecnici e dai consiglieri Sezionali risulterebbe che; la valanga, con il rotolamento a valle di neve e sassi, e con la tromba d’aria che provoca, sarebbe stata solo una concausa nella distruzione della capanna, dovendo attribuirsi con verosomiglianza, in buona parte a vetustà e a povertà dei materiali impiegati il cedimento del rifugio sotto l’azione del peso proprio della neve.
Seppur nelle difficoltà la Sezione del CAI di Domodossola già dal consiglio Direttivo del 25 febbraio 1955 si propose di ricostruirla. Stanziando 250.000 lire dei propri poveri fondi per lanciare una sottoscrizione con il motto ”Come prima, meglio di prima”. in data 31/12/1955 la sottoscrizione raggiungeva la quota di 368.431.
Il costo dell’opera era preventivato in lire 6.032.000.
Dalla vecchia capanna vennero recuperati solo alcuni materassi e 41 coperte di lana (portati a valle dai portatori Corsi Pierino, Corsi Alberto e Samonini Siro, in nove viaggi). Il costo di un operaio a giornata era di lire 2500. Il trasporto a valle costava 2000 lire per viaggio.
Le coperte vennero portate alla lavanderia Pessina Bruno di Domodossola per la lavatura e la liscivatura al costo di lire 150 x 41 = 6150.
Le Pratiche Burocratiche e i Contributi per la Ricostruzione
Per le varie pratiche burocratiche, per le autorizzazioni alla ricostruzione (e l’attesa dei contributi) passarono 2 anni.
La sezione ebbe un contributo dalla Sede Centrale del CAI (Commissione Rifugi per 2.550.000) e dall’Ente di Provinciale per Turismo di Novara per £.2.000.000, il comune di Macugnaga contribuì con la fornitura del legname 13 mt cubi necessario per le opere di falegnameria, La Seggiovie del Belvedere il trasporto gratuito del materiale e delle persone + £.100.000, talvolta anche la ditta Moalli offriva il trasporto in autobus. (il costo di andata e ritorno era di lire 500 + 300 per lo zaino).
Il Progetto e la Realizzazione della Nuova Capanna
Il progetto e la direzione dei lavori fu affidata allo studio tecnico del Dott. Ing. Marcello Bologna (al costo di lire 400.000), le opere murarie all’impresa Zurbriggen Amedeo e Corsi Pierino di Macugnaga (per l’importo di £. 3.000.000), le opere di falegnameria alla Ditta Rolando Lorenzo di Macugnaga (per l’importo di £. 1.500.000).
36 materassini in gommapiuma vennero acquistati dalla ditta Casa del Linoleum di Novara per (l’importo di lire 568.008) le fodere per i materassi dalla ditta Rossi Augusto di Domodossola per l’importo di £. 53.742.
La costruzione della teleferica a contrappeso in cinque tronchi costò £. 300.000.
Finalmente il 20 ottobre 1957 in soli 3 mesi la nuova capanna Eugenio Sella veniva inaugurata.

Come Raggiungere il Rifugio Sella Eugenio da Macugnaga
Da Macugnaga, frazione Pecetto, lasciamo il grande parcheggio della seggiovia (2 bar -ristoranti) e ci incamminiamo seguendo la larga mulattiera che segue la traiettoria della seggiovia stessa. In corrispondenza di un bivio, a sinistra si prosegue attraversando il torrente verso l’Alpe Burky (stazione intermedia dei due tratti di seggiovia che raggiungono il Belvedere a poco meno di 2.000 metri), diritti invece costeggiamo il corso d’acqua sulla riva destra e seguiamo la direzione della segnaletica gialla che indica il Rifugio Sella Eugenio.
Poco dopo, lasciato il torrente, la mulattiera diventa sentiero inizialmente un po’ ripido ma comunque ben segnato. Passato un ponticello in una goletta raggiungiamo altri cartelli gialli che ci indicano la direzione. Continuiamo la salita e troviamo l’ultima indicazione su cartello giallo. Il sentiero rimane comunque evidente e ben segnato.
Proseguiamo fino a che il nostro percorso incontra un nevaio (più o meno abbondante a seconda della stagione). Lo attraversiamo in diagonale verso destra e riprendiamo, dall’altra parte, su lastroni di roccia.
Raggiungere il Rifugio Sella Eugenio dal Belvedere
Possiamo raggiungere il Rifugio Sella Eugenio anche dal Belvedere. A piedi lo raggiungiamo da Pecetto andando all’Alpe Burky (2 bar-ristoranti), proseguiamo poi con il sentiero che passa in una zona cespugliosa e boscosa. Terminata questa zona procediamo in una macchia erbosa fino al Rifugio C.A.I. Saronno, situato in una verde conca. Alla destra del rifugio riprendiamo il sentiero che continua nel bosco. Dopo una breve radura, siamo al Belvedere (1 bar-ristorante).
Per abbreviare notevolmente prendiamo i 2 tratti di seggiovia: Pecetto-Alpe Burky e Alpe Burky-Belvedere.
Come indicato su un grosso sasso in fondo allo spiazzo dell’arrivo al Belvedere, prendiamo a destra una breve salita che ci porta alla morena del Ghiacciaio. La attraversiamo seguendo attentamente i segnavia e ci troviamo in prossimità dell’Alpe Fillar. Qui troviamo la segnaletica gialla che ci indica la direzione.
Pecetto - Rif. Sella - Alpe Fillar 10.07.2011
Servizio Navetta e Seggiovia a Crissolo
Il servizio navetta da Crissolo a Pian del Re è attivo anche per l’estate 2024. Riprende l’attività anche la seggiovia di Crissolo. Dalla stazione di arrivo è possibile raggiungere il rifugio con un sentiero alternativo: info e tracce disponibili su questo sito nella sezione “Come raggiungerci”.
Aggiornamenti Recenti e Avvisi
In questi giorni stiamo lavorando all’apertura del rifugio. Ripristinare il telefono e la connessione non sarà cosa immediata.
Vi segnaliamo che sabato 21 giugno e lunedì 7 luglio, in concomitanza della manifestazione Scalate Leggendarie, la strada da Crissolo a Pian del Re verrà chiusa per alcune ore.
Dal tardo pomeriggio di ieri stanno cadendo molte frane dal versante di Nord Est. Questa volta la linea di caduta interessa principalmente il canale Est-NordEst (quello del masso incastrato, per intenderci).
