Disastro della funivia Stresa-Mottarone: cause, indagini e conseguenze

Il tragico schianto della cabina della funivia Stresa-Alpino-Mottarone, avvenuto domenica 23 maggio 2021, ha scosso profondamente l'opinione pubblica e sollevato interrogativi cruciali sulle cause e sulle responsabilità di un simile disastro. L'incidente, costato la vita a 14 persone, ha messo in luce gravi criticità nella gestione e nella manutenzione dell'impianto.

La dinamica dell'incidente

Poco dopo le ore 12:00 del 23 maggio 2021, la cabina numero 11 della funivia Stresa-Mottarone è precipitata al suolo in una zona impervia e boschiva. Le prime ricostruzioni hanno indicato il cedimento del cavo di traino della cabina, nel tratto prossimo alla stazione di arrivo in vetta alla montagna, come innesco della tragedia. A seguito della rottura della fune traente, e per il mancato intervento del freno sulla fune portante, la cabina ha iniziato a retrocedere velocemente lungo la via di corsa, ha urtato un pilone di sostegno ed è precipitata nel vuoto.

Schema della funivia Stresa-Mottarone con i punti chiave dell'incidente

A bordo della cabina, che aveva una capienza ridotta da 40 a 15 passeggeri a causa delle misure anti-Covid e della marcia senza vetturino, si trovavano 15 persone. 13 sono decedute sul colpo, mentre due bambini di 6 anni sono stati trasportati d'urgenza in ospedale. Purtroppo, uno dei bambini è deceduto in serata, portando il bilancio totale delle vittime a 14.

Le indagini e i presunti responsabili

Le indagini hanno rapidamente portato al fermo di tre persone: il direttore d'esercizio, il capo di manutenzione e il capo del servizio trazione. Secondo le prime risultanze, sarebbero emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni del lavoro. In particolare, l'attività investigativa ha permesso di accertare gravi e concreti elementi di responsabilità in capo a una delle persone fermate, il quale, pur consapevole dei potenziali rischi e con l'assenso degli altri due, avrebbe consentito la messa in funzione dell'impianto con la presenza, su una delle cabine, di un dispositivo a "forchetta". Questo dispositivo impedisce l'attivazione del sistema di frenaggio di emergenza, con l'obiettivo di evitare il continuo blocco dell'impianto.

I decreti normativi prevedono tempistiche rigorose per i controlli e le attività manutentive degli impianti funiviari, attribuendo specifiche responsabilità al Direttore di esercizio. Sono previsti, in capo all'esercente, l'esecuzione di ispezioni annuali e controlli giornalieri, settimanali e mensili.

La storia dell'impianto e le revisioni

La funivia Stresa-Mottarone è stata aperta al pubblico nel 1970. Nel corso degli anni, l'impianto è stato sottoposto a diverse revisioni e controlli tecnici. Il 12 agosto 2016, l'Ufficio Speciale per i Trasporti ad Impianti Fissi (Ustif) ha rilasciato il nulla osta tecnico alla riapertura al pubblico esercizio dopo una revisione generale e verifiche svolte nei giorni precedenti. Ulteriori controlli e nulla osta sono stati rilasciati nel 2017 per l'esercizio notturno e per la verifica del rispetto delle prescrizioni relative all'esercizio in assenza del vetturino.

L'ultima revisione generale, secondo quanto dichiarato dall'azienda Leitner, leader nel settore e incaricata della manutenzione, è stata effettuata nel novembre 2020, sei mesi prima del disastro. L'azienda ha affermato che gli esiti del controllo magnetoscopico della fune non avevano fatto emergere alcuna criticità. La revisione generale, che viene effettuata ogni 15-30 anni, consiste in un controllo "severo" dell'intero impianto.

Immagine panoramica del Mottarone, teatro della tragedia

Domande aperte e criticità

Nonostante le indagini in corso, alcune domande rimangono aperte. È ancora da chiarire se la rottura del cavo traente sia stata la causa diretta dell'incidente o l'effetto di un'anomalia pregressa nella corsa della fune metallica. Esiste anche un'ipotesi avanzata da associazioni di vittime di incidenti simili, secondo cui il sistema di sicurezza del freno della cabina non avrebbe funzionato correttamente.

Inoltre, è stata sollevata la questione dell'adeguatezza dei sistemi di vigilanza ministeriali. Un esperto di trasporti ha definito "inadeguati i sistemi di vigilanza ministeriali dell’Ansfisa", l'organo di vigilanza che ha unificato il settore stradale e quello ferroviario, lasciando le funivie in una sorta di "limbo".

Funivia Monte Faito: la possibile ricostruzione 3D dell'incidente

Le conseguenze di questo disastro vanno oltre la perdita delle vite umane. La tragedia ha messo in luce la necessità di un rafforzamento dei controlli, di una maggiore chiarezza nelle responsabilità e di un sistema di vigilanza più efficace per garantire la sicurezza degli impianti di trasporto a fune.

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