La funivia del Cermis è stata teatro di due tragici incidenti che hanno segnato profondamente la memoria collettiva: uno nel 1976, causato da un cedimento strutturale, e un altro nel 1998, dovuto all'impatto con un aereo militare statunitense.
Il disastro del 1976: il cedimento della fune portante
Il 9 marzo 1976, poco dopo le 17:00, si verificò la prima tragedia della funivia del Cermis. Era una delle ultime corse della giornata, con a bordo 43 persone dirette a valle dopo aver trascorso la giornata sulle piste da sci. La cabina, partita dall'Alpe del Cermis sopra Cavalese, trasportava 21 turisti tedeschi, undici italiani (tra cui alcuni studenti di Milano), sette austriaci, un francese, oltre al manovratore e alcuni operai dell'impianto.
All'improvviso, la fune portante dell'impianto cedette e il vagoncino precipitò sulle pendici della montagna dopo un volo di circa 30 metri. La cabina continuò la sua corsa per altri 100 metri, fermandosi infine in un prato a valle. Il tragico bilancio fu di 42 vittime.
L'unica sopravvissuta fu Alessandra Piovesana, una ragazza milanese di 14 anni, protetta dai corpi degli altri sciatori che le fecero da scudo. Molti anni dopo, nel febbraio 1998, Alessandra raccontò la sua esperienza, descrivendo la sensazione iniziale di un movimento all'indietro, seguita dal senso di vuoto e dalla caduta. Svenne, ma riprese conoscenza prima dell'arrivo dei soccorsi.
Le indagini sull'incidente furono lunghe e complesse. Le perizie stabilirono che la caduta della cabina fu provocata dal disinserimento dei circuiti automatici di sicurezza, operato, secondo l'accusa, per rendere più rapido il trasporto dei passeggeri. Nel manovrare manualmente gli strumenti, la fune traente si accavallò sulla portante, causandone il tranciamento e la conseguente caduta della cabina. La Cassazione ritenne unico responsabile il manovratore, Carlo Schweizer, privo di patente, condannato a tre anni di reclusione per disastro colposo. L'uomo sostenne di essere stato fatto da capro espiatorio per responsabilità che ricadevano sulla società di gestione degli impianti.

La seconda tragedia del 1998: l'impatto con un aereo militare
Il 3 febbraio 1998, la funivia del Cermis fu nuovamente teatro di una tragedia. Alle ore 15:12:51, un aereo da ricognizione EA-6B Prowler della Marina militare statunitense, decollato dalla base di Aviano, tranciò le funi del tronco inferiore della funivia durante una manovra a bassa quota. La cabina, con venti persone a bordo, precipitò da un'altezza di circa 150 metri, schiantandosi al suolo dopo un volo di sette secondi. Nonostante la presenza di testimoni, la dinamica dei fatti non apparve subito chiara.
Le indagini furono complicate da un iniziale tentativo di insabbiamento. Il pilota, Richard J. Ashby, e il navigatore, Joseph Schweitzer, furono sottoposti a processo negli Stati Uniti. Furono assolti dalle accuse di omicidio, ma riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale per aver distrutto il nastro video registrato sull'aereo, che avrebbe potuto chiarire la dinamica dell'incidente. Conseguentemente, furono congedati d'autorità dal corpo dei Marines.
La prontezza dei magistrati trentini, che sequestrarono immediatamente l'aereo nella base di Aviano, permise di chiarire le responsabilità, nonostante l'aereo fosse già pronto per essere smontato. La Commissione Parlamentare d'Inchiesta rilevò che la missione militare USA - denominata “Easy 01” - era stata pianificata come un volo di addestramento a bassa quota, in radicale difformità dalle normative vigenti che imponevano un'altezza minima di volo di 2.000 piedi (circa 600 metri). L'aereo, al momento dell'impatto, si trovava a una quota di circa 360 piedi (110 metri).
Le perizie tecniche acquisite dimostrarono che la tragedia fu il risultato diretto di una manovra volontaria e condotta in violazione delle regole di sicurezza basilari. Il pilota, secondo la ricostruzione, nel tentativo di passare sotto i cavi o non avendoli visti a causa dell'elevata velocità e della quota proibitiva, impattò con l'ala destra e la deriva di coda contro le funi portanti e traenti della funivia. Il tranciamento netto del cavo causò la caduta immediata della cabina.
La distruzione del nastro video da parte di Schweitzer fu motivata dal timore che le immagini, che avrebbero mostrato le manovre spericolate e il sorriso divertito dei piloti, potessero infiammare l'opinione pubblica italiana. Nel marzo del 1999, la giuria americana assolse i piloti dai capi d'accusa relativi alla strage, provocando indignazione in Italia e in Europa. Furono poi giudicati colpevoli di intralcio alla giustizia e rimossi dal servizio.
Il Senato degli Stati Uniti stanziò circa 40 milioni di dollari per i risarcimenti ai familiari delle vittime e per la ricostruzione dell'impianto, ma lo stanziamento non fu confermato. I risarcimenti furono inizialmente a carico della provincia autonoma di Trento e del governo italiano. Tuttavia, la Cassazione italiana dichiarò il difetto assoluto di giurisdizione del giudice italiano, in forza del principio di immunità dalla giurisdizione civile dello Stato estero.

Confronto con altri incidenti e eredità
Le tragedie del Cermis sono state paragonate ad altri incidenti simili, come quello del Mottarone nel 2021, causato da scarsa manutenzione e disattivazione di sistemi di sicurezza, e quello avvenuto in Francia nel 1961, quando un aereo militare tranciò i cavi di una funivia sul versante francese del Monte Bianco, causando sei morti.
Le due funivie del Cermis hanno rappresentato "due profonde ferite che sono vive e presenti nella memoria collettiva della nostra terra", come affermato dal presidente della Provincia di Bolzano Maurizio Fugatti, sottolineando come da questi episodi il territorio abbia cercato di imparare, rafforzando la cultura della prevenzione, della sicurezza e della responsabilità.
Nel gennaio 2012, un'inchiesta di National Geographic fece luce su alcuni retroscena della vicenda grazie alla testimonianza inedita degli investigatori statunitensi e del navigatore Joseph Schweitzer, che per la prima volta parlò dicendo di aver distrutto il supporto su cui era registrato il video per impedire che si arrivasse alla verità.
Nel dicembre 1999, il Parlamento italiano approvò una legge che prevedeva un indennizzo per i familiari dei deceduti pari a 4 miliardi di lire per ogni vittima.
Nel 2002, è stato rappresentato uno spettacolo teatrale intitolato "Ciò che non si può dire - Il Racconto del Cermis", orazione civile ideata dallo scrittore Pino Loperfido, che ha totalizzato oltre 200 repliche in 18 anni.
