Il conto alla rovescia per le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 ha avuto inizio, con la Cina che ha ospitato i Giochi d’inverno dal 4 al 20 febbraio, solo sei mesi dopo quelli d’estate di Tokyo 2021, rinviati a causa della pandemia di COVID-19. In questo contesto, si è diffuso il desiderio di cancellare le prossime Olimpiadi invernali, una richiesta motivata principalmente dalla violazione dei diritti umani nel Paese ospitante.
Le Radici Storiche delle Contestazioni
Storicamente, le Olimpiadi estive di Pechino 2008 sono state la miccia scatenante di una prima, seppur fievole, contestazione internazionale nei confronti della Cina. All’epoca, al centro delle proteste vi era la questione tibetana, una storia di un popolo oppresso militarmente per nascondere la brutalità e l'autoritarismo di un Paese che desiderava presentarsi all'estero come una nazione amichevole e democratica.
Il 2008 fu un anno cruciale: da un lato, la Cina pianificava l'espansione della propria influenza internazionale; dall'altro, le minoranze oppresse cercavano di far sentire la propria voce. In mezzo a queste dinamiche, si collocava l'articolo 50 della Carta Olimpica, che vieta qualsiasi tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei luoghi di interesse olimpico.
Nonostante le critiche, la Cina uscì vincitrice da quell'evento. Nithin Coca, in un articolo per Foreign Policy intitolato "Beijing’s Olympics Paved the Way for Xinjiang’s Camps", ha criticato l'Occidente del 2008 per aver considerato le Olimpiadi di Pechino come un potenziale catalizzatore per un'inversione di marcia umanitaria da parte della Cina. Queste aspettative, tuttavia, non si sono mai concretizzate; anzi, le notizie di repressioni e persino di campi di concentramento sono aumentate esponenzialmente.

Le Accuse Contemporanee contro la Cina
Attualmente, si percepisce un'idea diffusa che al Paese guidato da Xi Jinping sia concesso agire impunemente, forte della sua crescente influenza internazionale, principalmente economica, come dimostra l'iniziativa della Nuova Via della Seta. La recente elezione della Cina nel Consiglio dei diritti umani dell'ONU ha ulteriormente evidenziato le crepe nel multilateralismo.
Il boicottaggio o, per meglio dire, il blocco delle Olimpiadi invernali è una richiesta legittima avanzata da ben 180 ONG per i diritti umani, tra cui Aref International Onlus. Le motivazioni continuano a riguardare la questione tibetana, ma negli ultimi 14 anni le accuse contro la Cina si sono sensibilmente ampliate.
Le Violazioni dei Diritti Umani
- Hong Kong: La concentrazione mediatica, politica e popolare sui fatti di Hong Kong, le discusse leggi sull'estradizione e sulla sicurezza nazionale, e gli arresti retroattivi di attivisti per la democrazia come Joshua Wong e Agnes Chow.
- Uiguri: Le gravissime violazioni dei diritti umani nei confronti della minoranza uigura, oggetto di politiche repressive che includono tagli delle nascite attraverso sterilizzazioni forzate.
- Centri di Riceducazione: La proliferazione di centri dove vengono rinchiuse personalità considerate avverse al governo cinese, isolate da familiari e avvocati. Questo può accadere anche a chi, ad esempio, insegna la lingua tibetana.

A causa di queste gravi violazioni, il 3 febbraio, presso la sede del CIO a Losanna (Svizzera), cinque gruppi di attivisti tibetani hanno tenuto una conferenza stampa per condannare la decisione del CIO di assegnare le Olimpiadi invernali alla Cina. In una dichiarazione congiunta, hanno affermato: "Ospitare i Giochi in un Paese che commette genocidio, pulizia etnica e occupazione è come legittimare questi crimini".
Come riportato da The Guardian, una lettera aperta pubblicata da 180 organizzazioni mondiali per i diritti umani sottolinea: "Il CIO si è rifiutato di ascoltarci nel 2008, basando la propria decisione sul fatto che [le Olimpiadi, ndr] si sarebbero dimostrate un catalizzatore per il miglioramento dei diritti umani. Come avevano previsto gli esperti di diritti umani, questa decisione si è rivelata estremamente sbagliata; non solo la situazione dei diritti umani della Cina non è migliorata, ma le violazioni sono aumentate sostanzialmente senza rimproveri".
Ostacoli e Possibili Soluzioni
Il primo ostacolo ideologico all'attivismo politico, sociale e umanitario contro Pechino 2022 è rappresentato dall'articolo 50 della Carta Olimpica. Tuttavia, si sono registrati alcuni sviluppi: il CIO ha avviato un sondaggio interno tra gli atleti per valutare l'eventuale interesse verso una modifica della norma, e i dati della ricerca dovrebbero essere presto pubblicati.
Un altro passo significativo è avvenuto nel gennaio 2021, quando il Dipartimento di Stato americano ha formalmente stabilito che le attuali politiche di internamento di massa degli uiguri nello Xinjiang costituiscono genocidio.
Nonostante ciò, un boicottaggio completo non sembra essere una soluzione presa seriamente in considerazione dalle istituzioni internazionali. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha confermato: "Al momento non stiamo parlando di cambiare i nostri piani in relazione alle Olimpiadi di Pechino".
Le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere maggiori sforzi da parte della comunità internazionale per prendere provvedimenti contro la Cina. Per questo motivo, si sta studiando la possibilità di un boicottaggio diplomatico, ovvero il rifiuto da parte dei governi partecipanti di inviare delegazioni formali. Questa soluzione, considerata più soft, potrebbe essere di più facile realizzazione.
EuroNews - Intervista - Robert Ménard
L'Impatto Ambientale dei Grandi Eventi Sportivi
Oltre alle questioni geopolitiche e di diritti umani, emerge con forza la problematica dell'impatto ambientale legato all'organizzazione di grandi eventi sportivi, in particolare delle Olimpiadi invernali. Le temperature in aumento e il ritiro dei ghiacciai alpini, che hanno perso metà del loro volume nell'ultimo secolo e un ulteriore 12% negli ultimi cinque anni, sono segnali preoccupanti.
Gli ecosistemi della catena alpina sono stati distrutti dall'azione umana, con conseguenze disastrose per il pianeta. Laghi e fiumi si riducono, dighe vengono svuotate per salvare i campi, e maree saline risalgono i fiumi, causando effetti deleteri sull'ecosistema.
Il modello dei grandi eventi sportivi, contrariamente a quanto dichiarato da alcune figure politiche, non può e non è mai stato a impatto zero. La costruzione della nuova pista di bob di Cortina ne è un esempio: costi in aumento, consumo di suolo previsto (ovvero devastazione), e l'uso di sostanze chimiche come l'ammoniaca per la realizzazione del ghiaccio. A ciò si aggiungono i progetti di costruzione di tangenziali, superstrade e varianti.
La storia italiana è costellata di esempi negativi legati ai grandi eventi: dalla TAV all'Expo, si registrano deroghe alle procedure di appalto, presunte tangenti, sospette infiltrazioni e costi lievitati all'inverosimile. Le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 e i Mondiali di Nuoto a Roma nel 2009 hanno lasciato un'eredità di costi esagerati, inchieste, processi e opere pubbliche mai finite, abbandonate o lasciate a metà. Colate di cemento hanno devastato le montagne, scheletri di vele architettoniche sono rimasti come testimonianza di sprechi, e casse comunali e regionali sono state prosciugate, con effetti decennali sulla vita dei cittadini: meno scuole, ospedali e mezzi pubblici.
Le nostre montagne sono già in ginocchio, e nuovi interventi invasivi non farebbero che peggiorare la situazione. Dove un tempo c'erano ghiacciai e neve, oggi cresce l'erba. L'idea di organizzare ancora Olimpiadi invernali appare quindi malsana, e i grandi eventi sportivi sembrano aver perso il loro senso.

Mondiali di calcio (Russia 2018, Qatar 2022) e Olimpiadi invernali (Sochi 2014, Pyeongchang 2018, Pechino 2022) sono stati organizzati in Stati non democratici, dove i conflitti vengono spesso repressi per evitare proteste e boicottaggi interni.
