Le imprese sportive del settantottenne Lodovico Marchisio continuano a dimostrare il potenziale della montagna come terapia naturale per combattere malattie neurodegenerative quali il Parkinson. Questa patologia compromette funzioni fisiche e psicomotorie essenziali, come il controllo dei movimenti e dell'equilibrio.
Lodovico Marchisio, alpinista, giornalista, scrittore ed esperto accompagnatore del CAI, affronta una serie di patologie, tra cui un trauma spinale, fibrillazione atriale, un infarto pregresso e il Parkinson. Ha scelto di integrare le cure mediche con l'attività sportiva per contrastare queste malattie.
Partendo dal principio che "camminare insieme fa bene", Lodovico, con il sostegno della moglie Roberta Maffiodo e dei figli Walter e Stella, ha intrapreso un percorso di rinascita. Nonostante la sintomatologia invalidante, ha ritrovato la forza di rimettersi in gioco: inizialmente tornando a camminare in montagna, sfruttando il suo vasto curriculum di sentierista, per poi ripercorrere vie ferrate e affrontare vere e proprie scalate, che non prevedono l'uso di cavi di sicurezza.
Il recupero è proseguito con il ritorno allo sci. Dopo aver affrontato piste per principianti, Lodovico è riuscito a cimentarsi con successo su percorsi di maggiore difficoltà, rivivendo la sua passione con immensa gioia e ritrovando le sue abilità psicofisiche, severamente limitate dalle sue condizioni di salute.
Oltre alla sua determinazione, un ruolo fondamentale è svolto dalla collaborazione con l'Associazione Freewhite Ski Team di Sestriere. Questa associazione promuove lo sport, in particolare lo sci, come momento aggregativo e di integrazione sociale, offrendo supporto psicologico e agevolazioni economiche a persone con disabilità e alle loro famiglie. Forniscono gratuitamente istruttori di sci a persone con depressione o gravi compromissioni fisiche e motorie.

Unendo queste opportunità alla forza di volontà di Lodovico, è riuscito a compiere imprese sempre più impegnative. La sua esperienza si affianca a quella di Andrea, un maestro di sci a cui è stato diagnosticato il Parkinson a soli 29 anni. Dopo un percorso terapeutico complesso, l'impianto di un pacemaker cerebrale ha segnato una svolta nella sua vita, permettendogli di riprendere la sua professione e svolgere le attività quotidiane senza problemi.
Andrea racconta di poter salire in alta montagna, andare a funghi e fare lunghe passeggiate, gestendo l'affaticamento tra una dose di farmaco e l'altra. La stimolazione cerebrale profonda (DBS), sebbene non curi totalmente la malattia, ne contrasta la sintomatologia invalidante ed è utilizzata anche per altre patologie come distonie, epilessia e disturbo ossessivo-compulsivo.
Analogamente, Marchisio, grazie alla sua determinazione e al prezioso supporto della famiglia, delle associazioni e dei servizi territoriali, ha raggiunto importanti traguardi. La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da tremore, rigidità muscolare, bradicinesia e instabilità posturale. Il trattamento farmacologico con levodopa è considerato il gold standard per alleviare i sintomi motori più invalidanti.
Un caso significativo è quello di un ingegnere di 53 anni, affetto da Parkinson dall'età di 44 anni, appassionato di montagna e discesa libera. Dopo una valutazione approfondita, gli specialisti dell'IRCCS Galeazzi hanno proposto e eseguito un intervento di stimolazione cerebrale profonda. Mauro Porta, responsabile del Centro Malattie Extrapiramidali dell'IRCCS Galeazzi, sottolinea il dibattito scientifico riguardo ai criteri di inclusione per la DBS e le tempistiche ottimali tra trattamento farmacologico e stimolazione cerebrale.
L'idea del team Moov-it di proporre l'arrampicata ai propri soci nasceva da una provocazione: "Vogliamo farti vedere che quando ti diciamo che puoi farcela, è vero". Nata nel 2018 come onlus milanese, Moov-it supporta persone con patologie neurodegenerative croniche, in particolare Parkinson, i loro familiari e caregiver.
L'arrampicata, uno sport motoriamente complesso, è stata proposta con successo a persone con Parkinson. Viviana Ghizzardi, movement disorders rehabilitation specialist e presidente di Moov-it, conferma l'entusiasmo e il coinvolgimento dei partecipanti. L'attività in parete stimola l'indipendenza, migliora la rappresentazione di sé e spezza l'identificazione della persona con la malattia. Inoltre, favorisce una sequenza virtuosa: chi arrampica si sente forte e capace, mentre i caregiver possono alleviare la tensione.

Dal punto di vista neurologico, l'arrampicata richiede schemi motori specifici che aggirano il deficit dei movimenti automatici tipico del Parkinson, utilizzando circuiti neurologici alternativi. L'allenamento in parete aiuta l'impulso nervoso a percorrere strade diverse e a sviluppare modi alternativi di muoversi.
Moov-it organizza sessioni di arrampicata mensili presso il Manga Climbing di Milano e uscite outdoor in Valsassina. L'associazione si è aperta anche a persone con necessità di attività fisica adattata, familiari e caregiver, proponendo vacanze estive sportive che includono arrampicata, passeggiate, nordic walking, equitazione e Pilates.
Un'altra iniziativa è quella del gruppo formatosi nel CAI-GEB (Torino) con capostipite Lodovico Marchisio, che ha ripreso il discorso iniziato nell'autunno del 2024. Presso il Parco Avventura di Cascina Oslera, è possibile allenarsi in un percorso propedeutico alle vie ferrate, considerato una terapia naturale per malati di Parkinson e patologie croniche degenerative.
La ricerca mira ad ampliare questi orizzonti per i pazienti attraverso la Montagna-terapia, già presente nel CAI. Sebbene camminare faccia bene e combatta la depressione, per il Parkinson è necessario andare oltre. La Dott.ssa Rossella Morra, Assessore allo Sport di Avigliana, sottolinea che la camminata in ambiente alpino, pur rigenerante per malattie neurovegetative lievi, non è sufficiente nel caso del Parkinson.
Lodovico Marchisio, tornando a compiere vie ferrate e a sciare, ha dimostrato come queste attività stimolino la produzione di dopamina, favorendo la crescita del patrimonio neuronale e il rafforzamento del sistema nervoso. Questo consente la conservazione e, in alcuni casi, il recupero delle abilità motorie.
La determinazione di Lodovico e Roberta Maffiodo, che ha superato una grave depressione seguendo il marito nel suo ritorno in montagna e riprendendo il canto, è descritta nel loro libro "Guarigioni d’Amore". In questo testo, l'amore reciproco è presentato come ingrediente primario di cura, spingendoli a lottare contro il Parkinson e la depressione e ad aiutare altri malati.
Durante una presentazione del libro a Giaveno, l'On. Daniela Ruffino ha invitato Lodovico a stilare un progetto per le autorità della Valle di Susa, volto a sostenere malati di Parkinson, depressione e malattie neurovegetative nella pratica dello sci alpino, free-climbing e vie ferrate, con una palestra di presciistica e personale specializzato.
Il progetto è stato presentato anche al convegno tenutosi a Torino in occasione della Giornata Mondiale del Parkinson, dove Lodovico e Roberta hanno mostrato filmati a sostegno delle loro richieste. Sabato 26 aprile, i coniugi Marchisio si sono recati nuovamente al Parco Avventura di Cascina Oslera per presentare il libro.
Convegno 2025 |‘‘Il Parkinson e la montagna come stimolo per il benessere psicofisico’’ L. Marchisio
Una signora affetta da Parkinson chiede informazioni sui limiti di altitudine per il trekking. La risposta evidenzia che i limiti di altitudine sono legati all'ipossia da altitudine e valgono per tutti, ma per i pazienti con Parkinson è necessario considerare anche la funzionalità cardiaca e polmonare.
Il calvario di Andrea, iniziato a 29 anni con la diagnosi di Parkinson, è durato 12 anni, caratterizzato da visite mediche, trattamenti inefficaci e un progressivo degrado delle capacità motorie. L'impianto di uno stimolatore cerebrale ha rappresentato una svolta, permettendogli di riprendere la sua vita.
Andrea racconta di poter svolgere attività all'aria aperta, gestendo i sintomi della malattia. Il Professor Lopiano precisa che la stimolazione cerebrale profonda non cura il Parkinson ma ne migliora i sintomi, e i pazienti candidabili sono selezionati attentamente (generalmente under 70 e con malattia in stadio avanzato). Il miglioramento medio degli interventi è del 50-60%.
L'intervento chirurgico, della durata di un'intera giornata, prevede il posizionamento di un elettrocatetere nel cervello e un neurostimolatore sottocute. Andrea ricorda di essere rimasto in sala operatoria per 7-8 ore, durante le quali ha ascoltato musica e conversato con una psicologa, senza avvertire dolore.

