Ritrovamenti scialpinisti: casi di sopravvivenza e tragici incidenti

In alta montagna, la passione per lo scialpinismo può portare a esperienze estreme, che a volte culminano in lieti fini e altre volte in tragedie. Le cronache riportano numerosi episodi di scialpinisti dispersi, travolti da valanghe o caduti in crepacci, ma anche di salvataggi miracolosi dopo lunghe e difficili ricerche.

Ritrovamenti miracolosi e sopravvivenza in condizioni estreme

Tra i casi di sopravvivenza, spicca quello di uno scialpinista di Rovigo, disperso per una notte intera in Val Badia e ritrovato vivo nonostante temperature rigide, con minime registrate fino a -10 gradi Celsius. L'uomo, parzialmente sepolto da una valanga, è stato localizzato grazie all'uso dell'apparecchio elettronico per la ricerca sotto le valanghe (ARVA) da parte dell'elicottero dell'Aiut Alpin Dolomites. Successivamente, è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di Bolzano.

Un altro esempio di resilienza è quello di Giorgio De Bona, 47enne di Alpago, ritrovato vivo dopo aver trascorso una notte all'addiaccio in una profonda dolina sul Monte Cavallo. Nonostante un sospetto trauma alla spalla e temperature polari, De Bona era riuscito a rimanere cosciente, scrivendo alla moglie messaggi che esprimevano la sua disperazione ma anche la sua volontà di sopravvivere per i suoi figli. La sua localizzazione è avvenuta grazie al notare tracce di sci che non presentavano uscita da una depressione carsica, individuate dall'elicottero dell'Air Service Center.

Scialpinista sorridente con attrezzatura da neve

Incidenti tragici e operazioni di soccorso complesse

Non sempre le ricerche si concludono con un lieto fine. Le montagne possono rivelarsi teatro di incidenti gravi, come nel caso del ritrovamento del corpo senza vita di Rodolfo Franguelli, scialpinista 61enne di Gallarate, rimasto intrappolato in un crepaccio sul Colle Vincent, nel gruppo del Monte Rosa. Il recupero del suo corpo, avvenuto a oltre 30 metri di profondità, è stato reso estremamente complesso dalle condizioni meteorologiche avverse e dalla natura del terreno.

Un altro incidente che ha visto più persone coinvolte è quello avvenuto sul Colle Vincent, dove due scialpinisti italiani, Pietro Daniele (28 anni di Gallarate) e uno scialpinista francese di Chambéry, sono caduti in crepacci distinti a circa 4000 metri di quota. Entrambi sono stati estratti vivi, sebbene presentassero traumi e ipotermia, e trasportati all'ospedale di Aosta. Le operazioni di recupero di Rodolfo Franguelli, che si trovava anch'egli nella stessa zona, sono state più volte sospese a causa del maltempo.

Soccorritori alpini al lavoro in un paesaggio innevato

Dinamiche degli incidenti e rischi specifici

Le testimonianze dei sopravvissuti forniscono dettagli preziosi sulla dinamica degli incidenti. Pietro Daniele ha descritto un terreno piatto e ventato, senza apparenti segnali di pericolo, fino alla caduta improvvisa in un crepaccio. Ha sottolineato la mancanza di equipaggiamento adeguato (piccozze, imbraghi, corde da recupero) in uno dei gruppi coinvolti, evidenziando l'importanza di essere preparati per le condizioni tipiche del ghiacciaio.

Un altro incidente ha coinvolto uno sciatore polacco di 16 anni, travolto da una valanga sul ghiacciaio Presena a 2700 metri di quota. Nonostante fosse semisepolto e incosciente, è stato estratto tempestivamente dal fratello e da operatori del soccorso piste, per poi essere elitrasportato d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento. Le operazioni di bonifica della valanga hanno escluso la presenza di altri coinvolti.

Valanghe e crepacci: pericoli insidiosi dello scialpinismo

Le valanghe e i crepacci rappresentano i pericoli più significativi per gli scialpinisti. La pericolosità valanghe nella zona del gruppo delle Conturines, dove uno scialpinista era stato disperso, era marcata (grado 3 di 5). La localizzazione di un disperso sotto una valanga è resa possibile dall'uso dell'ARVA, ma la profondità e la compattezza della neve possono rendere estremamente difficili le operazioni di soccorso.

I crepacci, spesso coperti da strati di neve, possono celare vuoti profondi e insidiosi. L'incidente sul Colle Vincent ha visto due persone cadere in voragini nel ghiaccio a circa 30 metri di profondità, richiedendo un complesso lavoro di estrazione da parte dei soccorritori.

Tecniche e strumenti di soccorso

Le operazioni di soccorso in montagna impiegano una vasta gamma di tecnologie e competenze. L'elicottero è uno strumento fondamentale per il trasporto rapido dei soccorritori, il sorvolo delle aree di ricerca e l'elisoccorso dei feriti. L'utilizzo dell'ARVA (Apparecchio di Ricerca in Valanga) è cruciale per localizzare persone sepolte sotto la neve, così come l'impiego di sonde per la ricerca manuale e cani da valanga addestrati.

Per la ricerca in crepaccio, vengono utilizzate tecniche di calata con corde e attrezzature specifiche, mentre sistemi come l'IMSI Catcher e i droni possono supportare l'individuazione di segnali telefonici o la mappatura del terreno.

CNSAS - Unità Cinofile di Superficie

Fattori che influenzano le operazioni di soccorso

Diversi fattori possono influenzare l'esito delle operazioni di soccorso. Le condizioni meteorologiche avverse, come vento forte, nebbia o cielo coperto, possono limitare o impedire l'intervento degli elicotteri e rendere più pericolose le operazioni a terra. La conformazione del terreno, la profondità della neve e la presenza di ostacoli come crepacci o ghiaccio vivo aumentano la complessità delle operazioni.

La tempestività dell'allarme e l'intervento dei soccorritori sono determinanti per aumentare le possibilità di sopravvivenza, soprattutto in caso di ipotermia o traumi gravi. La collaborazione tra diverse squadre di soccorso, come il Soccorso Alpino, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco e il personale medico, è essenziale per affrontare scenari complessi.

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