L'escursionismo con le ciaspole, o scialpinismo, offre la possibilità di godere appieno della montagna, specialmente quando si desidera una bella ciaspolata, anche senza essere in perfetta forma fisica. Una giornata limpida e soleggiata rende l'esperienza ancora più suggestiva.
Itinerario a Cima Mandriolo da Rifugio Formica: un'avventura tra boschi e panorami
L'auto può essere lasciata al tornantino prima del Rifugio Formica, all'imbocco della stradina regolarmente battuta dalle motoslitte, che si presenta come un vero e proprio "biliardo". L'itinerario inizia inoltrandosi in un boschetto, per poi emergere presto alla luce del sole primaverile che inizia a scaldare.
Dopo un breve strappo, il pendio si addolcisce momentaneamente. Proseguendo in direzione ovest-nord-ovest, con un percorso a zig-zag, ci si dirige verso una piccola croce situata più in basso rispetto alla cima, su una forcella in cresta.
L'elenco delle cime visibili è sempre un momento di condivisione e ammirazione. A sud, si estende l'intero gruppo del Pasubio, dal Col Santo ai "Denti", con il Carega e i Lessini sullo sfondo, e la vista che raggiunge anche il Monte Baldo. Ad ovest, a breve distanza ma leggermente più in basso, si trova il Vezzena con la sua caratteristica cima "tagliata" e il Forte. Tuttavia, il panorama a nord è senza dubbio il protagonista: la lunga catena dei Lagorai, con Cima d'Asta al centro, si estende fino a Passo Rolle, da dove si ergono le maestose Pale di San Martino. Le cime dolomitiche si confondono all'orizzonte, e si intuisce la grigia parete sud della Marmolada. Più a nord-est, si stagliano le Vette Feltrine e le Dolomiti Bellunesi con l'Alpago. Volgendo lo sguardo ancora più a nord, è possibile scorgere perfino le Alpi Austriache.

Dopo le consuete fotografie, l'aria frizzante in quota inizia a farsi sentire. Seguendo inizialmente le tracce di altri escursionisti, la tentazione di avventurarsi su un pendio immacolato, privo di pericoli, diventa irresistibile. Invece di riprendere la stradina, si sceglie di divagare, addentrandosi nel bosco, seguendo le tracce di lepri e caprioli. Questa variante ludica, con qualche "rotolata" nella neve e tornanti improvvisi per evitare affiorazioni rocciose, rende l'escursione ancora più divertente.
Dal fondo della Val Formica, il suono del piccolo skilift richiama al mondo civile. L'escursione si conclude con una meritata birretta al Rifugio Larici.
Cima Mandriolo: un itinerario tecnico e panoramico
Cima Mandriolo, con i suoi 2.049 metri, rappresenta un altro magnifico itinerario lungo l'interminabile cresta nord dell'Altopiano di Asiago, offrendo scenari assolutamente strepitosi, aerei e isolati. Questo percorso si trova al confine tra il Trentino e il Veneto.
Dettagli Tecnici dell'Itinerario
- Località di partenza: Rifugio Larici, Val d’Assa, Altopiano di Asiago
- Quota di partenza: 1.658 m
- Quota di arrivo: 2.049 m
- Dislivello: 525 m
Descrizione del Percorso
Dal Rifugio Larici (1.658 m), si sale il pendio erboso sulla sinistra, seguendo il sentiero n. 825. Si attraversa un rado bosco di abeti e larici per raggiungere la Bocchetta Larici (1.876 m).
Da qui, si prende a sinistra la cresta verso Cima Laste (1.867 m), seguendo il sentiero n. 209, e si arriva a Porta Manazzo (1.795 m).
Si inizia quindi a salire in maniera più decisa lungo la cresta (sentiero n. 205), esposta in alcuni punti, fino a raggiungere una bocchetta erbosa. Da qui, per un altro breve tratto, si risale fino a incontrare alcune roccette. Da queste, sulla destra, si diparte un esile sentierino che sale tra i mughi fino alla vetta di Cima Mandriolo (2.049 m).
Dalla cima, si scende nuovamente tra i mughi fino a ritrovare il sentiero n. 205. Lo si segue a sinistra fino alla bocchetta erbosa, e si scende sulla destra la larga pista che, attraverso pascoli, conduce verso la mulattiera sterrata del Sentiero della Pace.

Si ritorna così al punto di partenza, il Rifugio Larici, pronti per un'altra escursione lungo la cresta nord dell'Altopiano di Asiago. Questa cresta strapiomba direttamente sulla Valsugana, regalando vedute mozzafiato. Il percorso è stato segnato da importanti eventi bellici, sia durante la Grande Guerra che nella Seconda Guerra Mondiale, che invitano alla riflessione sull'inutilità dei conflitti.
Arrivo al Rifugio Larici e inizio dell'escursione
Arrivando in auto da Asiago, si oltrepassa Camporovere e si percorre un tratto della Strada Provinciale 349 della Val d’Assa fino al bivio sulla destra per i rifugi Larici e Val Formica. Arrivando non troppo presto la mattina, il parcheggio presenta già un po' di fermento. La giornata è splendida, con mucche al pascolo sui prati circostanti e sull'antistante Monte Cucco.
Si imbocca il sentiero alla sinistra del rifugio e si inizia a salire il ripido pendio erboso, salutati da qualche mucca. Davanti, si nota un nutrito gruppo di persone e una coppia. Terminata la salita più ripida, si prosegue più dolcemente tra larici e abeti fino a raggiungere la Bocchetta Larici, da cui si era precedentemente saliti a Cima Portule.
Nonostante la preparazione, il panorama verso la Valsugana e il Lagorai da una parte, e i dolci declivi erbosi e boscosi dall'altro lato dell'Altopiano, rapisce lo sguardo. L'attenzione si rivolge ora verso sinistra, alla lunga cresta che porta a Cima Mandriolo Costalta. Si ipotizza che pochi percorrano questo tratto, preferendo accorciare il percorso da Malga Porta Manazzo.
Il gruppo principale sale verso Cima Larici, riducendo il vociare a silenzio. Ci si ritrova soli a muovere i primi passi sul sentierino di cresta, immersi in una natura rigogliosa di mughi e conifere. Cima Mandriolo è già visibile in lontananza, indicando la direzione, sebbene la strada sia ancora lunga.
Il sentiero di cresta: panorami e varietà di ambienti
Il primo tratto del sentiero è comodo, ben indicato e a saliscendi. Aggira i mughi e gli alberi, offrendo ampie vedute verso la Valsugana e l'Altopiano. Da qui spicca il verde intenso dei pascoli del Monte Cucco, punteggiati da mandrie di mucche. Nonostante la foschia impedisca una vista profonda, il paesaggio presenta una notevole varietà di ambienti, dai prati ai boschi e alle rocce, con transizioni dolci.
Al termine di un grande prato, si rientra nel bosco. Improvvisamente, si nota l'immenso salto roccioso che precipita sulla destra, limitato solo dagli alberi. Il terreno torna ad ammorbidirsi grazie alla copertura di aghi di pino, rendendo piacevole il cammino.
All'improvviso, Cima Mandriolo appare con la sua caratteristica punta, sempre più vicina, massiccia e imponente, con la voragine verso valle. La discesa verso Porta Manazzo è caratterizzata da un'enorme quantità di tronchi abbattuti, residui della tempesta Vaia dell'autunno 2018, stranamente non recuperati in questa zona. Il sentiero è stato sgomberato, ma la furia del vento è ancora palpabile.
Escursione invernale salita a cima Manderiolo (Asiago) con vista panoramica su Valsugana!
Porta Manazzo: storia e memorie belliche
Porta Manazzo è una piccola sella erbosa che si incontra poco prima della salita in cresta al Mandriolo. A pochi metri più in basso si trova l'omonima malga, raggiungibile dalla mulattiera sterrata del Sentiero della Pace. Da questo punto, il panorama sulla Valsugana e sull'Altopiano è immensa, con la Piana di Vezzena che inizia a delinearsi.
Durante la Grande Guerra, questa zona era un caposaldo italiano, utilizzato per indirizzare le artiglierie verso i Forti Verle e Luserna e per tagliare i rifornimenti al nemico. Una lunga trincea, ormai inerbita, sale verso il Mandriolo, mentre a pochi metri dalla forcella sono ancora visibili le due gallerie dove venivano collocati i cannoni. La prima galleria è visitabile e presenta due uscite; la seconda è purtroppo crollata.
L'area tra Porta Manazzo e Cima Mandriolo fu teatro di scontri bellici durante la Prima Guerra Mondiale. Il Generale Cadorna menzionò in un bollettino la resistenza delle truppe, non solo contro il nemico, ma anche contro un meteo avverso, con nebbie che rallentavano il tiro delle artiglierie.
A Porta Manazzo si insediò una guarnigione italiana di circa 300 uomini, dotata di numerosi pezzi d'artiglieria, tra cui obici da 305 mm e cannoni da 149 mm, con lo scopo di interrompere i rifornimenti austriaci sulla Piana di Vezzena. Queste artiglierie presero di mira strade, Forti Verle e Luserna.
Porta Manazzo fu anche un rifugio partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Una croce in legno e ferro ricorda i partigiani Ferruccio Bergozza "Speranza" e Luigi Organo, caduti in combattimento. La zona fu teatro di rastrellamenti e scontri tra partigiani e nazifascisti.

Segnaletica e prosecuzione del cammino
Prima di proseguire, si nota una segnaletica che indica come inagibile il prosieguo del sentiero (n. 205) verso il Mandriolo. Tuttavia, si è imparato a ignorare tali avvisi, poiché spesso fanno riferimento a ostacoli rimossi. Il sentiero è stato liberato, e la via appare percorribile.
Si procede quindi verso la meta, affrontando un tratto leggermente più tecnico. Il sentiero si impenna, superando salti di roccette e radici, dove ci si aiuta con le mani. I passaggi, pur richiedendo un minimo di agilità, non presentano difficoltà eccessive.
Ai lati del sentiero, enormi tronchi abbattuti testimoniano la potenza della natura. Si nota la mancanza di recupero di questo materiale, un effetto dei cambiamenti climatici che rende eventi di tale portata sempre più frequenti.
Il sentiero è pulito e ben indicato. Alcuni passaggi sono spettacolari, con brevi arrampicate tra roccette cosparse di aghi di pino, mentre il vuoto verso la Valsugana e la Valle di Sella ricorda l'altitudine. Terrazzini rocciosi offrono punti panoramici unici.
Come il Portule, anche questa cresta non delude per spettacolarità e varietà di ambienti. Si prosegue tra larici, abeti e pini, camminando sul filo, a pochi metri dal vuoto, su bellissime rocce.
La giornata si fa più tersa, e la catena del Lagorai si distende in un mare infinito di cime. Al termine di questo tratto, gli alberi scompaiono, lasciando spazio a verdi prati circondati da un esercito di mughi. La meta si avvicina.
La vetta di Cima Mandriolo
Seguendo il sentiero, dopo qualche altro su e giù, si giunge a una piccola bocchetta erbosa. Alcuni bikers salgono da una strada sottostante su una pendenza impressionante. Scavalcando un dosso e un breve pendio, si arriva in una conca dove alcune rocce sono coperte da mughi.
Voltandosi indietro, si nota un esile traccia verso la cima vera e propria. Tornando qualche passo indietro, si inizia a salire un breve e ripido tratto. La traccia, sgombra solo per i primi metri, si addentra nei mughi, rendendo l'ascesa un'immersione nella natura.
Dopo aver spostato qualche arbusto e superato qualche gimcana, si emerge sulla cima, che in realtà è una piccola cresta. A un metro da un salto di oltre mille metri, ci si ferma per riposare e fare uno spuntino. Il panorama da quassù è indescrivibile, un'esperienza di libertà, isolamento e bellezza.

Altri itinerari scialpinistici sull'Altopiano
Quando si parla di scialpinismo sull'Altopiano, è inevitabile menzionare Cima Portule. L'interesse per questa montagna è sempre stato elevato grazie al suo pendio aperto, alla pendenza sostenuta, alle condizioni generalmente sicure e alla facilità di accesso, che l'hanno resa una classica tra gli itinerari sci-alpinistici dell'alto vicentino. Si tratta di itinerari impegnativi, in particolare i due valloni del Monte Verena, riservati a sci-alpinisti esperti.
Itinerario 1: Dall'Osteria del Termine a Cima Mandriolo
- Partenza: Osteria del Termine, m. 1298 (S.P. 349 Asiago-Trento)
- Si prende la mulattiera che porta nella Val Sparvieri (direzione O).
- Si risale la valle sulla sinistra orografica (direzione NNO) fino a q. 1532.
- Abbandonata la mulattiera, si sale per tracce di sentiero (direzione NNE) attraverso il bosco fino alle Casare di Campo Mandriolo, m. 1709.
- Poche centinaia di metri sopra le casare, si incontra una strada che si segue verso O fino a intersecare la Val Sparvieri (q. 1723).
- Abbandonata la strada, si sale su terreno aperto in direzione NNE fino a Cima Mandriolo.
Itinerario 2: Dall'Albergo Cima Larici a Cima Mandriolo
- Partenza: Albergo Cima Larici, m. 1658
- Si risale la pista da sci (direzione NNE), tenendosi sulla sinistra dell'impianto di risalita dismesso.
- Superato un tratto in falsopiano, si affronta il breve ma ripido pendio che porta sulla dorsale che scende da Cima Larici.
- Seguendo la dorsale verso N, si giunge in breve alla vetta di Cima Mandriolo (2.049 m).
Itinerario 3: Da M.ga Larici a Bocchetta Portule
- Partenza: Bivio per M.ga Larici e Bocchetta Portule (limitata possibilità di parcheggio)
- Si prende la strada per Bocchetta Portule (sentiero n. 826).
- Dopo tre tornanti, si attraversa lungamente, in leggera salita, il Bosco di Costa Larici.
- Giunti a q. 1788, si lascia la strada (che prosegue verso SSE) e si sale in direzione ENE, superando alcune fasce di mughi fino a q. 1900 circa.
- Da qui, si punta in direzione NNE per raggiungere il costone di Portule.
- Lo si rimonta con strette inversioni (attenzione alle cornici) fino a q. 2295.
- In breve, seguendo verso S l'ampia dorsale, si perviene alla Cima Portule (2301 m).
- Discesa: Si segue verso S la dorsale di C. Portule (Filon di P.) fino a q. 2220. Da qui, ci si cala con prudenza (direzione ONO) nella sottostante valletta, fino a incrociare la strada per Bocchetta Portule.
Itinerario 4: Dalla Val di Sella a Cima Kempel
- Partenza: Hotel Legno, m. 830, in Val di Sella
- Attraversato il ponte sul torrente Moggio, si prende sulla destra la strada forestale che sale nel bosco (direzione SSO).
- Dopo quattro ampie curve, la strada volge a ENE e attraversa diverse valli.
- Circa 100 m dopo aver incrociato la Valle dell’acqua, si abbandona la strada e si sale la costa boscosa (direzione SSO, sentiero n.208) fino a raggiungere la baita Lanzola, m. 1320.
- Da qui, si punta verso S alla strettoia che immette nella Val della Lanzola, la si supera con tratto alpinistico e si segue la valle (direzione SSE, poi ESE) fino a raggiungere il pendio del Kempel, m.1950.
- Si volge nuovamente a SSE per superare lo stretto e ripido canalone che sbocca a Porta Trentina, q. 2212 (pericolo di valanghe).
- Si segue la cresta in direzione SO fino a q. 2295, poi la larga dorsale verso S che in breve porta alla vetta.
Itinerario 5: Dal Rifugio Ghertele al Monte Verena (via Vallone Nord)
- Partenza: Albergo Ghertele, m.1133
- Attraversato il ponte, si prende la carrozzabile per M.ga Pusterle e Casare Mandrielle.
- Al quarto tornante dopo M.ga Pusterle, si prende la strada forestale che attraversa in piano il Bosco Pusterle (direzione ESE).
- A 1370 m, la strada incrocia il Vallone Nord; la si abbandona e si segue il fondo di quest'ultimo (direzione SSO) fino agli spalti rocciosi.
- Superato un breve gradino a q. 1800, si entra in uno stretto canale che sbocca alla forcella tra M. Verena e M. Rossapoàn, q. 1932.
- Da qui, seguendo la dorsale in direzione O, si arriva al M. Verena (2014 m).
Itinerario 6: Dal Rifugio Ghertele al Monte Verena (via Vallone della Valanga)
- Partenza: Albergo Ghertele, m.1133
- Si segue la strada carrozzabile fino al quarto tornante dopo M.ga Pusterle.
- Si continua a seguire la strada fino a q. 1461, dove la si abbandona per entrare, con direzione S, nel Vallone della Valanga.
- Si rimonta il vallone sulla sinistra orografica, spostandosi eventualmente verso il bosco.
- A q. 1650 circa, si rientra nel vallone e lo si segue fino all'anfiteatro roccioso.
- Da qui, si piega a SSO a prendere uno stretto canalino che porta alla forcella di q. 1942.
- Seguendo la pista da sci (direzione E), si arriva al M. Verena (2014 m).
