Pizzo Lungo: Caratteristiche e Attrezzatura per lo Scialpinismo

L'assolata val del Monte riserva itinerari scialpinistici molto interessanti e normalmente riparati dai venti settentrionali. La salita al Pizzo Cantone rientra tra quelle gite tranquille dove le condizioni della neve sono normalmente nel periodo invernale in neve fresca ed in primavera su neve portante trasformata; quindi sempre delle belle sciate.

Da Campacciolo, in prossimità dell'Albergo Forcola, si segue la strada fino al ponte sul torrente Spol. Lo si attraversa e si sale passando ben alla destra della malga Campaccio. Dopo qualche centinaio di metri si attraversa un ponticello verso destra e si sale lungo la stradina che con diversi tornanti sale verso la val del Monte. Arrivati al limite del bosco, sempre lungo la stradina, si prosegue verso sinistra arrivando in prossimità della malga del Monte. Da qui, seguendo una serie di vallette e brevi pendii in direzione nord, si piega leggermente verso destra, passando sotto le pendici meridionale del monte Campaccio, e si risale l'intero vallone che si chiude ad anfiteatro nella parte finale.

Itinerari e Cime di Interesse

Pizzo Paradisino

Il Pizzo Paradisino è la cima più elevata del territorio di Livigno e l'itinerario scialpinistico è il più conosciuto ed ambito dell'intera zona. La parte finale della salita si svolge interamente sul territorio elvetico, caratteristica che ne accresce il fascino.

La parte iniziale lungo la Valle del Vago presenta aspetti ambientali molto interessanti: il bosco rado, prevalentemente di larici anche secolari, è aggrappato alle irte pendici dei versanti laterali, e stretti canali creano valanghe dopo ogni nevicata, mentre tracce di animali qua e là creano ricami sulla neve. Terminata la zona boschiva, si entra improvvisamente nella Val di Campo, luogo bellissimo dall'armonia delicata dove il silenzio della montagna regna sovrano. Il bianco mantello invernale crea forme sinuose sui vari pendii che salgono verso l'alto. Quando si arriva nella parte alta dell'itinerario, si prova quel senso positivo di isolamento, lontano da tutto e da tutti, sensazione che ogni tanto fa bene.

Alpe Prei e Cima Piazzi

Una bella scialpinistica di notevole sviluppo si svolge per buona parte dell'itinerario in un bellissimo bosco intervallato da suggestive radure con caratteristiche baite in legno. All'uscita del bosco si arriva all'alpe Prei da dove si può ammirare il meraviglioso ed imponente versante settentrionale della Cima Piazzi. Si continua arrivando in prossimità della chiesina di San Colombano e, contornando le piste da sci del comprensorio, in breve si raggiunge la vetta dove un ampio panorama sulla Valdidentro coglie di sorpresa.

Montagne Imponenti e Accessibilità

Questa gita presenta un notevole sviluppo su una montagna imponente che offre diverse possibilità di salita. L'itinerario non presenta difficoltà tecniche, per cui è adatto a coloro che si avvicinano alla pratica dello scialpinismo ed è anche molto remunerativo per l'impegno fisico che ne deriva. Dalla cima la vista su tutta l'Alta Valtellina e le montagne del gruppo dell'Ortles-Cevedale è spettacolare.

Il percorso, con notevole sviluppo e pendenze moderate, si sviluppa in una zona pochissimo frequentata nel periodo invernale.

Pizzo Palù: Un Quadro Suggestivo

Se consideriamo l'aspetto estetico della montagna come uno dei principali motori dell'alpinismo, allora la triade di vette del Pizzo Palù, o meglio dei Pizzi di Palù, compone uno dei quadri più suggestivi di tutte le Alpi. Risulta quindi più facile comprendere come i tentativi di raggiungere la vetta del cosiddetto "castello argentato" abbiano visto arditi scalatori cimentarsi con questa montagna fin dai primordi dell'alpinismo.

Isolato e possente, il Palù domina, con la sua parete Nord, lo scenario di chi, dalla Diavolezza, spinge il suo sguardo verso meridione. Nessun'altra cima si impone tanto all'attenzione: come il trono di un dio, occupa il centro di un'immaginaria sala il cui pavimento è il pianeggiante Vadret Pers. La parete è alta dai 700 ai 900 metri ed è larga circa due chilometri; le creste non presentano profili particolarmente arditi, eppure è difficile non soffermarsi ammirati davanti all'armonia di questa montagna.

Partendo da una sella glaciale, una lunga cresta sommitale si distende da Est a Ovest seguendo lo spartiacque principale delle Alpi e per tre volte si impenna in altrettante vette: il Pizzo orientale di Palù, il Pizzo centrale e la Punta occidentale o Punta Spinas. Da queste tre vette scendono altrettanti speroni di ghiaccio e roccia armonicamente allineati.

Il meno rilevato dei tre è quello di Punta Spinas, che scende dapprima con una sottile cresta di neve a cui seguono i due terzi inferiori di roccette. Un grande vallone di ghiaccio separa questo sperone da quello centrale, il più possente rilievo della parete con i suoi 900 m di rocce e ghiaccio. A Est dello sperone centrale, la parete forma un nuovo grandioso vallone glaciale, tormentato da una cascata di seracchi che lo occupa quasi per intero. La sponda destra orografica del canale è costituita dall'ultimo dei tre speroni, quello orientale, che è anche quello dalle linee più armoniose e scende a disegnare una gigantesca S, di cui i due terzi basali sono formati da una costola rocciosa, seguita dalla nevosa cresta sommitale.

L'inferno bianco di Piz Palù (Die weiße Hölle vom Piz Palü) (A. Fanck e G. W. Pabst, 1929) v.o.s.i.

Ascensioni Storiche al Palù

I tentativi di raggiungere la vetta del Palù risalgono al 12 agosto 1835, data in cui pare che una comitiva formata da Oswald Heer, Meuli, P. Flury, Johann Madutz e il cacciatore di camosci Gian Marchet Colani abbia toccato la cima orientale. Più certa è la salita alla stessa vetta compiuta il 24 luglio 1863 da E. N. Buxton, W. F. Digby, W. E. Hall, J. Johnston e M. Woodmass con Peter Jenny, Alexander Flury e J. B. Walther. La vetta centrale fu raggiunta solo nel 1866 da K. E. Digby con Peter Jenny e un portatore.

Alternative e Discese Panoramiche

Come a volte può capitare in alta montagna, le condizioni per la salita al Palù potrebbero essere poco favorevoli: maltempo, condizione di instabilità dei pendii nevosi potrebbero consigliare di cambiare progetto. Ma in Val Bernina la giornata non sarà certamente sprecata. Qualora vi sia buona visibilità, è possibile, ad esempio, compiere la discesa dalla Diavolezza a Morteratsch lungo i ghiacciai del Vadret Pers e di Morteratsch. Si tratta di una "Mer de Glace" in miniatura che riserva, tuttavia, una splendida discesa, al cospetto del Pizzo Palù e della muraglia del Pizzo Bernina, il sovrano di queste cime.

La discesa è descritta come alternativa possibile al termine dell'itinerario del mese. Si ricordi che, poiché si svolge su un ghiacciaio, occorre avere un minimo di attrezzatura ed esperienza per far fronte ad eventuali problemi che potrebbero sorgere. In caso di dubbio è meglio avvalersi dell'ausilio di una Guida alpina.

Piste da Sci e Lagalb

La maggior parte della gente che d'inverno raggiunge la Diavolezza lo fa per poi scendere lungo le sue magnifiche piste da sci che, con un lungo itinerario, riportano alla stazione di partenza, ove, con la modernissima telecabina, si torna in alto per riprendere il gioco. Poco oltre la stazione di partenza della Diavolezza, in direzione del Passo del Bernina, si trova la funivia di Lagalb. Non ci si lasci ingannare dal fatto che per scendere esiste un'unica pista: si tratta di una discesa divertentissima e per sciatori esigenti e ben allenati sulle gambe. Dalla sommità di Lagalb si potrà inoltre godere di un inconsueto panorama sul massiccio del Bernina.

Pizzo del Ferro Orientale

L'itinerario per il Pizzo del Ferro Orientale è molto completo sia per il percorso sciistico non banale, sia per l'interessante arrampicata finale. L'accesso avviene dal parcheggio a lato di un bar-pizzeria, imboccando la Val Loga tenendosi inizialmente sul fondo (lungo tratto in piano), attraversando il torrente e innalzandosi sui terrazzamenti sulla dx orografica puntando al bivacco Cecchini, già visibile dalla partenza. A quota 2721, poco sotto il bivacco, una depressione della cresta consente il passaggio sulla parte superiore del ghiacciaio del Ferré. In alternativa, si può raggiungere il bivacco e traversare alla sua quota a sinistra.

Lasciando sulla propria dx la cima di Val Loga, si scende sul ghiacciaio perdendo circa 100 mt di dislivello. Una volta sul ghiacciaio, si punta alla gobbetta nevosa a destra della vetta. Qui si lasciano gli sci e si percorre la cresta finale di rocce e neve, più o meno delicata a seconda delle condizioni, sino alla croce di vetta.

Mappa topografica del Pizzo del Ferro Orientale

Variante per il Pizzo del Ferro Orientale

L'itinerario alpinistico presenta difficoltà PD-, con pendenze fino a 45° nel tratto finale per il pizzo del Ferro Orientale. Per la cuspide finale si deve risalire un ripido canaletto (55°) che deposita sul pendio finale (SO) per la vetta. Altra alternativa è la cresta E dal colle.

Descrizione dettagliata dell'itinerario del Pizzo del Ferro Orientale

Siamo al Centro della Montagna a montare una mostra fotografica in occasione del Melloblocco, al termine di una primavera piovosissima che ha rovinato tante gite con gli sci, e continuiamo a guardare la val del Ferro e le sue cime. Gli zaini sono molto pesanti: sci, scarponi, fotocamere. Niente cibo, che l'ho dimenticato, piccozze, ramponi e probabilmente qualche sasso mi piegano la schiena in avanti, mentre velocemente superiamo Ca di Rogni e pieghiamo a sx prima del ponticello, seguendo il sentiero per la val del Ferro. La luna va a nascondersi dietro il monte Lobia.

Ai m 1639 della casera del Ferro (ore 3), quando mi sono già abbondantemente bagnato le scarpe nell'attraversare il torrente, la neve pare ancora lontana. Sulla sx orografica risaliamo alcuni tornanti, per riportarci al centro della valle proprio al di sopra del grande salto di rocce da cui precipitano fragorose cascate. In questo tratto due grosse lingue di neve (siamo a circa m 1750) ci fanno ben sperare per il ritorno. Arriva l'alba che colora di rosa le Orobie. La neve è ora ovunque. Compatta e ruvida, tanto da lasciarmi camminare in scarpe da ginnastica fino a m 2500, dove il freddo ai piedi mi costringe a mettere gli scarponi da sci.

Vige l'anarchia. Ognuno batte una sua traccia, ognuno sceglie la tecnica che più lo aggrada: sci, scarpe da ginnastica, rampanti. La copertura permette di progredire senza particolari obblighi. Sfiga vuole che, nonostante le valanghe siano già scese, la neve non è più portante. Giovanni ben presto si rompe le scatole e rimette gli sci. In breve tempo siamo al terzo e ultimo spezzone della S (45°). Il ghiaccio si alterna alla fuffa. Dei fendenti di sole segnano la fine delle ostilità e ci proiettano nella splendida conca sotto la vetta.

Dopo un tentativo andato a vuoto di espugnare la cima per un canale diretto che ci avrebbe portato sulla cresta SO (via che avevo seguito l'anno scorso con Andrea, ma troppo azzardata oggi con la neve che molla), raggiungiamo l'evidente colletto sulla cresta E della cima (m 3150, ore 3). Roby è della mia stessa idea, per cui si ferma al colle, mentre io accompagno Giiovanni che vuole toccare la cima. Il primo microtiro tocca a me. La neve è marcia, placconate e blocchi si alternano a pietre instabili. Ma per me il Ferro orientale non vale 180 euro di attrezzatura abbandonata. È una cima che ho già salito d'inverno, che potrei risalire domani con gli attrezzi idonei, per cui non rischierei oltre. Pur con qualche difficoltà, siamo di nuovo da Roby. Pochi istanti e inizia una sciata super. Quando alla nostra sx il torrente del Ferro viene rimpiazzato dal Mello, prepotentemente veniamo ributtati tra la gente. Centinaia di boulderisti, escursionisti o semplici curiosi occupano ogni prato della valle.

Pizzo Lungo: Un Torrione Dimenticato

Ci sono montagne in Sicilia che da sempre desideravo conoscere meglio, vivere più da vicino, e questo anche se non offrivano l'opportunità di avventurarsi lungo grandi pareti di roccia dove aprire nuove vie. Alcune di queste cime sono rappresentate dai Monti di Calamigna, e in particolare dall'aspra dorsale rocciosa formata dal Pizzo di Cane e dal Pizzo del Leone. Non sono mai stato d’accordo con chi considera alcuni posti di serie A, ed altri più semplicemente di serie B. È questo il caso del Pizzo Lungo, un torrione di pietra dimenticato alla base di una montagna selvaggia, e dalla cui punta, alta 888 metri, si può godere un panorama unico su una Sicilia in cui il tempo sembra non essere mai trascorso.

A questo punto non era più possibile resistere, e finalmente la scorsa estate, in compagnia di Kira, la mia cagnolina, riuscii a mettermi in viaggio alla volta di questi luoghi da tanto tempo desiderati. Parcheggiata la macchina sotto un sole cocente, puntammo direttamente al magnifico obelisco, che a causa del fortissimo caldo tipico delle nostre estati, appariva ora come un miraggio. Fu grande lo stupore nello scoprire una linea logicissima e mai salita sulla parete nord. Un pilastrino fessurato dava accesso ad un bellissimo camino bianco che portava direttamente in punta con una logica impeccabile.

In compagnia di David Gallo, un forte arrampicatore di Noto nonché un mio caro amico, eravamo in giro per la Sicilia occidentale con l’intento di arrampicare per due giorni lontano dalla falesia. L’idea era quella di scalare nella zona di Rocca Busambra, ed eventualmente, di andare anche sul Pizzo Lungo. Quel camino perfetto sembrava aspettare ormai da troppo tempo che qualcuno lo salisse, e finalmente sembrava essere arrivato il suo turno.

Giunti in una Casteldaccia semi deserta, dopo un veloce giro al centro e una buona pizza, la voglia di andare via era troppo forte. Lasciamo così il paese in tutta fretta e impiegammo un po’ per trovare la giusta stradina che saliva verso la montagna. Sveglia presto come sempre, e fatti gli zaini eccoci ad attraversare dapprima un campo traboccante di pungenti cardi, e poi a risalire la ripida pietraia che porta sotto le pareti. L’aria di fine settembre ormai rinfrescata mi fece dimenticare il caldo patito in occasione del mio primo giro esplorativo in questi posti, e dopo i soliti preparativi del caso, finalmente ecco che le mani accarezzavano le rocce. Il pilastrino iniziale si rivelò bellissimo, e i tiri seguenti saliti sempre all’ombra, ci regalarono una magnifica roccia bianca davvero piacevole da scalare.

In discesa, tanto per cambiare, pulimmo tutta la via, e in particolar modo al terzo tiro, per eliminare dall’itinerario una lastra pericolosa che noi non avevamo potuto aggirare in nessun modo, aggiungemmo uno spit sullo spigolo di destra, diminuendo così di tanto i possibili pericoli a chi un giorno vorrà percorrere questa nostra via. Il ritorno a casa come al solito fu un po’ triste, ma per fortuna esiste sempre la possibilità di ripartire, di rimettersi in viaggio verso nuove vie su pareti dai nomi poco noti.

Panorama dalla cima del Pizzo Lungo

Pizzo Alto: Itinerario e Varianti

L'accesso al Pizzo Alto da Trento prevede di percorrere la SS47 della Valsugana in direzione Bassano. Uscire a Pergine Valsugana e proseguire in direzione Val dei Mocheni. Salire tutta la valle sulla sinistra (destra orografica) passando da Sant'Orsola e raggiungere Lenzi, sede del comune Palù del Fersina, e proseguire diritto per la frazione Battisti.

Salita al Pizzo Alto

  1. Dal parcheggio proseguire a piedi lungo la strada fino alle case presso il tornante a sinistra (70-100m).
  2. Con gli sci salire tra le case (a destra della strada) e proseguire in direzione Est (destra) nel bosco su sentiero fino ad incrociare la strada di accesso al Museo Miniera che sale da Frotten.
  3. Proseguire sulla strada seguendo il tracciato del sentiero E5 (Sat 325) in direzione Sud-Est (diritto).
  4. Prima del Museo Miniera, sulla strada, si trova il bivio per Maso Lenzi (1685m). Questa è una stradina che scende a destra e permette con un ponte di attraversare il torrente Fersina.
  5. Dopo aver attraversato il torrente, si prosegue in salita attraversando il grande prato alla sinistra di Maso Lenzi (casa a destra poco sopra il ponte, 1683m), seguendo lo stesso percorso del sentiero estivo nr. 325 Sat che porta al lago di Erdemolo.
  6. La salita prosegue rimanendo sulla destra della valle in direzione del piccolo passo posto a quota 2030m circa, a sinistra dell'ampia cresta che scende dal Pizzo Alto verso il Monte Stocher. Questo tratto di salita si svolge prevalentemente in bosco di larici molto rado.
  7. Raggiunto il valico si apre davanti la conca del Lago d'Erdemolo, più in basso leggermente a sinistra. A destra prosegue la salita per il Pizzo Alto, ben visibile di fronte dal passo, e a sinistra, un po' nascosto, si trova il Rifugio Lago d'Erdemolo (2006m).
  8. Piegare a destra (S-O) e risalire il versante aperto che permette l'accesso alla lunga dorsale che porta verso la cima e funge da spartiacque tra la conca di Erdemolo e la Val Cava.
  9. Una volta rimontato il versante che si affaccia verso il rifugio (Nord-Est), si prosegue verso sinistra in direzione Sud fino a raggiungere la vetta (2264m) ormai ben visibile.

Discesa dal Pizzo Alto

  1. Lungo l'itinerario di salita.
  2. Con condizioni di neve assolutamente sicure, scendere per un breve tratto lungo l'itinerario di salita e poi a destra in direzione Ovest Nord-Ovest per portarsi sui pendii sotto la Forcella del Lago (2213m) senza percorso obbligato.
  3. Da sotto la forcella volgere a sinistra (Nord) e scendere nel centro della valletta che sfocia presso i ripidi pendii che scendono nel Lago d'Erdemolo.
  4. Arrivati dove il pendio si impenna, portarsi a sinistra e con traverso puntare decisi al passo a sinistra del rifugio e con diagonale raggiungerlo.
  5. Proseguire la discesa lungo l'itinerario di salita.

Varianti di Salita/Discesa per il Pizzo Alto

Salita - Museo Miniera

Arrivati al punto 4, si può decidere di proseguire diritto sulla strada in direzione del Museo Miniera (1700m circa). Passare a sinistra del piccolo centro visitatori e proseguire in salita sulla stradina tra alcuni larici fino ad attraversare il torrente e congiungersi con il percorso sopra descritto, passando sul lato destro dell'ampio vallone.

Discesa/Salita - Maso Lenzi

Arrivati a Maso Lenzi, scendendo, si può continuare la discesa rimanendo sulla sinistra orografica del Torrente Fersina. Poco sotto il maso, infatti, parte una stradina sterrata che scendendo nel bosco permette di arrivare fino a quota 1445m, da dove, con un ponte, si può attraversare nuovamente il torrente. Una volta attraversato il torrente, si risale a piedi o con gli sci (se c'è neve) con un sentierino fino al parcheggio in circa 5-10 minuti.

Salita - Stradina per Maso Lenzi

Al tornante a sinistra sotto la frazione Battisti si può abbandonare la strada asfaltata che sale alle case e proseguire diritto verso il torrente Fersina (1417m). Seguire la stradina fin dove possibile e poi proseguire con gli sci. La strada attraversa il Torrente Fersina e con salita nel bosco a destra del torrente, salendo, arriva nei pressi del Maso Lenzi.

Note sull'itinerario del Pizzo Alto

Capita che la strada di accesso al Museo Miniera venga pulita dalla neve; se ciò accade, conviene effettuare la salita e la discesa seguendo le Varianti 3 e 4. Il sentierino, della variante 3, che scende al ponte sul Fersina parte nei pressi del cartellone informativo e passa sotto il parcheggio a valle del tabellone scendendo verso il centro della valle.

Questo itinerario si sviluppa nella parte finale su versanti Nord. Valutare quindi attentamente il bollettino valanghe e le condizioni del manto nevoso sul posto.

Attrezzatura Essenziale per lo Scialpinismo

Lo scialpinismo è un’attività sportiva che trova il suo terreno di gioco nella neve, in quota e su pendii incontaminati. Per praticarla in sicurezza e con efficacia, è necessaria un'attrezzatura specifica:

Sci

Sono lo strumento di base di ogni scialpinista e rispondono ad esigenze molto elevate di robustezza ed allo stesso tempo leggerezza per il trasporto. Sono reattivi e affidabili, uniscono spesso la solidità del legno con applicazioni in altri materiali come la fibra di carbonio.

Pelli di Foca

Le pelli di foca possono essere completamente naturali, offrendo un'ottima scorrevolezza sulla neve ed una leggerezza unica, oppure miste tra Mohair e Nylon. Quest'ultima fibra aggiunge resistenza nel tempo e alle abrasioni.

Scarponi

Parallelamente agli sci, anche gli scarponi hanno standard molto alti di leggerezza, performance e comodità in fase di salita. La calzata è resa confortevole grazie alle scarpette interne, costituite da una fodera leggera e termoformabile. Grazie ai materiali sempre più sofisticati, anche il livello di isolamento termico è sempre più alto.

Attacchi

Gli attacchi da scialpinismo sono formati da puntale e talloniera, che a sua volta può essere corredata da skistopper oppure alzatacco rotante.

Caschetti

Leggeri, traspiranti ed estremamente stabili, sono pensati per essere indossati a lungo e per proteggere da eventuali cadute.

Ramponi

Classici, automatici o semiautomatici, sono costruiti in acciaio per offrire una resistenza incredibile nel tempo oppure in alluminio per privilegiare i parametri di leggerezza. Possono avere da sei a dodici punte e una struttura quasi minimale per una facilità di trasporto senza pari.

Piccozze

Superleggere e dotate di vari accessori come la paletta o il puntale, si intersecano insieme ai ramponi con l'attrezzatura da alpinismo vero e proprio.

Zaini

Gli zaini da scialpinismo hanno capienze molto differenti, che variano dai 15 litri, ideali per le gare o per le uscite in giornata, fino ai 65 litri, ideali per contenere anche scarponi, ricambi o tutto il necessario per una competizione. Spesso sono composti da scomparti separati per dividere ad esempio i ramponi dal resto dell’attrezzatura, o da tasche esterne per l’accesso rapido alle pelli di foca.

Materiale da Autosoccorso

A questa tipologia di attrezzatura si affianca il materiale da soccorso, che comprende sia i kit antivalanga (pale e strumenti ARVA), sia l'attrezzatura per autosoccorso. Troviamo quindi le carrucole bloccanti o di emergenza, così come kit completi adatti al recupero in crepaccio.

Schema di attrezzatura da scialpinismo

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