Maxi truffa dei certificati energetici: condanne per danno erariale

La Corte dei Conti ha emesso una delle sentenze più pesanti in Italia nell'ambito delle sofisticate truffe sui certificati energetici, condannando 18 persone e 5 società a risarcire allo Stato oltre 135 milioni di euro. Questa somma sarebbe sufficiente a finanziare un terzo del nuovo polo sanitario torinese del Parco della Salute o quasi interamente la costruzione del prolungamento della linea 1 della metropolitana da Cascine Vica al centro di Rivoli. I soldi, sottratti alle casse pubbliche, derivano da una redditizia associazione a delinquere che, tra il 2014 e il 2017, ha emesso certificati energetici falsi per progetti ambientali inesistenti, incassando fondi pubblici e riciclandoli all'estero, in particolare in Bulgaria, ma anche a Dubai e in Sud America.

Schema illustrativo del meccanismo di truffa dei certificati energetici, evidenziando il flusso di denaro e l'emissione di documenti falsi.

Il meccanismo della truffa

Il metodo truffaldino, descritto come sofisticato ma semplice nella sua essenza, sfruttava la "monetizzazione" del concetto di risparmio energetico attraverso la programmazione e realizzazione di progetti di efficientamento delle fonti rinnovabili. Il fulcro del sistema era l'emissione dei certificati energetici, che corrispondevano al risparmio di una tonnellata di petrolio. Questi certificati, emessi e commercializzati come fossero azioni, rappresentavano una fonte di denaro contante illimitata.

Le sentenze penali e le indagini della Guardia di Finanza hanno dimostrato inequivocabilmente che le società accusate e i loro amministratori erano responsabili dell'ottenimento fraudolento dei certificati. L'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Roberto Furlan, ha rivelato l'esistenza di un'unica organizzazione dedita a queste frodi.

Dove sono finiti i soldi

I proventi delle truffe, derivanti dalla vendita dei certificati energetici, sono stati reinvestiti in beni di lusso come Rolex, automobili, immobili e attività commerciali. I soldi sono stati riciclati attraverso transazioni che hanno toccato la Bulgaria, la Svizzera e persino Dubai. Tra i condannati al risarcimento di oltre 135 milioni di euro figurano Gianluca Santovito e sua sorella Patrizia, indicati come ideatori della maxi truffa. Tra gli altri "obbligati in solido" vi sono l'imprenditore Ramon Manolo Vallar e il suo legale di fiducia, l'avvocato Mario Pauletti.

L'avvocato Pauletti, in particolare, avrebbe investito parte dei fondi truffati in un ristorante del centro di Torino, il "Gigi Cucina Urbana", gestito da sua moglie. Il danno erariale complessivo accertato dalla Corte dei Conti ammonta a 135.663.879,85 euro. Sebbene parte delle somme sia stata recuperata, altre rimangono nella disponibilità di alcuni dei condannati che si trovano all'estero, come Salvatore Diliberto, residente in Perù.

Illustrazione di beni di lusso (auto, orologi, immobili) come possibile destinazione dei fondi truffati.

Coinvolgimento di Mario Pauletti

Mario Pauletti, avvocato civilista romano, è già stato arrestato in precedenza per truffa, ricettazione e associazione per delinquere nell'ambito di un'indagine parallela a quella "Telekom Serbia". Nonostante gli arresti domiciliari concessi in seguito, l'ordine di custodia cautelare è stato confermato. La sua difesa ha sottolineato il suo stato di salute precario e la complessità dei fatti, chiedendo una ricostruzione obiettiva della verità.

Emergono indiscrezioni secondo cui l'accusa principale che ha portato al suo arresto sarebbe quella di riciclaggio, data la sua presunta incapacità di spiegare la provenienza di 120 milioni di dollari. Pauletti ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda "Telekom Serbia", tesi che ha ribadito anche durante un confronto in carcere con Igor Marini. L'indagine relativa all'operazione finanziaria del 1997 che portò Telecom Italia ad acquisire una quota della compagnia telefonica jugoslava ha rivelato tentativi di truffe plurimilionarie attraverso un giro di titoli stranieri.

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La vicenda "Royal srl"

L'inchiesta ha messo in luce il caso della "Royal srl", una società "Esco" (Energy Service Company) fondata nel marzo 2016 a Rivarolo Canavese. In pochi mesi, la Royal ha incassato 15 milioni di euro dalla vendita di certificati energetici. Il 18 novembre 2016, l'avvocato Pauletti, Ramon Manolo Vallar e Patrizia Santovito sono entrati a far parte della società. Vallar è diventato presidente, Patrizia Santovito consigliere delegato e Pauletti consigliere.

Secondo le indagini coordinate dal PM Furlan, la Royal ha ottenuto somme di denaro per l'efficientamento energetico senza aver sostenuto costi reali. Al 31 dicembre, la società ha distribuito utili per 7 milioni di euro, di cui 3 milioni finiti in un conto svizzero intestato a Patrizia Santovito. Circa 400.000 euro, incassati da Pauletti come dividendi e compensi, sarebbero confluiti nella società Dlm, che controlla il ristorante "Gigi Cucina Urbana".

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