Olimpiadi Invernali 1972: Sapporo, la prima edizione asiatica

Le Olimpiadi Invernali del 1972 si disputarono a Sapporo, nell'isola giapponese di Hokkaido. La scelta di tale sede aveva il preciso scopo di diffondere anche in Estremo Oriente l'interesse per gli sport invernali, nonostante a Sapporo le condizioni ambientali non fossero esattamente l'ideale per la disputa di competizioni di questo tipo.

I Giochi furono assegnati ufficialmente durante la 64ª Sessione del CIO di Roma del 26 aprile 1966. Sapporo aveva precedentemente ottenuto la possibilità di organizzare i Giochi olimpici invernali 1940, ma il Giappone rinunciò in seguito allo scoppio della Seconda guerra sino-giapponese e quell'edizione dei Giochi venne annullata. La città giapponese prevalse sulla canadese Banff, la finlandese Lahti e Salt Lake City.

Le Olimpiadi Invernali del 1972 furono la prima edizione olimpica invernale ospitata dall'Asia. Sapporo, importante centro industriale, all'epoca con più di un milione di abitanti, è capoluogo dell'isola di Hokkaido, nella zona settentrionale del Giappone, non lontano dalla Siberia. Dalla cima della montagna alla riva del mare non c'era abbastanza dislivello per organizzare la discesa maschile secondo le norme internazionali: si dovette pertanto provvedere con una struttura aggiuntiva artificiale, una sorta di torre collegata con uno scivolo alla pista già esistente, rimossa rapidamente al termine della manifestazione.

Per l'arrivo della fiamma olimpica in Oriente, i giapponesi investirono una fortuna sugli impianti e sulle strutture di Sapporo. La cerimonia inaugurale vide per la prima volta il lancio di 18.000 palloncini al cielo al posto dei piccioni. Commozione per le stampelle di Ingrid Lafforgue, la sciatrice alpina portabandiera della Francia, reduce da un incidente.

Cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Sapporo 1972 con lancio di palloncini

Sci Alpino: l'Italia protagonista e le controversie

Nello sci alpino imperversarono Svizzera e Italia, relegando due tradizionali protagoniste come Francia e Austria al ruolo di comparse. Gli azzurri poterono contare soprattutto sulle prodezze della famiglia Thoeni.

Il giorno fortunato per gli italiani cadde il 10 febbraio quando Gustav Thoeni, sulla pista di Teineyama, riuscì a vincere il gigante. Tre giorni dopo, nello slalom, Thoeni dovette accontentarsi del secondo posto, precedendo di 2/100 il cugino Roland Thoeni, medaglia di bronzo.

Per i giapponesi ci fu il trionfo assolutamente inatteso nel salto dai 70 m, con tre atleti ai primi tre posti. Il saltatore con gli sci Yukio Kasaya ottenne una vittoria storica nella gara di trampolino normale, diventando il primo giapponese a vincere una medaglia d'oro alle Olimpiadi Invernali. I suoi connazionali Akitsugu Konno e Seiji Aochi arrivarono secondo e terzo, completando un podio tutto nipponico.

Per gli austriaci dovevano essere i Giochi del loro grande Karl Schranz, detto 'l'aquila nera'. Tuttavia, poco prima dei Giochi, Schranz venne escluso per professionismo, facendo da capro espiatorio nel contrasto fra il CIO e i tempi nuovi. Lo sci internazionale si era ormai fatto interprete di certe novità economiche e persino inventore di altre, con un gran fervore di sponsorizzazioni e un consistente giro economico. Il CIO fu costretto a inventarsi una 'commissione di eleggibilità' per controllare il dilettantismo (o il professionismo) di quasi tutti gli atleti di vertice. A seguito dell'ovvia reazione degli organizzatori giapponesi, si decise di intervenire sui casi più evidenti e in parte ostentati di professionismo, e di tale linea fece le spese Karl Schranz, privato dell'ultima occasione della sua vita per arrivare all'oro olimpico. Ci furono le proteste austriache, con alcune manifestazioni in suo favore.

Senza Schranz, la discesa libera fu appannaggio della Svizzera, come da pronostico: Bernhard Russi prevalse su Rolland Collombin. Gli italiani Marcello Varallo, Stefano Anzi e Giuliano Besson si classificarono rispettivamente decimo, undicesimo e dodicesimo. Gustav Thoeni raccoglieva punti per la classifica mondiale della combinata.

In campo femminile la stella fu, come da pronostico, la svizzera Marie Thérèse Nadig, dominatrice della discesa libera e dello slalom gigante. Le azzurre non ottennero risultati di rilievo, mentre la sciatrice più forte del mondo, l'austriaca Annemarie Pröll, favoritissima in discesa e gigante, fu battuta in entrambe le gare proprio dalla Nadig.

Sci Nordico e Combinata Nordica

Le competizioni di sci nordico si svolsero di fronte a pochi spettatori, più che altro per la dislocazione fuori Sapporo delle piste. La Norvegia vinse cinque medaglie su nove in campo maschile, con l'acuto dei due primi posti di Pål Tyldum e Magne Myrmo nella prova dei 50 km. Lo stesso Tyldum fu argento sui 30 km, dove Johs Harviken prese il bronzo, e Ivar Formo fu bronzo sui 15 km. La Svezia vinse con Sven-Åke Lundbäck proprio i 15 km, l'URSS con Vyacheslav Vedenin i 30 km, e fu questo il primo oro individuale maschile per il fondo sovietico.

Fra le donne la sovietica Galina Kulakova fu oro sui 5 e sui 10 km, davanti rispettivamente a una finlandese (Marjatta Kajosmaa, bronzo nell'altra prova) e alla cecoslovacca Helena Šikolova. La staffetta 3 x 5 km vide prima l'URSS, poi la Finlandia e infine la Norvegia.

La combinata nordica, fondo più salto, premiò abbastanza a sorpresa il tedesco orientale Ulrich Wehling, che con buona regolarità nelle due prove superò il finlandese Rauno Miettinen e l'altro tedesco orientale Karl-Heinz Luck.

Slittino e Bob: l'incredibile pareggio e le speranze italiane

Nel mondo dello slittino, dove la vittoria si decide nello spazio di un battito di ciglia, il "pareggio" è una rarità statistica. Eppure, alle Olimpiadi invernali di Sapporo 1972, in Giappone, la fisica e i regolamenti si arresero davanti a una coincidenza incredibile. Per l'Italia, Paul Hildgartner e Walter Plaikner si classificarono primi (ex-aequo) nello slittino biposto, insieme alla coppia della Germania Est formata da Horst Hörnlein e Reinhard Bredow.

Al termine delle due manche, il verdetto per Italia e Germania Est fu identico: 1:28.35. Per capire quanto fosse infinitesimale questo distacco, basta un calcolo: a una velocità di circa 100 km/h uno slittino percorre meno di 3 centimetri in un millesimo. Quel vantaggio "fantasma" dei tedeschi era lungo tra 5 o 8 centimetri: meno di un palmo di mano su un percorso di un paio di chilometri. Fu dunque anche questo caso di "podio sdoppiato" a causa di un limite burocratico a spingere le federazioni alla riforma. Già nel 1973, infatti, la FIL impose il passaggio ufficiale a un livello superiore di accuratezza nel cronometraggio, al millesimo di secondo.

Slittino biposto durante le Olimpiadi Invernali di Sapporo 1972

Il bob era a priori tutto italiano: pista costruita su progetto nostro, nostri e per la precisione cortinesi tutti i bolidi. La previsione generale fu rispettata e vi fu lotta fra svizzeri, tedeschi (occidentali) e italiani, ma nessun oro per gli azzurri: Gianfranco Gaspari e Mario Armano arrivarono quarti nel bob a due, superati da due equipaggi tedeschi e da un equipaggio svizzero. Nella prova a quattro Nevio De Zordo, Gianni Bonichon, Adriano Frassinelli e Corrado Dal Fabbro furono secondi ad appena 76 centesimi dagli svizzeri: un errore abbastanza grosso alla sesta curva della quarta e ultima manche costò forse il grande successo.

Pattinaggio di Velocità e di Figura

Nelle prove su ghiaccio, l'olandese Adrianus 'Ard' Schenk si distinse vincendo tre ori, sui 1500, 5000 e 10.000 m, minacciato soltanto in quest'ultima prova da Cornelis 'Kees' Verkerk, olandese come lui. Erhard Keller, tedesco, fu il miglior velocista, vincitore dei 500 m. L'unica traccia giapponese fu l'ottavo posto di Masaki Suzuki sui 500 m.

Fra le donne le statunitensi, con due medaglie d'oro (Anne Henning nei 500 m e Dianne Holum nei 1500 m), vinsero più di tutte. La Norvegia fece un po' meglio con le donne, due argenti e un bronzo. L'Olanda vinse i 3000 m con Christina 'Stien' Baas-Kaiser, ma la sua più attesa pattinatrice, Atje Keulen-Deelstra, si piazzò soltanto: una volta seconda, due volte terza.

Nel pattinaggio artistico, i sovietici, nella gara a coppie, presero oro e argento (rispettivamente con Irina Rodnina-Aleksey Ulanov e con Lyudmila Smirnova-Andrey Suraikin). Un'austriaca (Beatrix Schuba) e un cecoslovacco (Ondrej Nepela) si affermarono nelle prove individuali. L'azzurra Rita Trapanese fu settima nella sua gara.

Altri Sport e Curiosità

Quattro medaglie d'oro furono conquistate dalla Germania Est, nella combinata nordica (con Ulrich Wehling che conquistò il primo dei suoi 3 titoli olimpici consecutivi) e in tutte e tre le prove dello slittino. Quattro medaglie d'oro anche per l'Olanda, tutte provenienti dal pattinaggio di velocità, dove giganteggiò Ard Schenk, dominatore nei 1500, 5000 e 10000 m.

Nello speciale di sci alpino la vera sorpresa fu il fatto che sul gradino più alto del podio salì uno spagnolo: Francisco Fernandez Ochoa. Si tratta della prima medaglia d'oro della Spagna alle olimpiadi invernali.

Il medagliere finale dei Giochi di Sapporo fu dominato dall'URSS che conquistò 16 medaglie. Dietro i sovietici Germania orientale (14 titoli) e Svizzera (10).

Le Olimpiadi Invernali di Sapporo furono un evento memorabile, segnato da innovazioni, atleti eccezionali e alcune controversie, che aprì la strada all'organizzazione di grandi eventi sportivi in Asia.

SAPPORO 1972 ARGENTO NEVIO DE ZORDO (ORO SVIZZERA)

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