La storia delle Olimpiadi Invernali del 1956 a Cortina d'Ampezzo è profondamente intrecciata con lo sviluppo degli sport invernali in Italia, in particolare dello sci alpino, dello slalom e della discesa libera. Sebbene le origini esatte dell'attività sciatoria italiana non siano documentate con precisione, i primi semi di questa disciplina furono gettati ben prima dell'assegnazione dei Giochi a Cortina.
Le Radici degli Sport Invernali in Italia
Il primo contatto dell'Italia con gli sci risale al 1670, quando don Francesco Negri, un parroco di Ravenna, portò con sé un paio di sci da un suo audace viaggio a Capo Nord. Tuttavia, per trovare sci più adatti alla discesa, simili a quelli utilizzati per una passeggiata in stile nordico, fu necessario attendere il 1896. In quell'anno, un ingegnere svizzero di nome Paul Kind li esibì a Torino, provandoli anche sulle nevi di Sauze d'Oulx, in alta Valle di Susa. Questo evento segnò un passo importante, poiché nel 1899 venne fondato lo Ski Club Torino. Nel 1905, la Valle di Susa ospitò i primi corsi di sci, sebbene inizialmente riservati al personale militare.
Parallelamente allo sci, anche il bob iniziò a prendere piede in Italia. Nell'inverno del 1905, alcuni giovani di Cortina d'Ampezzo sperimentarono uno slittino a due e a quattro posti sulla strada da Pocol a Cortina, dando vita, almeno per l'Italia, al bob. La prima pista dedicata a questa disciplina sorse proprio a Cortina nel 1923. Per quanto riguarda il pattinaggio, la sua storia italiana è legata a Torino, dove nel 1911 venne realizzata una pista sul ghiaccio di un laghetto nel parco del Valentino.

Il Ruolo Chiave del Conte Alberto Bonacossa
L'arrivo di Cortina d'Ampezzo come sede della massima manifestazione di sport invernale fu in gran parte merito del conte Alberto Bonacossa. Proveniente da una nobile famiglia milanese, Bonacossa fu un pioniere del pattinaggio artistico in Italia, conquistando il titolo nazionale dal 1914 al 1928. Per tre anni, detenne anche il titolo nella specialità a coppie, insieme alla moglie Marisa, anch'essa campionessa nazionale individuale dal 1920 al 1928.
La sua passione per gli sport invernali non si fermò al pattinaggio. Bonacossa praticò anche il bob, contribuendo alla formazione di un equipaggio italiano per i primi, seppur non immediatamente ufficializzati, Giochi Invernali del 1924 a Chamonix. Fu inoltre un alpinista, uno sciatore di fondo e un discesista.
Membro del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) dal 1925, Bonacossa assunse il ruolo di presentatore ufficiale della candidatura di Cortina d'Ampezzo per l'organizzazione dei Giochi del 1944. La località dolomitica, con la sua altitudine di 1224 metri, la sua splendida conca circondata da montagne ideali per lo sci alpino, e le sue piste per lo sci di fondo e il pattinaggio di velocità, offriva un potenziale notevole, nonostante la necessità di ulteriori sviluppi per gli sport del ghiaccio, come uno stadio dedicato al pattinaggio artistico e all'hockey, che all'epoca era ancora un progetto.
La Lunga Strada verso il 1956
Nel 1939, Cortina d'Ampezzo ottenne 16 voti in entrambe le votazioni decisive, superando Montreal (12 voti) e Oslo (7 voti). Tuttavia, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interruppe bruscamente tutti i piani per i Giochi del 1944. L'Italia dovette attendere il 1946 per vedere la rinascita della sua federazione sciistica, sotto la presidenza di Giovanni Nasi.
Nel 1947, Cortina si ripropose per ospitare i Giochi del 1952. I Giochi dell'anno precedente erano stati assegnati a St. Moritz, in Svizzera, una nazione neutrale che offriva garanzie di tranquillità e organizzazione. Tuttavia, nella sessione del CIO a Stoccolma, Cortina raccolse solo 9 voti, la metà di quelli ottenuti da Oslo. La determinazione degli ampezzani non venne meno, e nella sessione del CIO tenutasi a Roma nel 1949, sfruttando il "fattore campo" e un CONI forte anche sul piano diplomatico, Cortina vinse a larga maggioranza con 31 voti contro i 7 di Montreal. Il conte Alberto Bonacossa, insieme al conte Paolo Thaon di Revel, membro del CIO, fu tra gli attori principali di questa campagna.

Organizzazione e Finanziamenti
Il Comitato organizzatore fu presieduto dal conte Paolo Thaon di Revel, mentre il Comitato esecutivo vide alla presidenza Giulio Onesti, presidente del CONI, con Ottorino Barassi, presidente della FIGC, nel ruolo di vice. Il finanziamento dei Giochi fu un aspetto cruciale, con il CONI che beneficiava di un flusso di denaro in costante aumento grazie agli incassi del Totocalcio.
Il primo grande ostacolo fu la scelta della data ideale, tenendo conto delle condizioni meteorologiche abituali della zona. Un preventivo di spesa per i Giochi fu approntato dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano nel 1952, basato sulla partecipazione di 4000 atleti da 35 nazioni, stimando costi complessivi di 2.500.000.000 di lire. Questo preventivo fu aggiornato nel 1954 con l'aggiunta di ulteriori 800.000.000 di lire. Il costo totale per le opere sugli impianti permanenti e temporanei, comprese tribune, attrezzature e terreni, ammontò a 1.943.846.614 lire.
Il CONI fu l'unico finanziatore, data la limitatezza delle risorse del Comune di Cortina d'Ampezzo, che contribuì principalmente donando il terreno per lo Stadio Olimpico del Ghiaccio. A Giochi conclusi, il bilancio consuntivo per la sola organizzazione dell'evento riportò ricavi per circa 531.000.000 di lire.
I Giochi del 1956: Eventi e Protagonisti
I VII Giochi Olimpici Invernali, noti come Cortina 1956, si svolsero a Cortina d'Ampezzo dal 26 gennaio al 5 febbraio 1956. La cerimonia di apertura ebbe luogo giovedì 26 gennaio 1956, alle 11:30 UTC+1, presso lo Stadio Olimpico del Ghiaccio.
La fiaccola olimpica fu accesa a Roma il 22 gennaio 1956, una scelta insolita rispetto alla tradizionale cerimonia ad Olimpia. Il viaggio della fiaccola attraverso le torce, progettate da Ralph Lavers e prodotte dalla E.M.I., culminò con l'arrivo a Cortina.
Durante la cerimonia inaugurale, il pattinatore Guido Caroli, tedoforo per l'ultima frazione, inciampò in un cavo sul ghiaccio dello stadio, cadendo ma riprendendosi prontamente. Secondo la tesi più accreditata, si trattava di un cavo televisivo, poiché proprio in quell'occasione la televisione iniziava le sue riprese sportive su tutto il territorio nazionale. Questo evento venne interpretato da alcuni come un momento emblematico dell'irruzione del nuovo mezzo televisivo nello sport.
Cortina 1956 rappresentò un momento di massima importanza per l'Italia televisiva, con riprese dirette di un evento disputato entro i confini nazionali, seguite da dibattiti e persino imitazioni da parte di attori comici.

Lo Sci Alpino: Il Dominio di Toni Sailer
Nello sci alpino, l'Italia non contava su un erede di Zeno Colò, ma l'entusiasmo popolare fu suscitato dal giovane austriaco Toni Sailer. A soli 21 anni, Sailer divenne una leggenda vincendo tutte e tre le discipline dello sci alpino: discesa libera, slalom gigante e slalom speciale. Sailer dimostrò una superiorità schiacciante, con margini di vittoria significativi sui suoi avversari. Le sue prestazioni eccezionali gli valsero anche proposte cinematografiche e pubblicitarie.
La discesa libera sulla tremenda pista delle Tofane fu particolarmente impegnativa, con condizioni di neve scarsa, ghiaccio e vento forte che misero fuori gioco molti concorrenti. Sailer vinse la discesa con un margine di 3,5 secondi sul secondo classificato.
Le Vittorie Italiane e gli Argenti di Monti
Tra le gare, spicca la vittoria italiana nel bob a due, conquistata da Lamberto Dalla Costa e Giacomo Luigi Conti. Nonostante i pronostici favorissero Eugenio Monti e Renzo Alverà, cresciuti sulla pista cortinese e giunti secondi, la coppia Dalla Costa-Conti ottenne un successo di grande valore sportivo. L'altro argento italiano fu conquistato da Monti nel bob a quattro, insieme ad Alverà, Ulrico Girardi e Renato Mocellini. La squadra italiana fu battuta dall'equipaggio svizzero guidato da Franz Kapus.
La doppia sconfitta di Monti fu difficile da digerire, ma la vittoria di Dalla Costa e Conti fu un successo isolato nel palmarès italiano.
Sci Nordico e Altre Discipline
Nello sci nordico, le tre prove maschili di fondo videro una spartizione delle vittorie tra Norvegia (Hallgeir Brenden sui 15 km), Finlandia (Veikko Hakulinen sui 30 km) e Svezia (Sixten Jernberg sui 50 km). Tuttavia, la grande novità fu l'affermazione dell'Unione Sovietica, che alla sua prima apparizione nei Giochi invernali colse una vittoria clamorosa nella staffetta 4x10 km, superando le tradizionali potenze scandinave.
Anche nelle gare femminili di fondo, le sovietiche inflissero un duro colpo al predominio scandinavo, con Lyubov Kozyreva che vinse sui 10 km.
Nel salto con gli sci, grande entusiasmo riscosse il finlandese Antti Hyvarinen, vincitore della competizione. Più difficile da apprezzare fu il successo del norvegese Sverre Stenersen nella combinata fondo-salto.
Il pattinaggio di velocità vide il dominio dei sovietici Yevgeniy Grishin (500 e 1500 m) e Boris Shilkov (5000 m), mentre sui 10.000 m si impose lo svedese Sigvard Ericsson.
Le specialità femminili sul ghiaccio comprendevano solo il pattinaggio artistico, dominato dalle statunitensi. Gli USA conquistarono anche il podio maschile individuale, mentre la gara a coppie fu vinta dagli austriaci Elisabeth Schwartz e Kurt Oppelt.
Nell'hockey, sport molto seguito a Cortina, la squadra sovietica infranse l'egemonia di Canada e Stati Uniti, conquistando il titolo. L'Italia si classificò settima.
Olimpiadi invernali di Cortina (1956)
La Classifica per Nazioni e l'Impatto Internazionale
Nella classifica per nazioni, l'Unione Sovietica si classificò prima, rispettando le previsioni. L'Austria fu seconda, grazie soprattutto ai successi di Toni Sailer e alla vittoria dei pattinatori, un risultato che diede particolare rilievo all'appuntamento olimpico di Innsbruck 1964. Seguirono Finlandia, Svizzera, Svezia e USA. La Norvegia si piazzò settima, l'Italia ottava e la Germania nona.
I Giochi di Cortina 1956 videro la partecipazione di 821 atleti provenienti da 32 nazioni, segnando un allargamento della geografia tradizionale dei paesi della neve e del ghiaccio. La Bolivia, l'Iran e l'Unione Sovietica parteciparono per la prima volta ai Giochi Olimpici Invernali; la Bolivia fu la prima nazione interamente tropicale a prendere parte a un'edizione dei Giochi invernali.
La chiusura dei Giochi fu caratterizzata dai discorsi riguardanti la "valanga" di sport estivo che si stava per abbattere su Roma per le Olimpiadi del 1960. Le Olimpiadi di Cortina 1956 rappresentarono un banco di prova fondamentale per l'Italia, dimostrando la sua capacità di organizzare un evento internazionale di grande portata a pochi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
L'Eredità di Cortina 1956
Cortina 1956 lasciò un'eredità duratura, non solo in termini di infrastrutture sportive e potenziamento delle vie di comunicazione, ma anche come simbolo della rinascita italiana del dopoguerra. L'investimento di quasi due miliardi e mezzo di lire per potenziare la ferrovia dolomitica, costruire nuove strade e dotare Cortina e il comprensorio di nuove infrastrutture, come lo Stadio del Ghiaccio e il trampolino Italia, testimonia l'impegno profuso.
I Giochi furono le prime Olimpiadi ad essere riprese dalla televisione, con la RAI che trasmise l'evento in diretta e in Eurovisione. La mancanza di un mercato consolidato per i diritti televisivi fece sì che Cortina 1956 rimanesse l'unica edizione a essere trasmessa senza ricavi per il Comitato Organizzatore, considerato un "servizio" gratuito offerto al pubblico.
Le medaglie olimpiche assegnate furono progettate dall'artista milanese Costantino Affer. Il "Centro Radio" ospitò ventidue unità di regia, registrazione e studio per le emittenti estere. Il Comitato Organizzatore dei VII Giochi Olimpici Invernali, creato nel marzo 1953 e sciolto nel marzo 1956, ebbe come sede definitiva l'Hotel de la Poste a Cortina d'Ampezzo.
In undici giorni furono disputate 24 prove in rappresentanza di 4 sport, con l'assegnazione di settantadue medaglie davanti a 158.000 spettatori. La manifestazione fu inaugurata nel nuovo stadio del ghiaccio dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Cortina 1956 segnò anche un punto di svolta per il CONI e per la diplomazia sportiva italiana, aprendo la strada all'assegnazione dei Giochi della XVII Olimpiade a Roma nel 1960. L'Italia aveva superato prevenzioni e diffidenze, dimostrando la sua capacità organizzativa e la sua passione per lo sport.

