La scelta dell'attrezzatura da alpinismo è cruciale per la sicurezza e l'efficacia in montagna. Per rispondere alla domanda su quale sia il rampone migliore tra Air Tech, G12 o G22+, abbiamo raccolto le opinioni di quattro atleti professionisti. Questi strumenti sono fondamentali per affrontare terreni misti di roccia, ghiaccio e neve, come quelli che si incontrano sulla cresta Hornli del Cervino.

Ramponi: Prestazioni e Applicazioni
Non esiste un'unica soluzione ottimale per ogni situazione. Il rampone Air Tech è descritto come molto performante per ghiaccio, neve e roccia facile. I suoi antibott sono estremamente efficienti e garantiscono un'elevata sicurezza, specialmente in condizioni di neve riscaldata dal sole. Viene considerato il rampone ideale per le stagioni da guida sul Monte Bianco e per il misto classico, in particolare su itinerari dove i ramponi sono utilizzati prevalentemente sulla roccia.
I ramponi G12 sono prediletti su terreni misti caratterizzati da lunghi tratti di neve fresca, dove è necessario battere traccia. Sono ideali anche per l'Himalaya, dove ci si muove spesso slegati e senza margine di errore. Il G12 è considerato il miglior rampone per le vie di neve e per itinerari classici come l'attraversata dei Lyskamm o la via dei Trois Mont al Monte Bianco. La forma di questi ramponi si adatta perfettamente al bordo dello scarpone.
Il G22+ si adatta ottimamente al misto moderno. Tra le migliori esperienze con questo modello, spicca la prima cascata dell'anno 2019, un test mentale affrontato spesso slegati. Questo rampone è considerato molto versatile e utilizzato per una vasta gamma di percorsi.
Piccozze: Versatilità e Innovazione
Le condizioni dei ghiacciai alpini sono cambiate significativamente negli ultimi anni, rendendo ancora più importante l'utilizzo di strumenti di alta qualità. Come guida alpina professionista, trascorro la maggior parte dell'anno in montagna, quindi la scelta degli strumenti migliori è fondamentale.
Air Tech Evolution: Precisione e Comfort
L'Air Tech Evo è una piccozza con una curvatura ottimale, un peso adeguato e un'aggressività che consente anche l'arrampicata su tratti ripidi. La lama forgiata è molto resistente, mentre la paletta è progettata per tagliare gradini e sporgenze in modo efficace. Il manico in gomma e il sistema EASY SLIDER offrono una presa eccellente, rendendola affidabile, precisa e comoda da impugnare. Tra le migliori salite effettuate con questa piccozza, si annovera la concatenazione dei quattro 4000 della Valle d'Aosta (Cervino, Monte Rosa, Gran Paradiso e Tacul), scelta in un periodo in cui il Monte Bianco presentava rischi di valanghe. L'Air Tech Evo è la prima scelta come guida alpina per la sua versatilità.

Air Tech Evo: Leggerezza e Tecnica
L'attrezzo perfetto per escursioni in alta montagna è uno strumento molto robusto, adatto anche all'arrampicata su sezioni ripide. La Air Tech Evo è una piccozza leggera e maneggevole, ma estremamente solida. La battuta della becca su neve dura o ghiaccio è incredibilmente precisa, garantendo sicurezza per una progressione rapida. Questa piccozza è stata utilizzata anche durante spedizioni in Himalaya, dimostrandosi leggera ma altamente tecnica. La scalata del K2 in Pakistan è stata una delle esperienze più significative con questo modello.
Air Tech: Multivalenza per Alpinismo Estivo e Invernale
Sia nella versione con paletta che con martello, la piccozza Air Tech è ideale per l'alpinismo estivo e invernale. Il suo impatto permette di superare facilmente un crepaccio terminale o di risalire passaggi su ghiaccio. È una piccozza intrinsecamente multivalente, sufficientemente leggera per non affaticare, ma abbastanza pesante da penetrare efficacemente nel ghiaccio duro. Era uno strumento regolarmente utilizzato nel lavoro di Guida Alpina per l'alpinismo classico e le creste.
Grivel Monte Bianco: Tradizione e Tecnologia
La piccozza Monte Bianco è ideale per l'alpinismo classico e le esigenze tecniche tradizionali. Presenta una testa forgiata a caldo in un unico pezzo con denti moderni e una testa di connessione in lega leggera. Per ogni componente di questo strumento, è stato selezionato il materiale più idoneo, con innovazioni sviluppate da Grivel. Il manico è realizzato in CarbonWood Composite, una combinazione di legno e carbonio che unisce praticità e resistenza. Il modello è certificato secondo gli standard UE, rappresentando un connubio tra tradizione e tecnologia avanzata, un compagno affidabile per molti anni.

Un'altra piccozza degna di nota è quella descritta come molto bella e di alta qualità, con un tocco tradizionale. Sono disponibili due lunghezze: il modello da 65 cm con calcio in frassino laminato puro e il modello da 75 cm, più lungo, con calcio in frassino laminato rinforzato con carbonio, probabilmente per migliorarne la stabilità. I ramponi sono certificati e utilizzabili a pieno regime, anche come DPI. La tabella delle grandezze aiuta nella scelta della taglia ideale, sebbene possano esistere differenze nella grandezza e nella forma del prodotto.
Storia dei Ramponi Grivel: Dall'Innovazione alla Leggerezza
“Con i ramponi hanno scalato il pendio, senza tagliare gradini - per quanto desiderabili potessero sembrare - perché volevano risparmiare energie”. Questa citazione dall'Alpine Journal sull'exploit dei fratelli Schmid sulla Nord del Cervino, avvenuto il 31 luglio 1931, segna un momento cruciale nella storia dell'alpinismo. L'impresa seguì un avventuroso viaggio in bicicletta fino a Zermatt e un'attenta osservazione della parete nord del Matterhorn. Dopo aver individuato la via, i fratelli partirono, lasciando un biglietto con i loro nomi e la destinazione in una tenda ai piedi della montagna. Con sé portarono corde da 40 metri, 15 chiodi, moschettoni, sacchi da bivacco, viveri, picche e, ovviamente, due paia di ramponi.
I ramponi, nati nel 1909 ai piedi del Monte Bianco, si diffusero rapidamente nel mondo alpinistico. I primi modelli, che pesavano quasi un chilo e mezzo, rappresentarono un'intuizione geniale. Grazie a queste punte metalliche fissate sotto gli scarponi, non era più necessario il faticoso lavoro di intaglio dei gradini nel ghiaccio, permettendo una progressione più rapida, sebbene il peso degli attrezzi fosse considerevole.
Nei primi anni Trenta, gli Alpini della scuola militare alpina di Aosta si rivolsero a Grivel con una richiesta precisa: un rampone leggero, resistente e pratico per affrontare il neonato Trofeo Mezzalama. La sfida fu raccolta dai fabbri Grivel, già celebri nel settore. Laurent, figlio minore di Henry Grivel, si rivolse alle acciaierie Cogne di Aosta, che proposero una nuova lega superleggera e resistente: nichel-cromo-molibdeno. Nel 1933, vennero consegnati ai militari ramponi da soli 360 grammi al paio, i "Superleggeri Grivel". Questi ramponi contribuirono al successo degli Alpini nel Trofeo Mezzalama a partire dal 1935.
Inizialmente, i ramponi innovativi e leggeri rimasero incompresi e ignorati da molti alpinisti, diffidenti nei confronti di attrezzi considerati troppo sottili per garantire stabilità e sicurezza sul ghiaccio. Solo i più audaci, come la guida di Courmayeur Arturo Ottoz, Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte, furono attratti dall'idea di provare questa leggerezza.
L'interesse per i ramponi Superleggeri crebbe con l'avvento dell'altissima quota. Comprendendo la fisiologia umana e la fatica causata dall'aria rarefatta, gli alpinisti iniziarono a considerare la leggerezza non solo come un aiuto in salita, ma come un mezzo per rendere efficiente la progressione e risparmiare energie. Negli anni Cinquanta, i Superleggeri divennero protagonisti sulle vette più alte del mondo. Gli inglesi li utilizzarono su Everest e Kangchenjunga, ritenendoli strategici per il successo delle spedizioni. Amato e Camillo Grivel furono invitati a un evento organizzato dal British Alpine Club nel 1955 per celebrare la spedizione sull'Annapurna, ricevendo complimenti dalla Regina Elisabetta per aver fornito l'attrezzatura di scalata, inclusi i rinomati ramponi Superleggeri.
Le spedizioni inglesi optarono per ramponi a 10 punte anziché a 12, una scelta basata sul concetto di "mezzo artificiale". Le due punte frontali furono considerate un "trucchetto" per avvantaggiarsi sulla montagna, un'idea condivisa da molti puristi dell'epoca. Questo dibattito sull'evoluzione dei materiali alpinistici apre la questione se la leggerezza debba essere considerata un aiuto artificioso. Tuttavia, questi nuovi mezzi permisero realizzazioni alpinistiche innovative, così come le punte frontali comparse nel 1929, fondamentali per la prima della nord dell'Eiger. Gli inglesi raggiunsero il tetto del mondo con 10 punte e meno di 500 grammi sotto ai piedi.
Gli italiani di Ardito Desio scelsero ramponi a 12 punte per la salita al K2. Nel 1953, durante un campo test al Plateau Rosa, altri ramponi si rivelarono deludenti. Fu Achille Compagnoni ad affermare la necessità di rivolgersi alla realtà produttiva di Courmayeur, indicando la fucina Grivel ai piedi del Monte Bianco.
Le Alpi di Messner 02. Monte Bianco, alle origini dell'alpinismo "Valle d'Aosta (I)/Alta Savoia (F)"
Zaino Grivel Monte Bianco 35+5: Caratteristiche e Funzionalità
Lo zaino Grivel Monte Bianco 35+5 è un prodotto ben realizzato, pensato principalmente per l'alpinismo e lo sci-alpinismo. Una delle sue caratteristiche più importanti è la grande quantità di soluzioni logistiche integrate. Una funzionalità molto comoda è la possibilità di espandere lo zaino a soffietto e di staccare o allungare le fettucce che fissano la tasca superiore, permettendo di posizionare oggetti al di sopra di ciò che è fissato esternamente.
La tasca superiore è particolarmente apprezzata: grazie alle cuciture rigide, mantiene la sua forma e consente di accedere al contenuto senza doversi togliere lo zaino. Da questa tasca è possibile estrarre una retina porta-casco, utilizzabile anche per trasportare indumenti bagnati. L'acquirente esprime interesse per la possibilità di rimuovere la patella e il cinturone, apprezzando la versatilità dello zaino sia per l'alpinismo che per la falesia. Viene anche sollevata la questione del sistema porta-picche.
Un altro aspetto positivo evidenziato è la stabilità dello zaino quando viene appoggiato a terra, impedendo che rotoli via, una caratteristica utile specialmente sul ghiacciaio. Viene menzionato un moschettone che potrebbe sembrare eccessivo, ma che probabilmente contribuisce alla sicurezza del sistema di fissaggio.

