Il 23 maggio 2021, una tragedia ha scosso la comunità locale e internazionale: l'incidente della funivia che collega Stresa con il Mottarone, in Piemonte, ha causato la morte di 14 persone e ha lasciato un bambino di 5 anni gravemente ferito, che fortunatamente è sopravvissuto. A una settimana esatta dalla sciagura, le indagini coordinate dalla Procura di Verbania hanno compiuto significativi progressi nel ricostruire la dinamica dell'evento e nell'individuare le responsabilità di alcuni addetti ai lavori. Tuttavia, la causa esatta della rottura della fune, che ha portato alla caduta della cabina, rimane ancora un mistero.
La vicenda ha suscitato profonda commozione nell'opinione pubblica, tanto da influenzare le decisioni giudiziarie. La giudice per le indagini preliminari Donatella Banci Buonamici, nell'ordinanza di scarcerazione di Gabriele Tadini (posto agli arresti domiciliari), Luigi Nerini ed Enrico Perocchio (entrambi liberi) - rispettivamente caposervizio, gestore e direttore d'esercizio della funivia - ha evidenziato come il "clamore" mediatico avesse potuto condizionare le indagini della Procura, che inizialmente aveva richiesto il fermo dei tre per pericolo di fuga o inquinamento delle prove.

Ricostruzione dei Fatti
Domenica 23 maggio, una delle cabine della funivia Stresa-Mottarone, che trasportava 15 persone, è precipitata nel vuoto durante la sua salita panoramica, della durata di circa 20 minuti e divisa in due tronconi. Il cedimento della fune è avvenuto nella parte più alta del tragitto, con la cabina che è precipitata per circa 100 metri prima dell'ultimo pilone. La posizione dei rottami ha reso complesse le operazioni di soccorso, portando al tragico bilancio di 14 vittime.
Le indagini hanno rapidamente accertato la presenza di due problematiche concomitanti alla base della tragedia:
- Disattivazione dei freni di emergenza: I freni della cabina precipitata erano stati disattivati tramite l'uso dei cosiddetti "forchettoni", due staffe metalliche inserite nel sistema frenante per mantenere le ganasce aperte.
- Rottura della fune traente: La fune che trainava la cabina si è spezzata, innescando la sequenza di eventi fatali.
L'uso dei "forchettoni" è una pratica normalmente riservata all'ultima corsa della giornata, al fine di semplificare la riapertura dell'impianto il giorno successivo, qualora il freno d'emergenza dovesse attivarsi inaspettatamente. Normalmente, il freno d'emergenza interviene in caso di eventi eccezionali, come la rottura della fune, bloccando la cabina. La presenza dei "forchettoni", invece, impedisce l'attivazione del freno, lasciando la cabina libera di muoversi incontrollatamente all'indietro.
Il caposervizio Gabriele Tadini ha ammesso di aver dato l'ordine di disattivare i freni, affermando che anche Perocchio e Nerini fossero a conoscenza di tale decisione. Tuttavia, questi ultimi hanno negato il loro coinvolgimento.

La Storia e la Struttura dell'Impianto
La funivia Stresa-Alpino-Mottarone collega il Piazzale Lido di Stresa alla vetta del Mottarone, montagna che separa il Lago Maggiore da quello di Orta. L'impianto è stato riaperto il 24 aprile 2021, dopo un periodo di chiusura dovuto alla pandemia di Covid-19.
La funivia è strutturata in due tronconi:
- Primo troncone: Parte da 205 metri in località Lido di Carciano (Stresa) e raggiunge la località Alpino (803 metri), sede del Giardino botanico Alpinia.
- Secondo troncone: Parte da Alpino (803 metri) e arriva a un pianoro sotto la vetta del Mottarone (1.385 metri). Dalla stazione di arrivo, è possibile raggiungere la vetta (1.491 metri) a piedi o tramite una seggiovia biposto.
La seggiovia, costruita nel 2009 dalla società Leitner, collega la stazione di arrivo della funivia alla croce in vetta, alle piste da sci e ad "Alpyland", un'area divertimenti inaugurata nel 2010 con un alpine coaster.
L'impianto ha una storia di revisioni e manutenzioni. Nel 2002, la funivia fu sottoposta a una revisione straordinaria da parte della ditta Poma Italia (ora Agudio). Successivamente, nel 2014, fu chiusa per una revisione generale e riaprì nel 2016 dopo due anni di lavori di manutenzione affidati alla società Leitner. Controlli specifici sulle funi sono stati effettuati nel luglio 2017 e tra novembre e dicembre 2020.
Gli Indagati e le Dichiarazioni
Gli indagati per il disastro sono Gabriele Tadini (caposervizio, 63 anni), Luigi Nerini (gestore, 56 anni) e Enrico Perocchio (direttore d'esercizio, 51 anni). Quest'ultimo è anche dipendente del gruppo Leitner di Vipiteno.
Inizialmente, Tadini ha dichiarato di aver lasciato inseriti i "forchettoni" a causa di un'anomalia ai freni che li faceva chiudere frequentemente, e ha coinvolto Nerini e Perocchio, sostenendo che fossero a conoscenza della sua decisione. A seguito di queste dichiarazioni, i tre sono stati fermati.
Tuttavia, durante l'interrogatorio di garanzia, Perocchio e Nerini hanno preso le distanze dalle affermazioni di Tadini. Nerini ha dichiarato di non poter fermare la funivia autonomamente, mentre Perocchio ha definito la decisione di usare i "forchettoni" come "scellerata" e attribuita unicamente a Tadini. Il Gip ha disposto la scarcerazione per tutti e tre, ritenendo insussistenti i rischi di inquinamento delle prove o di fuga: Tadini è ai domiciliari, mentre Nerini e Perocchio sono liberi.
Il Mistero dei Freni e della Fune
Uno degli aspetti più oscuri dell'incidente riguarda lo stato reale dell'impianto frenante. Dopo i primi malfunzionamenti, era intervenuta la Rvs di Torino, società che lavora per Leitner, eseguendo una riparazione il 30 aprile. Tadini, tuttavia, sostiene che il guasto persistesse e che proprio per questo avesse deciso di utilizzare i "forchettoni". Davide Marchetto, operatore della Rvs, ha dichiarato di non aver ricevuto comunicazioni successive da Tadini riguardo a problemi persistenti dopo l'intervento.
La Procura ha ipotizzato un possibile collegamento tra il malfunzionamento del freno e la rottura della fune, suggerendo che il freno potesse essersi attivato proprio a causa del cedimento imminente della fune. Tuttavia, al momento non vi sono prove concrete a sostegno di questa teoria.
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Chi era a conoscenza dei "forchettoni"?
Gli inquirenti stanno cercando di accertare quante persone fossero a conoscenza della disattivazione dei freni d'emergenza e quale fosse il livello di consapevolezza del rischio tra i dipendenti. Rimane inoltre da chiarire perché, in attesa del ripristino della funzionalità del freno, le corse non siano state interrotte, sollevando il sospetto che la motivazione possa essere stata di natura economica, legata al mancato guadagno derivante dalla sospensione del servizio.
Perché la fune traente si è spezzata?
La rottura della fune traente è il principale mistero della vicenda. La fune, risalente al 1998, era stata sottoposta a un'analisi magnetoscopica nel novembre 2020, che non aveva rilevato problemi. Tra le ipotesi vi sono la scarsa qualità del materiale o un danno correlato al problema ai freni. L'età della fune, sebbene non sia un fattore determinante in assenza di deterioramento, è un elemento considerato.
La parte più fragile della fune è la cosiddetta "testa fusa", la parte terminale che aggancia la cabina. Questa zona, meno controllabile tramite esami strumentali, richiede controlli visivi e tagli periodici (ogni cinque anni, l'ultimo nel 2016). La Procura sta indagando se la rottura sia avvenuta in questa zona e se i controlli trimestrali effettuati da Tadini sulla testa fusa siano stati eseguiti correttamente.
La Vicenda Giudiziaria e le Responsabilità
Le indagini hanno evidenziato che il cedimento strutturale della fune traente era dovuto al deterioramento causato dall'usura, con un affaticamento e una corrosione stimati al 68%. Un rapporto tecnico ha indicato forti carenze nella manutenzione dell'impianto.
La società Leitner, produttrice delle cabine e responsabile della manutenzione, ha dichiarato che si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario, sottolineando che la sicurezza è sempre stata una priorità e che l'uso dei "forchettoni" con passeggeri a bordo è espressamente vietato. Leitner ha confermato di aver effettuato controlli sui freni il 30 aprile, senza riscontrare problemi, e di non aver ricevuto ulteriori richieste di intervento.
Nel giugno 2021, è emerso un video inedito che riprenderebbe l'esatto momento della rottura della fune. La Procura di Verbania ha sottolineato l'inopportunità della pubblicazione di tali immagini, in rispetto delle vittime e delle loro famiglie, e per non compromettere le indagini preliminari.

