Nella mattinata di domenica 23 maggio, la cabina della Funivia del Mottarone era ormai giunta quasi a destinazione. Mancavano pochissimi metri all'arrivo, e un addetto era pronto ad accogliere i passeggeri, aprendo loro le porte. Tuttavia, per motivi ancora non chiariti, il cavo che la trainava si è spezzato. La cabina ha iniziato a viaggiare all’indietro, verso valle, a velocità folle, senza freni, poiché questi erano bloccati dal cosiddetto "forchettone".

A documentare l'evento sono due video registrati da due telecamere di sorveglianza della stazione a monte della funivia, risalenti a quella drammatica domenica. Queste immagini, ottenute dal Corriere il 16 giugno, mostrano cosa è accaduto intorno alle 12:00. La cabina, a bordo della quale si trovavano 15 persone, è improvvisamente partita all'indietro mentre stava per entrare nella stazione, percorrendo circa 300 metri agganciata alla fune portante prima di precipitare. Nell'incidente hanno perso la vita 14 dei 15 passeggeri.
Le Indagini Giudiziarie
I due video, uno ripreso dall’esterno della stazione e l’altro dall’interno, sono ora agli atti dell’inchiesta sulla tragedia condotta dalla Procura della Repubblica di Verbania. Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati con le accuse di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro dovuto a rimozione di sistemi di sicurezza. Gli indagati sono il titolare delle Ferrovie del Mottarone, Luigi Nerini, il capo servizio Gabriele Tadini (l’unico in custodia cautelare ai domiciliari) e il direttore di esercizio dell’impianto, Enrico Perocchio. Si ipotizza che la tragedia si sarebbe potuta evitare se i freni di sicurezza della cabina, che avevano manifestato problemi tecnici, non fossero stati disattivati in attesa di riparazione.

La Procura ha affidato a un consulente l'estrapolazione dei dati dalle memorie dei dispositivi sequestrati, alla presenza delle difese degli indagati e dei legali delle parti civili, i familiari delle vittime e del bambino ferito. Il Gip ha fissato per l'8 luglio l'avvio dell’incidente probatorio, durante il quale periti nominati dal giudice e consulenti della Procura e delle parti parteciperanno all'esame dei rottami della cabina e dell'intero impianto. L'obiettivo è stabilire le cause per cui la corda traente si è spezzata a pochi metri dall’arrivo.
Dettagli Tecnici e Dinamica dell'Incidente
Secondo le prime ricostruzioni, la cabina è partita a tutta velocità all’indietro, accelerata dalla corda traente che, rimasta attaccata solo da un lato, ha agito da zavorra, aumentando la spinta dovuta alla pendenza della corda portante. Per circa 400 metri, la cabina ha corso agganciata alla fune portante fino a raggiungere un pilone, che aveva superato all'andata, trasformandosi in una sorta di trampolino. Le immagini mostrano la cabina impennarsi e iniziare a scivolare all'indietro, per poi precipitare. L'impatto a terra non è visibile nelle riprese, ma si nota l'addetto alla stazione d'arrivo alzare lo sguardo, come a percepire un problema, prima di correre a chiamare i soccorsi.
Le perizie tecniche hanno successivamente chiarito che la fune traente si è spezzata "a causa del degrado della fune stessa verificatosi in corrispondenza dell’innesto della fune nella testa fusa, punto più delicato della fune". Inoltre, è emerso che "l’inserimento di esclusori di funzionamento al sistema frenante di emergenza" ha impedito l'attivazione del freno, che avrebbe dovuto bloccare la cabina sulla fune portante. Il personale della funivia era a conoscenza di questi malfunzionamenti e, anziché sospendere l'esercizio, si optò per l'inserimento dei dispositivi di esclusione del freno di emergenza, i cosiddetti "forchettoni", in un arco di tempo compreso tra l'8 e il 23 maggio 2021.
Simulazione incidente della funivia Stresa-Alpino-Mottarone
Sviluppi Giudiziari e Decisioni
La Procura di Verbania ha accolto l'ordinanza del giudice per l'udienza preliminare (Gup) e ha proceduto alla riformulazione dei capi d'imputazione, escludendo l'ipotesi di reato di attentato alla sicurezza dei trasporti aggravato dal disastro. Il Gup ha invitato la Procura a modificare ulteriormente i capi d'imputazione, ritenendo che vadano escluse l'aggravante dell'antinfortunistica e la sussistenza dei reati dolosi, accogliendo le tesi difensive. Le accuse potrebbero essere contestate come disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.
Nelle motivazioni del proscioglimento dei vertici della Leitner, si sottolinea l'assenza di prove di pressioni per ridurre la manutenzione e di un coinvolgimento diretto dei responsabili dell'azienda. Martin Leitner, vicepresidente della società, e Peter Rabanser, responsabile del customer service, sono stati prosciolti. Altri due dirigenti di Leitner hanno patteggiato pene tra i 3 e i 4 anni, quattro anni e quattro mesi dopo l'incidente. Enrico Perocchio, direttore d'esercizio della funivia al momento della tragedia, ha chiesto di patteggiare.
L'udienza preliminare ha visto richieste di rinvio a giudizio per diverse persone, tra cui i vertici di Leitner, ma anche richieste di proscioglimento. Il processo si è concluso con patteggiamenti per alcuni imputati e proscioglimenti per altri. La Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio nei confronti di Nerini e Perocchio, ritenendoli "consapevoli" del rischio.
È stato raggiunto un accordo per il risarcimento di oltre tre milioni di euro per Eitan Biran, il bambino di nove anni, unico sopravvissuto all'incidente, che in questo modo esce dal processo. Il piccolo aveva perso il padre, la madre, il fratellino e i bisnonni materni nello schianto della cabina.

L'impianto funiviario del Mottarone è stato dissequestrato a poche settimane dal terzo anniversario dell'incidente. L'indagine si è estesa anche ai mancati controlli del ministero, evidenziando una catena di omissioni e il giallo dei tecnici assenti all'ispezione del 2020. Non è stato rinvenuto il Registro annuale della manutenzione.
Una perizia tecnica ha rivelato che la fune si era accavallata due mesi prima della tragedia, un episodio che non era stato comunicato. Questo evento avrebbe dovuto portare a controlli straordinari. La perizia ha anche sottolineato che la causa della precipitazione della cabina n. 3 è stata l'inserimento degli esclusori del sistema frenante di emergenza, che hanno impedito il suo corretto funzionamento.
