Monte Scinauz: Storia e Informazioni sulla Funivia e la Base Radar

Il Monte Scinauz, una montagna situata in una posizione strategica, è stato storicamente un sito di importanza militare. Per decenni, la sua sommità ha ospitato una base radar del 17º Gruppo Radar dell'Aeronautica Militare, parte integrante dei programmi di difesa aerea nazionale e della rete NATO.

Panorama del Monte Scinauz con le ex strutture militari

Accesso e Percorsi di Montagna

L'accesso al Monte Scinauz può avvenire attraverso diversi sentieri, ciascuno con caratteristiche distintive:

Sentiero Santa Caterina/Malborghetto - Monte Pin - Monte Ghisniz - Cima est

Questo percorso si snoda lungo una dorsale in direzione SE-NW, passando vicino a gallerie e costruzioni militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Lungo il cammino è possibile osservare tracce di queste opere storiche.

Sentiero Rio degli Uccelli - Vallone degli Uccelli - Cima ovest

Considerato il più impervio dei sentieri, questo itinerario segue tracce create dai cacciatori lungo una gola suggestiva e selvaggia che conduce al Canale del Ferro. Il percorso, che costeggia i Monti Brizzia e Bruca, presenta tratti disagevoli ma offre la possibilità di avvistare camosci e altre opere militari.

Mappa schematica dei sentieri per raggiungere la cima del Monte Scinauz

La Base Radar e la Guerra Fredda

L'obiettivo principale di molte ascensioni al Monte Scinauz era raggiungere una base radar risalente alla Guerra Fredda, disattivata circa vent'anni fa. La base si trova a 2000 metri di altitudine, su una montagna impervia e priva di percorsi segnati, richiedendo circa 5 ore di marcia.

La storia della base ebbe inizio nel 1969, con un evento significativo: un pilota di un caccia ungherese sconfinò in territorio italiano, atterrando su una pista in disuso presso Osoppo. Nel 1972, il 17° Gruppo Radar dell'Aeronautica Militare divenne operativo sulla cima del Monte Scinauz, partecipando al programma nazionale di difesa aerea e integrandosi nella rete radar della NATO.

A differenza di altre installazioni radar, quella sul Monte Scinauz era un radar a controllo remoto. La sala operativa, dove veniva ricevuta la cosiddetta “AIR PICTURE” tramite collegamento data-link, si trovava a Portogruaro, mentre la base in quota era dedicata alla gestione del radar stesso.

Le strutture includevano un edificio principale che ospitava alloggi, armeria, sala radio, ufficio, cucina e mensa, con una guarnigione composta da sottufficiali tecnici e militari di leva (VAM). Sulla sommità era collocata la testata radar, posizionata sopra il piccolo edificio delle apparecchiature elettroniche. Si trattava di un radar di ricerca a media potenza, prodotto negli Stati Uniti dalla General Electric.

Alessandro Barbero - La Guerra Fredda

Infrastrutture e Tecnologie

Nel corso degli anni, le infrastrutture sono state aggiornate. Un tunnel artificiale lungo circa 250 metri, realizzato in lamiera zincata, fu costruito a metà degli anni '90 per sostituire un vecchio manufatto in legno ormai inadeguato.

L'alimentazione elettrica della base era garantita da 4 gruppi elettrogeni, con almeno uno sempre attivo. La natura impervia della montagna rendeva l'accesso a piedi quasi impossibile, specialmente nel periodo invernale, rendendo necessaria la costruzione di una funivia come alternativa all'elicottero.

La Funivia del Monte Scinauz

La funivia, originariamente costruita da Agudio nel 1972, fu rinnovata negli anni '90 dalla Doppelmayr. L'aggiornamento ha comportato l'installazione dei più moderni sistemi di sicurezza, equiparandola agli impianti aperti al pubblico. Chi ha avuto l'opportunità di utilizzarla ricorda le forti emozioni durante l'attraversamento della lunghissima campata di 2 km. In caso di vento, i 12 minuti di viaggio potevano diventare particolarmente intensi.

Dettaglio di una cabina di una funivia moderna simile a quella del Monte Scinauz

Operatività e Cessazione

La base ha cessato la sua operatività il 18 luglio 2001, con lo spegnimento definitivo del suo radar. Il punto di riporto e controllo, concepito durante gli anni più tesi della Guerra Fredda, aveva il compito di monitorare lo spazio aereo dell'Europa centrale e orientale, sorvegliando eventuali minacce provenienti dai Paesi aderenti al Patto di Varsavia.

Un evento degno di nota avvenne il 14 agosto 1969, quando un maggiore dell'aviazione ungherese, József Bíró, defezionò dal blocco orientale fuggendo con il suo MiG-15. Riuscì ad atterrare, dopo un inseguimento, su un'aviosuperficie in disuso dal 1945 nell'alto Friuli.

La Base Operativa gestiva la testata radar e disponeva di alloggi e di una centrale di produzione elettrica, interamente alimentata da generatori a gasolio. La Base Logistica del 17º Gruppo (callsign: Orso) era situata a Laglesie San Leopoldo, una frazione a est di Pontebba, lungo la S.S. 13 Pontebbana.

Descrizione della Salita e Accesso

Il Monte Scinauz è descritto come una cima solitaria e panoramica, situata a est di Pontebba. Fino a circa dieci anni prima della sua dismissione, l'intera montagna era zona militare e quindi inaccessibile, a causa della presenza della stazione radar NATO.

L'accesso principale parte dal Passo Pramollo (quota 1528 m). Da qui, una lunga pista forestale (CAI 504) conduce nei pressi di Sella Barizze (quota 1503 m). Successivamente, si svolta a sinistra raggiungendo la Forcella di Monte Cerchio (quota 1697 m), da cui si intravede la sagoma del Monte Scinauz. Il percorso prosegue passando per i ruderi di Malga Cerchio e rasentando Punta Lonas (quota 1743 m), per poi scendere fino alla Malga Biffil.

Dalla Malga Biffil, la salita prosegue senza indicazioni evidenti. Si scende nel valloncello sottostante per poi risalire per prati, mantenendosi sulla destra al limitare del bosco. Raggiunta la spianata sommitale, si seguono tracce visibili sui prati fino a individuare dei bolli rossi sui primi pini del bosco. Da questo punto, la traccia, più o meno agevole, è segnalata. Nel primo tratto, alcune frane richiedono attenzione. Superato il ripido ghiaione del Rio degli Uccelli, si prosegue a destra risalendo un largo canalone posto a NNW, tra roccette dirupate e mughi. Oltre ai bolli rossi, è utile prestare attenzione agli ometti. Dopo aver attraversato vari terrazzamenti, si giunge in un grande ghiaione che anticipa la parte finale della salita. In quest'ultimo tratto, i bolli sono molto sbiaditi e la via richiede un approccio intuitivo, risalendo un canalino sull'estrema destra per circa trenta metri, per poi attraversare una larga cengia a sinistra.

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