Da Rifugio Vallandro a Monte Specie: un itinerario con le ciaspole

L'itinerario che porta al Rifugio Vallandro e alla cima del Monte Specie, partendo da Carbonin, rappresenta una splendida uscita invernale, lunga ma indubbiamente gratificante. Il vasto altopiano di Prato Piazza, dove sorge il rifugio, offre uno degli scenari più suggestivi delle Dolomiti: un enorme alpeggio esposto al sole, circondato da cime di impareggiabile bellezza.

panoramica dell'altopiano di Prato Piazza con il Rifugio Vallandro in lontananza

Descrizione del percorso

La partenza dell'itinerario è presso Carbonin, sulla SS 51 che collega Cortina d’Ampezzo a Dobbiaco. Qui si trova un piccolo parcheggio a lato strada. La prima parte del tragitto si compie su una facile strada forestale, dove la neve è solitamente battuta dalle motoslitte e dal gran numero di frequentatori di questi luoghi. È possibile effettuare comodi tagli sul sentiero per abbreviare il percorso.

A quota 1920 m circa, la strada entra in un tratto più aperto, portando con gli ultimi tornanti ad una caserma abbandonata e all'adiacente Rifugio Vallandro (2040 mslm). A proposito della Croda Rossa: una grandissima montagna, con squarci rossi nell'altrimenti pallida roccia, la neve che ingombra cadini e canaloni, e un cappello di nuvole dense che va e viene. Spettacolare.

Per salire al Monte Specie si prende il sentiero n. 34 che parte subito dietro al rifugio, oltrepassando una staccionata, e che sale poi direttamente. Si passa vicino a un costone roccioso e si riprende a salire sino alla sella del Monte Specie. In tempi estivi, ci sarebbe una scorciatoia che da dietro il rifugio sale in quota, facendoti risparmiare un paio di chilometri di strada. Il consiglio del rifugista - e anche il nostro - è di lasciar perdere: non si sa quale innevamento si possa trovare, e la presenza di ghiaccio la renderebbe piuttosto pericolosa, dato che è molto esposta.

Si segue quindi il percorso di una forestale che sale tranquilla dapprima verso nord, tra bei versanti innevati. Qualche stretto tornantino, un'inversione a U, si aggira un colle e si arriva a Sella di Monte Specie (2000 mslm). Sulla sinistra, una stretta valle - la Helltal - porta l’Alta Via Numero 3 delle Dolomiti giù, fino al Lago di Landro.

L'ultima mezz'ora di salita - mai eccessiva - porta al cospetto della Croce ai Caduti del Monte Specie. La vetta di questo monte, in tedesco Strudelkopf, si trova a 2307 mslm. Si tratta di fare una cinquantina di passi e infilarsi nel semicerchio del Belvedere.

vista panoramica dalla cima del Monte Specie con le Tre Cime di Lavaredo

La vetta e il panorama

Sul nastro di metallo, le incisioni raccontano quello che si vede. Spostando lo sguardo verso sinistra, si ammirano le Tre Cime, viste dal lato nord. Un anello di neve avvolge i picchi grigi, le nuvole rendono tutto così drammatico.

Tornando al nastro di metallo, si può fare una vera e propria lezione di geografia. È impossibile elencare tutte le vette visibili: Cima Piatta all’estrema sinistra, le Tre Cime con dietro il Gruppo del Popera e Cima Undici, i Cadini di Misurina - con davanti Monte Piana e Monte Piano. Il lago non si vede, ma le masse del Cristallino di Misurina, l’intaglio della Val Popena, Piz Popena e Cristallo, quelli sì. Alcuni segni più piccoli sulla didascalia indicano le Cinque Torri, più in fondo le Pale di San Martino (ci si fida, in fondo là è già nuvoloso).

La vista dalla vetta del Monte Specie è favolosa e spazia a 360°, regalando una visione emozionante sulle Tre Cime di Lavaredo e abbracciando numerosissime cime dolomitiche. La croce in vetta al Monte Specie è stata posata dai combattenti della Val Pusteria in memoria dei commilitoni caduti durante le due guerre. È conosciuta anche come "Heimkehrerkreuz" (la "Croce dei reduci").

Tra le vette visibili si annoverano: la più vicina è il Picco di Vallandro, così "piatto" verso sud e così scosceso nella sua parete settentrionale. Voltando lo sguardo a nord-est, si vedono i Baranci, la Croda di Rondoi, il monte Rudo; a est le magnifiche Tre Cime di Lavaredo, apprezzate qui da una delle prospettive più fortunate, ed i Cadini; verso sud il Piz Popena, il Cristallo e più lontane le Cinque Torri, l’Averau e le Tofane.

Discesa e varianti

Per il ritorno, si può percorrere la strada militare che parte dal forte e porta sino al rifugio, percorrendo il versante sud-est del Picco di Vallandro. Fondamentalmente, si scende per la stessa strada della salita, evitando però di scendere al Rifugio Vallandro, ma tagliando il pendio in direzione del Prato Piazza.

A circa metà strada si incontra Malga Almhutte: ancora chiusa e mezzo coperta di neve, ma segnaliamo una curiosa struttura in legno, sopraelevata, che ha attirato la nostra attenzione. Le più disparate ipotesi, mentre ci si avvicina - dannata miopia! - portano alla conclusione che si tratta semplicemente di un acquedotto.

La discesa avviene per la via di salita. Chi ama ciaspolare, però, noterà già salendo la possibilità di dilettarsi in neve fresca con tagli e deviazioni dalla traccia principale.

Variante di salita

È possibile salire anche seguendo il sentiero estivo che parte dal Rifugio Vallandro e si unisce alla traccia descritta a breve distanza dalla Strudelsattel e dalla sua casermetta in rovina. Questa via di salita è da riservarsi a situazioni con neve ben assestata e comunque non abbondante, perché affronta alcuni passaggi banali in condizioni ideali ma pericolosi in presenza di neve non assestata.

Se si sale dalla val di Specie, quindi dal versante di Prato Piazza che guarda ad est, bisogna valutare attentamente come proseguire oltre il Rifugio Vallandro. Se il sentiero che sale dietro alla struttura è praticabile, si può salire. Altrimenti è bene proseguire in direzione del rifugio e della malga Prato Piazza (segnavia estivo 40A) per poi deviare - dopo pochissimi minuti - verso nord-est (destra), in salita, allacciandosi alla traccia percorsa da chi parte dal Rifugio Prato Piazza.

struttura dell'acquedotto vicino a Malga Almhutte

Informazioni pratiche

Come arrivare

Per arrivare a Prato Piazza in inverno, si può partire dalla zona del Passo Cimabanche, da Carbonin, a piedi. L'escursione descritta in questa pagina inizia proprio da qui.

Da Carbonin: la salita al Rifugio Vallandro è un'escursione piacevole e non troppo faticosa: il dislivello di circa 500 metri si supera camminando sulla strada forestale lunga circa 7 km. Il percorso da seguire è il sentiero CAI numero 37 e ricalca la vecchia strada militare costruita dai soldati ai tempi della prima guerra mondiale. Piuttosto larga, la traccia sale con dolce pendenza da Carbonin (a quota 1450 metri) fino al Rifugio Vallandro (a 2040 metri di altitudine), collocato proprio di fronte ai ruderi del Forte di Vallandro.

Da Ponticello/Braies: Passato Monguelfo sulla destra prendere la strada per il Lago di Braies. Continuare in direzione Bagni di Braies Vecchia fino alla località Ponticello. Se la strada è aperta salire fino al parcheggio a Prato Piazza altrimenti prendere la navetta.

Parcheggi

  • Parcheggio Ponticello/Parkplatz Brückele coordinate GPS 46.677581, 12.148734
  • Parcheggio Prato Piazza/ Parkplatz Dürrnsteinhütte

Tra le ore 10 e le ore 16 si arriva a Prato Piazza solo con il bus navetta da Ponticello/Braies. Prima delle ore 10, pagando un pedaggio, si può arrivare in automobile fino al parcheggio a Prato Piazza a quota 1.979 metri.

Rifugi e punti di ristoro

  • Rifugio Vallandro (2040 mslm)
  • Rifugio Prato Piazza (1979 mslm)

Difficoltà e pericoli

L'itinerario è classificato come super facile fino al Rifugio Vallandro e facile fino al Monte Specie. La percorribilità dell'itinerario proposto è soggetta a cambiamenti ambientali dovuti a eventi naturali e alle condizioni meteo. È richiesta capacità di valutazione locale del manto nevoso.

La salita dietro il Rifugio Vallandro è da evitare in casi di recente e cospicuo innevamento; verificare sempre con i gestori della struttura. In inverno, l'escursionista con le ciaspe è soggetto al rischio valanghe, che non è sinonimo di "sicuro". È fondamentale conoscere i meccanismi della formazione del manto nevoso e delle valanghe e consultare il bollettino nivometeorologico.

Si consiglia di valutare il percorso in base alle proprie capacità fisiche, all'allenamento e all'attrezzatura di cui si dispone. È importante consultare gli uffici turistici competenti e/o i rifugi di riferimento prima di partire.

Ciaspole sì o ciaspole no?

Durante la nostra esperienza, abbiamo visto molti utilizzare ramponcini o salire senza nemmeno quelli. La cosa è fattibile se la neve è battuta e le temperature spaziano in quel "range" che impedisce alla neve di "mollare" nelle ore più calde ma anche di gelare rendendo scivolosa la salita e pericolosa la discesa. Rinunciare alle ciaspole, però, impedirà ai più avventurosi ed entusiasti di regalarsi emozionanti passaggi in neve fresca, soprattutto in discesa.

Escursione invernale al Rifugio delle Odle passando per Malga Gampen ❄️ Val di Funes | Dolomiti

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