Questo articolo esplora la storia e presenta le immagini del vecchio skilift abbandonato a Rovere, un tempo un punto di riferimento per gli appassionati di sci sull'altopiano delle Rocche. L'impianto, attivo fino agli anni '80, testimonia un'epoca in cui lo sci era accessibile a pochi passi dal borgo.
La Storia di uno Sci che Fu a Rovere
Una fotografia che mostra i rimasugli di quello che anni fa era uno Skilift che permetteva ai paesani dell’altopiano delle Rocche di poter sciare a due passi dal borgo di Rovere. Questo articolo mostra una serie di immagini scattate da Emanuele Valeri, alle pendici del Monte delle Canelle, dove è presente un vecchio impianto di risalita ormai abbandonato da anni. L'infrastruttura è stata attiva fino agli anni '80, successivamente è stata abbandonata.

In moltissimi non sanno dell’esistenza di questa vecchia infrastruttura e, a dire il vero, in molti, non sanno neppure per quale motivo è stato abbandonato. L’unica cosa certa è che lo skilift è stato dismesso intorno agli anni '80.
Alcuni paesani ci hanno raccontato che veniva utilizzato da turisti e non per passare qualche ora di divertimento sulla neve. L’impianto serviva una sola pista, che certamente non evidenziava una grande pendenza.
Tante persone, appassionati di neve, vista anche la bellezza della località, lo utilizzavano per salire fino all’arrivo dell’impianto per poi proseguire a piedi fino alle alte quote della montagna, con gli sci in spalla, da dove poi scendevano su tanta neve fresca fino alle porte del paese.
Le Caratteristiche Climatiche di Rovere
Il borgo aquilano, dotato di una grande storia, è sempre stato influenzato da temperature invernali piuttosto rigide. Spesso nelle normali stagioni fredde, i -10/-20°C sono all’ordine del giorno e soprattutto Rovere è una di quelle località dove la neve si manteneva per tantissimi giorni. Ci sono, tra l’altro, numerose storie che riguardano l’altopiano delle Rocche e che parlano di inverni passati rigidissimi, con nevicate davvero eccezionali.
Cosa Rimane Oggi dell'Infrastruttura
Dell’impianto oggi sono rimasti solamente i resti e percorrendo il tracciato che esso seguiva, si può arrivare fino alla piattaforma dell’arrivo, dove si trovano ancora gli agganci dello skilift. Sia i vecchi piloni che gli stessi agganci, sono tutti quanti ricoperti da una vasta vegetazione.

Questo dimostra che sono almeno 40 anni, se non di più, che queste attrezzature sono abbandonate in mezzo ad un bellissimo bosco, da dove, tra l’altro, ci sono diversi sentieri che oltre che in vetta portano anche ai Piani di Pezza.
Possibili Ragioni dell'Abbandono
Probabilmente le motivazioni della dismissione dell’impianto non sono da imputare alla mancanza della neve, ma al fatto che in quegli anni nascevano gli impianti di Ovindoli e di Campo Felice, capaci di attirare per via dei numerosi chilometri di piste, migliaia di turisti. Alcuni dicono che un’altra delle motivazioni risiede nel fatto che fu costruito su terreni privati.
Insomma, quel che è certo è che oggi, a testimonianza dello sci che fu, rimane un vecchio skilift abbandonato a Rovere, il quale ci rende anche l’idea come circa 50 anni fa non era poi così impossibile pensare di poter sciare al di sotto dei 1500 metri.
Contesto Storico degli Impianti a Fune
La seggiovia Monte Moro è un impianto storico di risalita sito nel comune di Frabosa Soprana, nel Mondolè Ski, in provincia di Cuneo, costruito nel 1958. Quest’impianto parte dagli 884 m s.l.m. di Frabosa Soprana ed arriva ai 1675 m s.l.m. della Baita delle Stelle. La prima seggiovia del Monte Moro risale al lontano 1947, costruita dalla ditta torinese Carlevaro e Savio; tutti i materiali della seggiovia vennero portati a mano da Frabosa Soprana fino alla stazione di arrivo. Nel 1958, questa seggiovia venne sostituita da una più "moderna" seggiovia, costruita dalla ditta torinese F.lli Marchisio. Con l'arrivo della nuova seggiovia, la stazione motrice venne portata a monte e vennero montati molti più seggiolini per aumentare la portata oraria. La prima seggiovia venne "ricostruita" come skilift su un tracciato simile, denominato "skilift Rododendro", iniziando a girare all'inizio degli anni '60 e terminando la sua "vita" nel 1992.
Il vecchio skilift Sises di Sestriere è in fase di sostituzione. La sciovia, realizzata dalla CCM, sarà più corta per motivi di sicurezza, evitando la parte terminale che crea spesso problemi per pericolo valanghe o scarso innevamento. Questa soluzione permetterà di garantire l'impiego della pista di gara nel suo sviluppo totale.
La valanga che ha distrutto il rifugio Pian dei Fiacconi sul versante nord della Marmolada ha riacceso il dibattito sul futuro del turismo in aree preziose delle Dolomiti. Oltre al rifugio, la valanga ha distrutto la stazione di arrivo dell'antica cestovia, dismessa dal settembre 2019, che rappresentava un baluardo contro la realizzazione di nuovi impianti pesanti.
Le previsioni di passaggi per un nuovo impianto in Marmolada non giustificano la realizzazione. L'ing. Andrea Boghetto ha affermato che anche raddoppiando i passaggi prevedibili si arriva a 200.000 all'anno, sotto la soglia di sopravvivenza. Per raggiungere un numero di passaggi soddisfacente sarebbe necessario costruire un ulteriore impianto per raggiungere Punta Rocca, consentendo il collegamento con la funivia da Malga Ciapela.
Il progetto dei nuovi impianti pesanti sulla Marmolada è inviso non solo agli ambientalisti ma anche a scialpinisti e amanti delle piccole stazioni. Il modello di turismo di massa, basato sui collegamenti, è considerato obsoleto e rischioso, come evidenziato dalla pandemia.
Si contrappongono visioni di sviluppo turistico: alcuni operatori ritengono necessari impianti moderni per garantire la sopravvivenza economica, mentre altri propongono modelli alternativi sostenibili, con minor impatto ambientale. La discussione verte sulla necessità di adattare le abitudini all'ambiente anziché il contrario.
Viene ricordato il progetto della Commissione Parmesani, elaborato dall’Ing. Mario Pedrotti nel 2006, come l'unico sicuro per le valanghe per raggiungere Punta Rocca da Fedaia, ma rimasto inspiegabilmente inattivo.
Franco Davare, titolare del bar Vernel, critica la situazione attuale, definendo i progetti di sviluppo sostenibili dei "paliativi" e rimpiangendo la vecchia cestovia, ben gestita e poco impattante. Filippo Graffer, figlio del pioniere degli impianti a fune Giovanni Graffer, sostiene la necessità di impianti moderni per raggiungere Punta Rocca, con collegamenti che garantiscano un adeguato ritorno economico.
Guido Trevisan, ingegnere ambientale, è contrario alla costruzione di nuovi impianti pesanti, ritenendo scandaloso cavalcare l'onda della sciagura per rilanciare progetti con più cemento armato. Sottolinea l'importanza di ricostruire il rifugio in armonia con la natura, in una posizione più sicura.
Tarcisio Deflorian, presidente della Commissione sentieri della SAT, suggerisce la possibilità di ricostruire il rifugio in una posizione più sicura e strategicamente vantaggiosa, non lontana da quella attuale ma protetta dalle valanghe.
Un utente fa notare la presenza di un ponte e una traccia spianata vicino all'arrivo di uno skilift non meglio identificato, ipotizzando una sua contemporaneità con lo skilift Magnolini e le ancore dell'Asen, entrambi datati inizio/metà anni '80. Si menziona anche una sciovia presente dall'altro lato.
