La situazione degli impianti sciistici nel comprensorio di Febbio, situato a Villa Minozzo, è al centro di un acceso dibattito tra gli operatori turistici locali. Dopo l'interruzione del progetto della cooperativa "Madonna della Neve", molti esprimono rabbia e delusione per la chiusura delle piste, che rappresentano una fonte vitale per l'economia della zona.
La delusione degli operatori turistici
Lara Spigno, nipote della proprietaria della trattoria "La Penna", dichiara: "Non siamo affatto contenti che gli impianti sciistici siano chiusi, però abbiamo deciso di non entrare nella cooperativa, non perché non ci credevamo, ma perché l'ultima volta che partecipammo a un’iniziativa simile non cambiò nulla". Questo sentimento di sfiducia è condiviso da molti, che hanno assistito a tentativi passati di rilancio falliti.
Roberto Marcolini sottolinea il grave danno per il paese: "E' un grande danno per questo paese perché se le piste non riaprono, questi paesini di montagna ci perderanno parecchio". La chiusura degli impianti ha un impatto diretto sulla sopravvivenza stessa delle attività commerciali e turistiche della zona.

Progetti bocciati e speranze infrante
Teodolinda Riotti, proprietaria del bar "Mangiafuoco" e socia della cooperativa, esprime la sua frustrazione: "Peggio di così non può andare. Avevamo deciso di creare questa cordata fra noi commercianti di Febbio, per cercare di rimettere in piedi lo sci, e non si sa perché abbiano deciso di bocciare il progetto". Sottolinea l'importanza di queste iniziative per il sostentamento delle attività locali: "La nostra attività è l'unica cosa che abbiamo e i turisti erano per noi un incentivo e un’opportunità". La sua preoccupazione è che la valle possa trasformarsi in una zona spopolata, ma mantiene viva la speranza: "Comincio a pensare che queste persone vogliano trasformare la val d'Asta in una zona deserta e spopolata, con solo i lupi. Comunque ci credo ancora, anche se la situazione è grave, perché la speranza è l'ultima a morire".
Lorenzo Chiesi, gestore del distributore Tamoil, conferma il calo delle vendite dovuto alla scarsa affluenza: "Speriamo che la Provincia e il Comune ci diano una mano per uscire da questa brutta situazione".
Luca Zambonini, proprietario di un supermercato, ritiene che il danno maggiore sia avvenuto con il fallimento della società "Alto Crinale": "Sono sicuro che se gli impianti non riapriranno, si lavorerà meno". Tuttavia, anche lui ha scelto di non aderire alla cooperativa, ritenendo il progetto troppo limitato: "il progetto si basava solo su far girare la seggiovia, mentre io, come ho detto anche a loro, volevo fare qualcosa di più grande, con operatori più importanti, creando una cooperativa grossa e capace di far girare l’economia a Febbio. E’ necessario creare anche nuovi servizi, come strutture sportive, alberghi e negozi, in modo da avere un ritorno economico ogni mese".
Claudio Galassi, commerciante e socio della cooperativa, si sente preso in giro: "Ci hanno preso in giro. Eravamo riusciti a formare un gruppo con un progetto serio ma, al dunque, ci hanno negato la stazione".

Nostalgia per il passato e attesa per il futuro
Giancarlo Donà, gestore di un albergo ristorante vicino alle piste, ricorda con rammarico gli anni Novanta, quando il "boom dello sci" offriva opportunità non colte: "Abbiamo perso il treno negli anni Novanta, quando c'era il boom dello sci. Gli operatori in quell’occasione non furono in grado di prendere la palla al balzo per creare una cooperativa. Era quella l’occasione per far qualcosa di buono, non oggi, e la colpa è di tutti". Ora, l'unica speranza è che qualcuno rilevi la stazione all'asta: "Ora bisogna attendere l'asta e dobbiamo sperare che qualcuno rilevi la stazione, dopodiché noi operatori turistici aiuteremo i gestori, ovviamente nei nostri limiti".
Jessica Donà, nipote di Giancarlo, sottolinea l'importanza degli impianti per i giovani che vivono a Febbio: "Gli impianti funzionanti erano motivo di grande orgoglio e divertimento anche per chi, come noi giovani di Febbio, vive molto lontano dai grandi centri cittadini. Ricordo che gli anni scorsi, anche quando ero più piccola, per le vacanze questa zona era gremita di persone. Ora non c'è più nessuno, e credo che oltre a riaprire gli impianti, è necessario creare nuove attrazioni".
La fine dell'attività della società "La Contessa"
La società "La Contessa", che ha gestito impianti, rifugio e ristorante per sei anni, ha deciso di interrompere l'attività, citando "tanti progetti ostacolati o neanche presi in considerazione, solo per il puro piacere di ostentare autorità". I soci hanno espresso la loro amarezza sui social network, lamentando la chiusura di un capitolo importante della loro vita lavorativa: "Ci siamo divertiti, abbiamo fatto del nostro lavoro la nostra passione, ora si volta pagina, qui a Febbio lasciamo sicuramente un pezzo di cuore".
Nonostante le difficoltà, la società lascia un'eredità positiva, avendo ottenuto l'autorizzazione per entrambi gli impianti pubblici per altri quattro anni, ristrutturato il Rifugio del Crinale e fornito idee preziose apprezzate dai visitatori. Un ringraziamento speciale va a coloro che hanno sostenuto la loro gestione, ma un saluto amaro è rivolto a "quella piccola parte di Febbio che non vedeva l’ora di farci fare le valigie", auspicando una gestione futura competente e appassionata.
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