Una mattinata di scialpinismo sul Cim de l’Hortell si è trasformata in un grande spavento per Ares Masip e il suo cane Cim. L’atleta racconta l’episodio e riflette sul concetto di rischio, anche in luoghi conosciuti.
Valanga sui Pirenei: la testimonianza di Ares Masip
Una mattinata sulla neve che poteva finire in tragedia si è risolta solo con un grande spavento per la catalana Ares Masip, atleta di mountain bike e scialpinista, travolta da una valanga durante una gita insieme al suo cane, Cim, sul Cim de l’Hortell, a circa 2400 metri di quota, nel settore nord-est dei Pirenei andorrani.
Nel suo post su Instagram, Masip racconta l’accaduto: “Oggi ho innescato una valanga. Condivido il video per spiegare cosa è successo. Quello dove mi trovavo è per me un luogo molto familiare. Quest’anno sono scesa da lì 7 o 8 volte. E, negli ultimi 5 giorni, era la terza volta”.
La donna spiega che il bollettino valanghe del giorno indicava un rischio basso, tra 1 e 2 su 5, e che la neve era già stata tracciata da altre discese: “Il BPA segnalava rischio 1-2. C’erano tracce fresche fatte oggi stesso. E si tratta di un pendio con una linea di alberi”. Masip racconta anche le condizioni personali e la routine che l’hanno portata a sottovalutare il pericolo: “Questa mattina mi sono svegliata come il cielo, un po’ confusa, abbastanza pesante, e mi andava di fare un’attività breve. Così sono andata a fare un giro corto per stancare Cim e tornare a casa. Tutto questo ha sommato molti fattori che mi hanno fatto pensare che fosse sicuro.”
L’atleta introduce il concetto di “trappola euristica”: “Ed è qui che entra, quella che viene definita trappola euristica: un pregiudizio mentale che fa semplificare la realtà e sopravvalutare la sicurezza quando, oggettivamente, il rischio c'è: luogo conosciuto, rischio presunto, ripetizione recente, obiettivo poco ambizioso. Non è che le condizioni fossero sicure, è che sembravano al sicuro".
Fortunatamente né Ares né il cane hanno riportato ferite gravi. L’incidente si è concluso solo con un grande spavento e una lezione personale: “Oggi è rimasto solo un spavento e una buona lezione a livello personale. Se a qualcuno serve per non abbassare la guardia in un luogo ‘di fiducia’, allora va bene così!”.
Questo episodio mette in luce come, anche in zone conosciute e con un livello di rischio considerato basso, la montagna resti imprevedibile. Esperienza, conoscenza, giusta dotazione di sicurezza e analisi attenta delle condizioni sono e restano alla base di una bella giornata sugli sci, fuori pista.

Incidenti con funivie
Arabba: cabina urta fine corsa
Un incidente si è verificato mercoledì sera a fine turno sulla funivia di Arabba, quando una delle cabine ha urtato il fine corsa della stazione di valle. L’incidente è avvenuto intorno alle 17, ad impianto chiuso al pubblico, probabilmente a causa di un’anomalia tecnica. Il violento impatto ha causato danni alla cabina, che è stata messa fuori servizio.
L’agente di cabina di 23 anni, che mercoledì sera era a bordo dell’abitacolo del Funifor per la corsa di fine turno «è stato immediatamente soccorso e da quanto è dato sapere fortunatamente non corre alcun pericolo». È la prima preoccupazione che il presidente di Funivie Arabba Diego De Battista, il direttore Marco Grigoletto e i loro collaboratori hanno avuto dopo impatto.
Monte Faito: crollo funivia e aggressioni di cani randagi
Difficili fin da subito le operazioni di soccorso dopo il crollo della cabina della funivia del Monte Faito. Durante le operazioni di soccorso per la tragedia sul Monte Faito i carabinieri - intenti a fare i sopralluoghi - sono stati aggrediti è azzannati da alcuni cani randagi presenti nella zona. A dichiararlo uno dei primi soccorritori del 118 che è intervenuto sul posto.
Un ulteriore intoppo che i soccorsi hanno dovuto affrontare durante le già complicate fasi del recupero dei morti è stato dato alcuni cavi che si sono trovati davanti durante il percorso. Questi cavi sono stati tagliati ma rappresentano una pratica molto diffusa dai coltivatori di cannabis che li usano per proteggere le coltivazioni da curiosi e occhi indiscreti.
Il randagismo è una problematica di non poco conto, visto che si tratta di cani di grossa taglia - i maremmani - introdotti da alcuni pastori legati da vincoli di parentela ai boss di camorra del clan Di Martino-Afeltra che pascolavano pecore e capre in zona, ma in realtà lasciati allo stato brado nel bosco, il che li rende particolarmente aggressivi con gli sconosciuti, quindi turisti ed escursionisti che in estate affollano i sentieri del Faito.
“Dobbiamo assicurare la sicurezza alla comunità dei circa 100 residenti del monte Faito e ai tanti turisti che accedono da Vico Equense - ha spiegato il prefetto Michele di Bari - per questo abbiamo disposto interventi mirati contro il randagismo. Altri interventi sono già previsti nel giro di qualche giorno, con soluzioni adeguate che ci permetteranno di mettere in sicurezza anche altri animali abbandonati”.
Già negli anni scorsi si erano verificate diverse aggressioni, l'ultima pochi giorni fa, che ha spinto il Comune di Vico Equense a chiedere un intervento celere, coordinato proprio dalla prefettura, che ha visto partecipare i carabinieri della stazione vicana, gli agenti della polizia municipale e personale veterinario dell'Asl. I primi 5 cani sono stati presi in custodia: 3 erano senza chip, uno era stato mutilato ed aveva le orecchie tagliate.
Tra i temi trattati, però, ci sono anche i trasporti e le strade di accesso al monte Faito, tornati d'attualità dopo il grave incidente della funivia, che il 17 aprile scorso ha causato la morte 4 persone e il ferimento in maniera grave di un quinto passeggero.

Austria: 19 persone e un cane intrappolati per ore
Momenti di terrore per 19 persone e un cagnolino nella giornata di ieri, 23 giugno, dopo che sono rimaste intrappolate nelle cabine della funivia Karren (a Dornbirn, Austria) per oltre quattro ore. Tutto è cominciato attorno alle 15, dopo che una tempesta si è abbattuta in zona. Una forte raffica di vento ha colpito la funivia, facendo uscire i cavi di supporto e di trazione dalle loro guide.
I soccorritori sono potuti intervenire però soltanto attorno alle 19, quando hanno raggiunto la zona in elicottero. Un'operazione di soccorso estremamente impegnativa e tecnicamente complessa, quella portata a termine con successo da tutte le organizzazioni coinvolte con la massima professionalità e dedizione.
A renderlo noto, in particolare, i referenti degli impianti, che hanno tenuto a ringraziare anche attraverso i social i soccorritori intervenuti: "Grazie a una preparazione accurata e a un'esecuzione precisa, 19 persone e un cane sono stati tratti in salvo dalla cabina della funivia e riportati a valle. Sono stati accolti sul posto dalle loro famiglie e assistiti con professionalità dai soccorritori e dalla squadra di intervento in caso di crisi".
E proseguono: "Un ringraziamento sincero va a tutti i soggetti coinvolti: polizia, vigili del fuoco e tecnici del Soccorso alpino - concludono -."
Cabina di un'ovovia precipita per il forte vento: un morto in Svizzera
Altri incidenti e problematiche correlate
Cane abbandonato in appartamento
In molti hanno notato il piccolo meticcio da ore sul balcone di un alloggio al terzo piano di via Sansovino 92, e quando il sole ha cominciato a scaldare e il cucciolo sofferente ha espresso il suo dolore attraverso acuti guaiti, i condomini hanno deciso di intervenire. Una pattuglia della polizia municipale della sezione di Madonna di Campagna, verificato che nell'appartamento, in uso a un cittadino moldavo, non ci fosse nessuno oltre all'animale ha chiesto l'ausilio dei vigili del fuoco. Gli uomini della squadra 21 con un'autoscala da 34 metri hanno raggiunto il cane che è stato subito affidato alle cure dei veterinari dell'Enpa. Il meticcio è in buone condizioni di salute e ora, sulla base della denuncia che presenteranno in procura gli agenti, si deciderà se perseguire il proprietario per il reato di maltrattamenti.
Animali randagi e allevamenti abusivi
Si tratta di cavalli e mucche, animali prima ospitati in alcuni allevamenti abusivi, poi lasciati nei boschi, in strada e lungo i sentieri, mettendo a rischio gli escursionisti ed automobilisti. Ma a preoccupare sono principalmente i maremmani.

