L'Italia vanta una ricca storia nel campo degli impianti di risalita, con particolare riferimento alle seggiovie, che hanno segnato un'epoca nello sviluppo del turismo invernale e montano. Molti di questi impianti, testimoni di un passato tecnologico, continuano a funzionare, offrendo un'esperienza unica e un tuffo nella storia.
La Seggiovia di Monte Moro: Un Pezzo di Storia dello Sci Alpino
La seggiovia di Monte Moro, situata a Frabosa Soprana (CN), è un impianto storico di risalita, costruito nel 1958 dalla ditta piemontese Fratelli Marchisio. Questo impianto rappresenta un pezzo di storia dello sci alpino, tanto da essere definita dagli addetti ai lavori come unica nel suo genere in Italia. La sua costruzione è avvenuta in sostituzione della precedente linea realizzata nel 1947 dalla ditta torinese Carlevaro e Savio. La prima seggiovia del Monte Moro, purtroppo, ebbe vita breve, venendo sostituita solo dieci anni dopo. La seggiovia attuale, costruita nel 1958, presenta ancora le parti strutturali e i sostegni a traliccio originali, mentre le parti elettromeccaniche sono state sostituite in diverse occasioni, con un importante rinnovo tecnico avvenuto nel 1991. È interessante notare che le seggiovie costruite prima del 1960 avevano una vita tecnica di 30 anni, anziché i 40 degli impianti successivi.
L'impianto parte dagli 884 metri s.l.m. di Frabosa Soprana e arriva ai 1675 metri s.l.m. della Baita delle Stelle. La prima seggiovia del Monte Moro, costruita nel 1947, vedeva tutti i materiali portati a mano dalla stazione a valle fino a quella di arrivo. Con l'arrivo della nuova seggiovia nel 1958, furono apportate diverse modifiche: la stazione motrice fu spostata a monte per evitare sovraccarichi e scarrucolamenti, e il numero di seggiolini quasi raddoppiò (da 94 a 159), incrementando la portata oraria. La prima seggiovia venne poi "ricostruita" come skilift, denominato "skilift Rododendro", che operò dagli anni '60 fino al 1992.

La Seggiovia Col Alto: L'Ultima Generazione dei Suoi Tempi
In Val Badia, Alto Adige, si trovava quella che era considerata la seggiovia più vecchia d'Italia: la seggiovia Col Alto. Questo impianto collegava Corvara con Col Alto, raggiungendo i 2.000 metri di quota. Costruita sessant'anni fa, era realizzata interamente in legno, ad eccezione della fune di collegamento e del motore. All'epoca, la seggiovia Col Alto rappresentava l'ultima generazione in campo tecnologico e sostituì le vecchie "slittovie" del periodo bellico, segnando il primo passo verso la creazione di un comprensorio sciistico tra i più rinomati delle Alpi.
Oggi, la seggiovia Col Alto è stata pensionata per far spazio a impianti più moderni. La portata della cabinovia moderna è di 2400 persone all'ora, a fronte delle 158 della sua "antenata".
Le Seggiovie Monoposto: Un Viaggio nel Passato Ancora Presente
Le seggiovie monoposto, rigorosamente a un posto, hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo montano. La loro possibilità di utilizzo anche in estate le rendeva ideali per gli escursionisti. Oggi, sebbene molte siano state sostituite da impianti più capienti e veloci, nove seggiovie monoposto sono ancora in esercizio in Italia:
- Tre in Piemonte
- Quattro in Alto Adige
- Una sull'Appennino parmense
- Una sull'isola di Capri
Questi impianti, spesso situati lontano dalle località sciistiche più frequentate, permettono di raggiungere zone suggestive e poco conosciute, offrendo un'esperienza di viaggio nella storia della montagna. Alcuni di questi impianti funzionano anche con la montagna innevata.
Esempi di Seggiovie Monoposto Ancora in Funzione
La Seggiovia Monte Moro di Frabosa Soprana
La più anziana e lunga tra le seggiovie monoposto ancora in funzione è la seggiovia Monte Moro di Frabosa Soprana (CN), costruita nel 1958. Per anni, è stata la monoposto più lunga al mondo.
La Seggiovia da Lagundo a Velloi
In Alto Adige, la seggiovia che sale da Lagundo a Velloi, costruita nel 1972 dalla Trojer e ammodernata dalla Leitner, è un altro esempio di impianto storico ancora operativo.
La Seggiovia Oberkin-Grube
A Scena, nel Meranese, si trova la seggiovia Oberkin-Grube, costruita da Doppelmayr nel 1973.
La Seggiovia del Lago Santo Parmense
Nei boschi dell'Appennino Parmense, una piccola seggiovia molto amata dagli escursionisti sale dal rifugio di Lagdei fino al Lago Santo Parmense e all'accogliente rifugio Mariotti, che gestisce direttamente l'impianto.
La Seggiovia del Monte Solaro a Capri
Sull'isola di Capri, la seggiovia che sale ai 589 metri del Monte Solaro, la cima più alta dell'isola, offre un meraviglioso panorama. L'impianto attuale è recente (1998), ma ha sostituito un precedente impianto inaugurato settant'anni fa. Il suo aspetto vintage e il prezzo del biglietto si adattano bene al turismo caprese.
La Seggiovia di Tirolo
Mille chilometri più a nord, la seggiovia che sale da Merano verso il borgo e il castello medievale di Tirolo, ammodernata nel 1987 dalla Leitner, permette di evitare gli ingorghi stradali e offre una vista sui frutteti e vigneti.

L'Evoluzione Tecnologica e le Considerazioni Ambientali
L'avvento di seggiovie a 2, 4 o 6 posti e di cabinovie sempre più veloci ha portato alla sostituzione e allo smantellamento di molte seggiovie monoposto storiche. Questo processo, se da un lato ha migliorato l'efficienza e ridotto le code, dall'altro ha talvolta comportato un impatto visivo e ambientale non trascurabile.
In diverse località, la sostituzione delle seggiovie storiche con impianti moderni ha sollevato critiche. Un esempio è la seggiovia che saliva al Terminilletto (Rieti), la cui vetta è stata deturpata da un'enorme piattaforma in cemento. Anche la seggiovia che sale da Frontignano di Ussita (Marche) al Cornaccione è ferma dal terremoto del 2016, mentre un'altra funivia abbandonata nelle vicinanze è diventata un "ecomostro".
Ai Prati di Tivo, sul Gran Sasso, la storica seggiovia monoposto che saliva alla Madonnina è stata sostituita nel 2008 con una cabinovia "esagerata", inadatta alla piccola località abruzzese. Questa scelta sbagliata ha portato l'impianto a funzionare a singhiozzo, creando disagi e danni economici.
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La Funivia del Renon: Un Esempio di Trasformazione
La storia della Funivia del Renon, in Alto Adige, risale al 1907, con l'inaugurazione di una ferrovia di montagna a cremagliera. Nel 2009, la funivia è stata completamente rinnovata, diventando una moderna funivia trifune (3S). Oggi parte da Via Renon, nel centro storico di Bolzano, e trasporta i visitatori a Soprabolzano, a 1.221 metri s.l.m., in soli 12 minuti. Le otto cabine panoramiche, ognuna con una capacità di 30 persone, offrono una spettacolare vista sulla città, la Valle dell'Adige e le vette circostanti.
Un altro impianto in Alto Adige è la funivia che parte da Campegno (Kampenn) presso Bolzano a Colle, a 1.100 metri. Questa funivia, con una cabina per venti persone, compie 835 metri di dislivello e opera con corse ogni mezz'ora.
