Tragedia sulla Marmolada: due manager Scarpa muoiono durante un'arrampicata

La montagna, luogo di passione e sfida, si è rivelata ancora una volta teatro di una profonda tragedia. Due alpinisti esperti, Francesco Favilli (44 anni) e Filippo Zanin (36 anni), entrambi manager dell'azienda Scarpa, sono tragicamente deceduti durante la scalata della via "Don Chisciotte" sulla Marmolada. I loro corpi sono stati recuperati dal Soccorso Alpino.

Paesaggio della Marmolada con un sentiero di arrampicata

Dettagli dell'incidente e delle ricerche

L'allarme è scattato la sera del 3 settembre, quando la moglie di uno dei due alpinisti ha segnalato la mancata risposta a un messaggio inviato nel primo pomeriggio. Le ricerche sono state avviate immediatamente dopo il ritrovamento delle loro auto, una parcheggiata a Malga Ciapela (punto di partenza per il Rifugio Falier) e l'altra al passo Fedaia (previsto punto di arrivo dopo la discesa dal ghiacciaio).

Le squadre di soccorso hanno perlustrato la zona durante la notte, salendo verso sud a Malga Ombretta e lungo il versante nord del ghiacciaio, senza tuttavia trovare traccia degli scalatori. All'alba, una squadra è salita al Rifugio Falier per osservare la parete con il binocolo, ma senza successo. L'intervento dell'elicottero Falco 2 da Belluno è stato quindi necessario per sorvolare i ghiaioni alla base della parete, dove purtroppo sono stati rinvenuti i corpi esanimi dei due alpinisti.

Dopo aver constatato il decesso, le salme sono state recuperate e trasportate alla cella mortuaria di Rocca Pietore. Le prime ricostruzioni suggeriscono che i due alpinisti, partiti dal Rifugio Falier alle 4:30 per iniziare la scalata, possano essere precipitati già sui primi tiri della via. La dinamica più probabile, secondo gli inquirenti, indica una possibile caduta durante l'arrampicata in simultanea ("simul climbing" o "in conserva"), una tecnica che prevede che i due scalatori procedano legati senza assicurarsi reciprocamente, ma che può essere protetta con dispositivi o posizionando protezioni intermedie. I soccorritori non hanno infatti trovato alcuna protezione nel tratto in cui i due sono precipitati.

Insegne del Soccorso Alpino italiano

Chi erano Francesco Favilli e Filippo Zanin

Francesco Favilli, 44 anni, ricopriva il ruolo di brand manager presso Scarpa, mentre Filippo Zanin, 36 anni, era uno specialista di marketing. Entrambi erano descritti come professionisti molto apprezzati e conosciuti per il loro profondo amore per la montagna, una passione che avevano saputo trasmettere anche ai colleghi.

Favilli era un alpinista di notevole esperienza, noto anche per aver aperto la via Mixte Feeling (M6+ WI 5; 560 m) sulla parete nord-est del Civetta nel gennaio precedente. Zanin, pur più giovane, condivideva la stessa passione e competenza.

Il presidente di Scarpa, Sandro Parisotto, ha espresso profondo dolore e sgomento per la perdita dei due collaboratori: "Siamo distrutti dal dolore. Filippo e Francesco erano due persone veramente speciali, nonché professionisti particolarmente apprezzati e conosciuti per il profondo amore per la montagna. La notizia della loro scomparsa ci ha lasciati senza parole: si tratta di una perdita che crea un enorme vuoto sotto tutti i punti di vista".

La notizia ha suscitato grande commozione anche a livello istituzionale. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha espresso il suo cordoglio alle famiglie e all'azienda, sottolineando come la montagna, pur essendo luogo di passione, possa anche rivelarsi teatro di lutti.

Logo dell'azienda Scarpa

La dinamica dell'incidente e le considerazioni sulla sicurezza

L'ipotesi più accreditata riguardo alla dinamica dell'incidente è che i due alpinisti, scalando la via "Don Chisciotte", si trovassero in una situazione di progressione in simultanea. Un amico di Favilli, Mirco Grasso, ipotizza che i due, accortisi di un possibile errore di percorso dopo alcuni tiri, abbiano tentato di correggere la via. Favilli avrebbe attraversato una sezione liscia e poco esposta, difficile da proteggere. La mancanza di protezioni nel tratto della caduta supporta questa tesi.

Il simul climbing, pur essendo una tecnica che permette di guadagnare tempo, comporta rischi intrinseci se non gestita con la dovuta cautela e protezione. La presenza di attrezzature datate, sebbene funzionali, potrebbe aver contribuito alla situazione, sebbene l'età degli alpinisti non fosse un fattore limitante data la loro preparazione.

La tragedia sulla Marmolada si aggiunge a un'estate già segnata da diversi incidenti in montagna, ricordando ancora una volta l'importanza della preparazione tecnica, della valutazione dei rischi e dell'uso di attrezzature adeguate, anche in percorsi considerati meno estremi. La montagna richiede sempre rispetto e massima attenzione, poiché anche un piccolo errore può avere conseguenze fatali.

Soccorso alpino, ancora troppi imprudenti in montagna

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