Gustav Thöni: Ascesa di un Campione nella Storia dello Sci

La carriera di Gustav Thöni, uno dei più grandi interpreti della storia dello sci alpino, è un racconto di talento, determinazione e un profondo legame con le sue origini montane. La sua prima apparizione in una competizione internazionale di rilievo avvenne in Val d'Isère, dove, a soli diciotto anni, si presentò come un outsider destinato a lasciare un segno indelebile nel mondo dello sci.

L'Esordio Fulminante e i Primi Successi

La prima pista del giovane Thöni fu quella di Val d'Isère. Era molto atteso, ma Thöni non si scompose. Uscì dal cancelletto dello slalom gigante, chiuse la prima manche a un centesimo di distacco dal francese Russel, trascorse impassibile il tempo dell'attesa per la seconda e si scatenò, conquistando il primo posto. "Avevo fiducia nelle mie possibilità e sono sceso senza preoccuparmi degli avversari," dichiarò, mostrando fin da subito una notevole maturità agonistica.

Le sue imprese non passarono inosservate. Karl Schranz, figura leggendaria dello sci austriaco, riconobbe il suo talento: "Thöni scia meravigliosamente." Il Corriere della Sera si domandò: "Abbiamo dunque ritrovato davvero un campione? È forse presto per affermarlo con sicurezza. Ma un atleta ricco di stile e di grinta, serio nella preparazione, taciturno eppure senza complessi, capace delle imprese più difficili, questo sì, lo abbiamo trovato."

L'anno precedente, ai Giochi di Grenoble, Franco Nones aveva vinto l'oro nello sci nordico, ma lo sci alpino sembrava aver trovato il suo nuovo re. Il successo di Thöni a Val d'Isère fu il preludio a una carriera costellata di vittorie e record.

Inquadratura di Gustav Thöni che taglia il traguardo in una gara di slalom gigante, con un'espressione concentrata.

Il Contesto Storico e le Figure Chiave

L'ascesa di Thöni avvenne in un'epoca di grandi trasformazioni per lo sci. Zeno Colò, figura iconica del passato, pur con qualche riserva sui nuovi stili di gara come lo "stile a uovo" o "a canguro", riconobbe l'importanza di un approccio pragmatico alla disciplina: "stile a uovo, stile a canguro, va bene, ma sono posizioni logiche, tenendo conto dello stato delle piste." Colò, interrogato sulla mediocrità della scena mondiale dopo il ritiro del francese Jean-Claude Killy, dimostrò di avere un occhio lungimirante.

Massimo Di Marco, sulla Gazzetta dello Sport, il giorno dopo la vittoria in Val d'Isère, descrisse un giovane Thöni con parole profetiche: "È un ragazzo, soltanto un ragazzo di diciotto anni. Ma è come se ne avesse trenta... È come se avesse già fatto centinaia di gare. Mi ricorda mio cognato, Bonlieu, e in parte anche Perillat. Ma Thoeni ha qualcosa di più, la potenza atletica."

Giorgio Viglino, su La Stampa, sottolineò ulteriormente il primato d'età: "Diciott’anni, pochi anche per uno sport come lo sci che brucia sempre più presto i suoi protagonisti, e che costituiscono anche un primato assoluto. Non vinceva Colò a quell’età, prima ancora della guerra... ma nemmeno lo sapevano fare il fenomeno Sailer o il fuoriclasse Killy."

Jean Vuarnet e la Rinascita dello Sci Italiano

Un ruolo cruciale nella carriera di Thöni fu svolto da Jean Vuarnet, l'uomo che guidò la "rinascita" dello sci italiano. Vuarnet, scopritore di talenti e figura innovativa nel mondo dello sci, aveva già lasciato il segno come atleta e imprenditore. La Federazione Italiana, sotto la presidenza di Conci, decise di puntare su di lui, offrendogli un contratto significativo. Vuarnet, affiancato da tecnici valtellinesi e da un giovane Mario Cotelli, portò una ventata di novità e professionalità.

Vuarnet è ricordato anche per aver introdotto la posizione a uovo prima di rendere popolari gli occhiali da sci che portano il suo nome. La sua collaborazione con la squadra italiana terminò dopo i Giochi Olimpici di Sapporo nel 1972, ma il suo lascito fu fondamentale per la nascita della "Valanga Azzurra".

Jean Vuarnet in posa con un giovane Gustav Thöni, entrambi sorridenti.

La Maturità Atletica e il Legame con le Origini

Thöni si dimostrò un fenomeno atletico maturato naturalmente nel suo ambiente. La sua crescita sportiva non fu ostacolata né dalla lontananza da Trafoi, il suo paese natale ai piedi dello Stelvio, dove studiava, né dalla prudenza del padre. Quest'ultimo, dopo avergli insegnato a sciare e averlo perfezionato agonisticamente, volle accertarsi delle sue reali possibilità nello sport prima di consentirgli di interrompere gli studi liceali.

"Chi fa dello sport deve dar tutto per lo sport. Deve sentire l’amor proprio. Deve sacrificarsi come oggi, forse, nemmeno è più concepibile," rifletteva il padre, ricordando i tempi della sua giovinezza, quando il lavoro da boscaiolo e gli allenamenti in bicicletta forgiavano il fisico e la determinazione.

Nonostante la fama e le agiatezze che la carriera gli portò, Thöni rimase un uomo legato alle sue radici. La sua casa a Trafoi, l'hotel di famiglia "Bella Vista", divenne un punto di riferimento, un luogo dove conservare la memoria delle sue imprese.

La Vittoria Olimpica a Sapporo 1972

La vittoria più importante di Thöni giunse ai Giochi Olimpici di Sapporo nel 1972. L'annuncio arrivò in Italia alle prime ore del mattino del 10 febbraio. Gustavo Thöni regalò all'Italia la medaglia d'oro nello slalom gigante, nello stesso giorno dell'unico altro trionfo azzurro di quell'edizione, ottenuto dagli slittinisti altoatesini Paul Hildgartner e Walter Plaikner.

Il celebre orientalista Fosco Maraini, che accompagnava la spedizione azzurra, spiegò la popolarità di Thöni nel Villaggio Olimpico: "Sembrava un samurai europeo." Questa immagine rifletteva la sua compostezza, la sua determinazione e il suo stile unico.

Olimpiadi invernali di Sapporo (1972)

Il Ritratto di un Campione Silenzioso

Gustav Thöni era noto per la sua riservatezza. Tino Neirotti, su La Stampa nel febbraio 1972, lo descrisse come un giovane finanziere di Trafoi che, a differenza di Zeno Colò, sembrava quasi "sordomuto". Seduto in fondo all'aereo che lo portava in Giappone, "silenzioso, con gli occhi al soffitto. Gli parlavano e lui guardava come assente, gli parlavano ancora e lui rimaneva sprofondato nel suo mondo segreto. Mai una parola né un turbamento..."

I colleghi descrivevano il suo temperamento come un misto di timidezza, ritrosia e diffidenza. Il medico della squadra, professor Tuccimei, lo definiva "sensibilissimo, come un cavallo da corsa, ma senza apparenti reazioni psicosomatiche." Nonostante la sua pacatezza, era capace di gesti di stizza, come quando nello slalom olimpico di Innsbruck '76 fu battuto da Piero Gros.

Confronti e Stile di Sciata

Maria Grazia Marchelli, sul Corriere della Sera, lo paragonò ad Annemarie Proell, evidenziando le differenze tecniche: "lei una discesista per eccellenza, piuttosto impacciata fra le strette porte di uno slalom; lui perfetto nel guidare gli sci in curve di qualsiasi raggio, meno nel farli scorrere alla massima velocità in discesa libera."

Il confronto con i grandi sciatori del passato, come Killy e Schranz, era inevitabile. Thöni non era uno sciatore polivalente nel senso tradizionale, ma eccelleva nella sua disciplina. La sua tecnica, focalizzata sull'efficienza e sull'equilibrio nelle curve, lo rese un innovatore e un caposcuola.

La Fine di una Carriera e l'Eredità

L'ultima pista di Thöni fu a Saalbach, in Austria, il 15 marzo 1980. A 29 anni, il suo addio alle competizioni fu accolto con scarso clamore dai giornali dell'epoca. Chiuse al 15° posto uno slalom vinto da Ingemar Stenmark, il nome che finalmente ricordava con certezza. La sua ultima gara non fu la degna conclusione di una carriera leggendaria, ma la sua influenza sullo sci italiano era ormai consolidata.

Nonostante la "piccola delusione" della sua ultima gara, Thöni rimaneva "il più grande campione che lo sci italiano abbia mai avuto." La sua carriera, durata oltre dieci anni, aveva lasciato un'impronta profonda.

Gustav Thöni in un momento di riposo tra una gara e l'altra, con uno sguardo pensieroso.

L'Impatto sull'Industria dello Sci Italiano

Le vittorie di Thöni ebbero un impatto significativo sull'industria dello sci in Italia. La produzione di sci aumentò esponenzialmente negli anni '60 e '70, passando da 40.000 paia nel 1960 a 350.000 nel 1972. Non solo sci, ma anche abbigliamento, attrezzature e accessori videro un boom di produzione ed esportazione, con l'Italia che raggiunse il primato mondiale nella produzione di scarponi da sci.

Pietro Radius, scrivendo sul Corriere d'Informazione nel 1973, osservò come "da quando gli italiani hanno scoperto lo sci... la neve ha incominciato a fruttare miliardi." Il numero dei maestri di sci aumentò considerevolmente, e le stazioni sciistiche videro un incremento del flusso turistico.

L'Uomo Dietro il Campione

Con il tempo, Thöni divenne più loquace, o almeno più disponibile a condividere la sua storia. In un'intervista, raccontò del suo legame con Trafoi, del suo amore per la montagna e delle sue passioni giovanili, che includevano Napoleone e Cassius Clay, oltre ai suoi miti sciistici Jean-Claude Killy e Toni Sailer.

"Sono nato praticamente con gli sci ai piedi: i primi me li costruì mio nonno. Erano di legno e mi ricordo che ci giravo per casa," ricordava, descrivendo un'infanzia in simbiosi con la neve. La sua prudenza, unita a un'innata abilità, lo resero un atleta quasi impeccabile.

La sua vita personale fu segnata dall'amore per Ingrid, sua moglie, e dalla famiglia: tre figlie e dodici nipoti. L'hotel di famiglia a Trafoi, "Bella Vista", divenne il suo rifugio, dove continuò a lavorare e ad accogliere turisti, condividendo la sua passione per la montagna.

Riconoscimenti e Leggende

Gustav Thöni è rimasto nella storia dello sci non solo per i suoi trionfi, ma anche per una serie di primati nazionali: fu il primo italiano a vincere una gara di Coppa del Mondo maschile, il primo a vincere uno slalom speciale e il primo italiano a vincere uno slalom gigante. Vinse inoltre la prima combinata e il primo slalom parallelo disputati in Coppa del Mondo.

La sua fama diede origine a leggende metropolitane, come quella secondo cui avrebbe terminato una discesa sulla Streif con un solo sci. Fu lo stesso Thöni a smentire tali dicerie, pur ammettendo la difficoltà e la pericolosità di alcune piste.

Dopo il ritiro, Thöni intraprese la carriera di allenatore e fu anche attore protagonista nel film "Un centesimo di secondo", ispirato alla tragica vicenda di Leonardo David. La sua presenza come portabandiera italiano alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Torino 2006 testimonia il suo duraturo legame con lo sport italiano.

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