Le Teleferiche nella Prima Guerra Mondiale: Tecnologia e Logistica sul Fronte Italiano

La Prima Guerra Mondiale, combattuta per lunghi tratti in un territorio montuoso e impervio come quello italiano, pose sfide logistiche senza precedenti. In questo contesto, le teleferiche emersero come una soluzione tecnologica cruciale per il trasporto di materiali, munizioni e uomini, rivoluzionando le operazioni militari in alta quota.

L'Importanza Strategica della Montagna

L'affermazione del generale austriaco Moritz von Lempruch, "La battaglia in quota è innanzitutto una questione di trasporti", si rivelò profeticamente accurata per il fronte italiano durante la Grande Guerra. L'occupazione delle cime montuose assunse un'importanza decisiva per l'esito del conflitto, spingendo entrambi gli schieramenti a destinare ingenti risorse umane e materiali a questo obiettivo. La montagna si trasformò in un "imprevisto e rutilante cantiere", dove migliaia di soldati-operai erano impegnati nella costruzione di trincee, gallerie, villaggi arroccati, strade, mulattiere, reti elettriche e telefoniche, e chilometri di condotte per l'acquedotto.

Come ricordato da Giulio Douhet nel suo "Diario critico di guerra", gli eserciti divennero "immense officine di costruzione e di distruzione". Per mantenere operative queste "fabbriche d'alta quota", era indispensabile un rifornimento quotidiano di viveri, materiali e munizioni in un ambiente definito "feroce e implacabile". Il fabbisogno giornaliero di un'armata, composta da centinaia di migliaia di uomini e migliaia di quadrupedi, richiedeva il trasporto di ingenti quantità di pane, carne, vino, fieno e avena, spesso effettuato tramite autocarri. Ancora più gravoso era il fabbisogno di una brigata alpina, stimato in circa 200 tonnellate giornaliere tra viveri, attrezzature, vestiario e munizioni.

Illustrazione di una teleferica in alta Val Leogra durante la Grande Guerra, che mostra la struttura di sostegno e i vagoni in transito.

Le Prime Soluzioni di Trasporto

Durante il primo anno di guerra, gran parte di questo materiale veniva trasportato a dorso di asino o mulo, con l'esercito che requisiva e importava quadrupedi per soddisfare le necessità logistiche. Anche prigionieri e civili militarizzati, comprese le donne, contribuivano a questo immane sforzo. La fatica era enorme, i tempi lunghi, considerando che un animale da soma poteva impiegare da 15-20 minuti per un chilometro su terreni pianeggianti, ma fino a 60-80 minuti su terreni impegnativi, a cui si aggiungevano i tempi di riposo.

Fu in questo contesto che gli alti comandi maturarono la convinzione della necessità di mezzi di trasporto più efficaci e veloci, capaci di coprire grandi distanze e superare importanti dislivelli in tempi ridotti.

L'Avvento delle Teleferiche

La vera novità del secondo anno di guerra, il 1916, fu l'introduzione su larga scala delle teleferiche. Gli austriaci, forti dell'esperienza della guerra d'occupazione della Bosnia-Erzegovina del 1878 e di un'industria dei trasporti a fune legata all'estrazione mineraria, furono pionieri nella realizzazione di impianti per il trasporto in quota di viveri, munizioni, vestiario e persino uomini. Anche l'esercito italiano comprese il potenziale di far "volare" le merci sopra le montagne anziché trasportarle a spalla o a dorso di mulo.

Nell'estate del 1916, all'Arma del Genio fu aggiunta una nuova specialità: i teleferisti. Come annotato dal generale Luigi Lastrico ne "L'arma del Genio nella Grande Guerra", nell'estate del 1916 venne formato un plotone teleferisti, a cui nello stesso anno se ne aggiunsero altri dodici, distribuiti tra le armate e le grandi unità equivalenti. Diciotto mesi dopo, nell'ottobre 1917, il Regio Esercito italiano disponeva di 564 impianti teleferici operativi, che coprivano una distanza totale di 614.315 metri.

Tipologie e Capacità delle Teleferiche

Le teleferiche in uso erano di tre tipi principali:

  • Sistema a tre funi: comprendeva il tipo "continuo" e il tipo "a va e vieni".
  • Sistema a fune unica mobile.
  • Sistema monofune fisso.

Le capacità dei carrelli potevano variare dai 50 chilogrammi ai 20 quintali, mentre la potenzialità oraria dipendeva naturalmente dalla lunghezza della linea. Secondo uno studio del febbraio 1917, il movimento di 6.000 quintali giornalieri garantito da una teleferica (con 20 ore di funzionamento, qualche decina di militari specialisti e non più di cento uomini di fatica) avrebbe richiesto 400 camion con mille automobilisti o 1.500 carrette con 2.000 soldati e 3.000 quadrupedi. Il vantaggio era evidente, e nel corso del conflitto furono investite sempre nuove risorse per l'impianto di questi sistemi di trasporto a fune.

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Realizzazioni e Numeri della Guerra

Nel corso dei tre anni di conflitto, l'Armata italiana costruì 2.170 impianti, che coprivano una lunghezza complessiva di 2.300 chilometri, trasportando 3.800 tonnellate di materiale all'ora. Nello stesso periodo, gli austriaci realizzarono 410 teleferiche, per una lunghezza di 750 chilometri e una potenzialità oraria di 2.175 tonnellate.

Tra i vantaggi delle teleferiche, realizzate in Italia principalmente da aziende come la Ceretti e Tanfani, la Badoni, Bellani e Benazzoli, e la Luigi Spadaccini, vi era la loro "sostanziale insensibilità ai più gravi fenomeni meteorologici", come il terribile inverno del 1916, che mise a dura prova uomini e animali.

Esempi Storici e Resti Attuali

Il libro "Teleferiche dell’11ª Armata austro-ungarica dall’Adige al Brenta (1915-1918)" di Antonio Zandonati e Luigi Longhi ricostruisce la mappa delle teleferiche realizzate dall'esercito austro-ungarico nel settore compreso tra l'Adige e il Brenta. Grazie allo studio di carte storiche, foto aeree, relazioni del Servizio informazioni italiano e ricerche sul campo, gli autori hanno individuato i tracciati, i resti dei tralicci di sostegno e delle stazioni di partenza/arrivo di circa settanta teleferiche, realizzate con il concorso di soldati austro-ungarici e prigionieri di diverse nazionalità.

Un esempio concreto di questi complessi sistemi di trasporto è documentato nei pressi di Calliano, Besenello e Folgaria, dove esistono ancora i resti di uno di questi arditi sistemi. La stazione di partenza a Calliano si trovava nei pressi del bivio per Besenello, con un binario per lo scarico diretto dai treni. L'impianto era azionato da tre motori diesel, situati a Calliano, presso il castello di Beseno e sotto Ondertol. Da quest'ultima stazione, la teleferica attraversava la valle, passando sopra il dosso della Nóz, per raggiungere una terza stazione intermedia. Sul dosso della Nóz, per permettere il passaggio dei carrelli, fu necessario demolire una casetta di campagna e abbattere la vicina Caseta del Rensi. Di giorno e di notte, grandi carrelli carichi di munizioni, uomini e generi alimentari salivano e attraversavano la vallata.

Rappresentazione grafica di una stazione di teleferica con i suoi componenti: tralicci, carrelli, motori e funi.

La Prima Funivia del Colle

La storia delle teleferiche si intreccia anche con lo sviluppo del turismo e delle infrastrutture civili, come nel caso della prima funivia del Colle, ideata dall'intraprendente locandiere Josef Staffler. Dopo diverse peripezie e modifiche, la funivia fu approvata nel 1908, inizialmente solo per il trasporto di materiale. Le cabine, inizialmente simili a carrozze, furono poi sostituite da modelli più leggeri e sicuri. Nonostante le sfide legate alla sicurezza e alle normative in evoluzione, e l'interruzione dovuta alla guerra, la funivia del Colle riprese le sue attività nel dopoguerra, trasportando migliaia di persone.

La dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria nel 1915 portò all'arruolamento dei dipendenti della funivia, compreso il macchinista, e a ripetuti ordini di chiusura. Tuttavia, Josef Staffler si adoperò per mantenere in funzione l'impianto, evidenziando il suo contributo nel trasporto di legname per ospedali e scopi militari. La stazione a valle della funivia del Colle fu colpita da un attacco aereo alleato nel 1943.

La Guerra Verticale e l'Innovazione Tecnologica

La Prima Guerra Mondiale rappresentò un banco di prova per l'innovazione tecnologica, e le teleferiche ne furono un esempio emblematico. La "guerra verticale" combattuta sulle Alpi sollevò questioni cruciali legate ai trasporti, spingendo gli eserciti a sviluppare soluzioni sempre più efficienti. La capacità di "volare" sopra i terreni impervi divenne un fattore determinante per il successo logistico e militare.

La costruzione di una teleferica implicava un'opera ingegneristica complessa, che richiedeva precisione, fermezza e rigorosa attenzione da parte dei soldati teleferisti. L'allestimento delle stazioni, il montaggio dei tralicci, il trasporto e il varo delle funi erano operazioni delicate, spesso condotte in condizioni avverse, sotto la minaccia del nemico. Il completamento di questi impianti rappresentava una nuova affermazione dell'Arma del Genio e un contributo fondamentale alla fratellanza che univa i soldati italiani.

Fotografia aerea d'epoca che mostra un tracciato di teleferica con i relativi tralicci a sostegno, probabilmente scattata durante la Prima Guerra Mondiale.

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