La Resistenza Partigiana nel Cremasco: Analisi Statistica dei Combattenti

Questo articolo riprende il discorso sulla Resistenza partigiana cremasca, proseguendo la trattazione iniziata con la prima parte pubblicata il 6 febbraio. Abbiamo già esaminato alcune figure significative della guerra partigiana locale e le procedure per il riconoscimento delle qualifiche di “partigiano combattente” o “patriota” attraverso le apposite Commissioni Regionali.

Riconoscimento delle Qualifiche Partigiane: Normativa e Definizioni

L'articolo 7 del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945 n. 518 stabiliva i requisiti per il riconoscimento delle qualifiche. Per la qualifica di “partigiano combattente”, era necessario aver prestato servizio per almeno tre mesi in una formazione armata partigiana o gappista, partecipando ad almeno tre azioni di guerra o di sabotaggio. Per la qualifica di “patriota”, i requisiti erano differenti. Inoltre, per i cosiddetti “sappisti” (Squadre di Azione Patriottica), che agivano in incognito, il periodo di servizio richiesto era doppio rispetto a quello per i “gappisti” (Gruppi di Azione Patriottica), i quali lasciavano la famiglia e la casa per combattere esplicitamente sul campo con strategie di guerriglia.

È importante notare che la letteratura resistenziale successiva non sempre è univoca su queste definizioni. Il testo si avvale, tra le altre fonti, di “Il fascismo in provincia” (1975) di Strada e Ceserani, considerato un'opera fondamentale sull'argomento, basata in parte su documenti confluiti nel fondo A.N.P.I. dell'Archivio di Stato di Cremona.

Copertina del libro

Le Forze in Campo Durante la Resistenza

I partigiani combattenti, operando per diversi mesi in campo aperto e a viso scoperto, lontano dalle proprie famiglie, conducevano una rischiosa “guerra di guerriglia” contro forze militari consistenti e ben addestrate. A fronteggiare la Resistenza vi erano la Wehrmacht, le Waffen-SS, l'Esercito Nazionale Repubblicano con le sue quattro divisioni regolari (anche se solo parzialmente impiegate contro i partigiani dall'inizio del 1944), la Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.), ampiamente impegnata nell'azione repressiva, e il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere, le cosiddette “Brigate Nere”.

Le Brigate Nere, in totale 36 con circa 30.000 arruolati, erano composte prevalentemente da giovani motivati da un forte risentimento verso coloro che ritenevano avessero “tradito” il fascismo e la Patria. Nei territori cremonese, cremasco e casalasco, il numero degli arruolati nelle Brigate Nere, come la XII Brigata Nera “Augusto Felisari” di Cremona o la VIII Brigata Nera “Aldo Resega” di Milano, era significativo. A Crema operava il distaccamento “Mario Brezzolari” della “Felisari”.

Analisi dei Dati sui Partigiani Combattenti della Provincia di Cremona

Un'altra pubblicazione di notevole aiuto è “Partigiani combattenti della provincia di Cremona riconosciuti dalle Commissioni regionali per il riconoscimento delle qualifiche partigiane” (A.N.P.I. 2020), edita nel 75° anniversario della Liberazione a cura di Giuseppe Azzoni. Quest'opera, pur ammettendo la non assoluta certezza dei dati a causa delle difficoltà nella raccolta e validazione delle informazioni, rappresenta il miglior risultato possibile delle indagini svolte in sede A.N.P.I.

Secondo questo studio, circa 6.000 persone hanno compilato le apposite “schede” A.N.P.I. nell'immediato dopoguerra per il riconoscimento. Varie documentazioni, tra cui corrispondenze, istanze probatorie, ricorsi, elenchi autorizzativi delle Commissioni Regionali e “fogli matricolari” delle varie leve del servizio militare, hanno contribuito alla determinazione della qualifica. Questo “censimento partigiano” ha riguardato diverse categorie:

  • “Partigiani combattenti” in senso stretto (ex art. 7 / 518).
  • “Caduti per la lotta di liberazione” (ex art. 8 / 518).
  • “Mutilati o invalidi per la lotta di liberazione” (ex art. 9 / 518).
  • Militanti nelle “formazioni autonome” o in corpi partigiani operanti all’estero.

Dal primo congresso nazionale dell’A.N.P.I. (Roma, 6-9 dicembre 1947), emersero le prime divergenze politiche tra le diverse componenti della Resistenza. I componenti delle Brigate partigiane di ispirazione cattolica (Fiamme Verdi), i membri delle Formazioni Autonome Militari (“partigiani azzurri”) e le Brigate di Giustizia e Libertà (Partito d'Azione) manifestarono l'intenzione di dissociarsi dalle componenti comuniste e socialiste (Brigate Garibaldi e Brigate Matteotti). Nel 1948 i cattolici e gli “azzurri” fondarono la F.I.V.L. (Federazione Italiana Volontari della Libertà), e nel 1949 gli “azionisti” fondarono la F.I.A.P. (Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane).

Considerando tutte le categorie e sottocategorie, il numero totale di soggetti riconosciuti è di 1.367. Di questi, 405 sono militari della Divisione Acqui con qualifiche partigiane riconosciute. Dei restanti, 573 partigiani sono riconosciuti come operanti all'interno della provincia di Cremona, mentre 390 hanno combattuto fuori provincia.

La distribuzione dei 573 partigiani operanti in provincia è la seguente:

  • Brigate Garibaldine Ghinaglia: 333
  • Brigate Matteotti: 97
  • Fiamme Verdi (in città con la Rosselli): 81
  • Altre formazioni (Garibaldi - GL di Casalmaggiore, Curiel, autonome): 62

La ripartizione dei 390 partigiani attivi fuori provincia è la seguente:

  • Piemonte: 107
  • Emilia Romagna: 88
  • Triveneto: 21
  • Lombardia: 24
  • Altre Regioni (Liguria, Toscana, Marche ecc.) o all’estero (Jugoslavia, Grecia, Francia): 150

Il testo menziona anche la categoria dei “patrioti” ex art. 10 / 518, specificando che sono incluse tutte le donne e solo alcuni uomini. Il numero dei “patrioti” appare paragonabile a quello dei “partigiani combattenti”, ma la documentazione è più difficile da reperire.

I Partigiani nel Territorio Cremasco

Con riferimento a Crema e al territorio cremasco, sui 1.367 (o 1.368) “partigiani combattenti” della provincia di Cremona, quelli nati a Crema e nel territorio cremasco sono 101, secondo i dati di A.N.P.I. 2020. Questo dato non include i 3 “patrioti” esplicitamente dichiarati. Il numero di questi 101 soggetti corrisponde al 7,4% del totale provinciale.

Tra questi 101 “partigiani combattenti” cremaschi, vi sono 25 militari della Divisione Acqui con qualifica partigiana, di cui 12 caduti o dispersi (6 caduti e 6 dispersi). I restanti 76 “partigiani combattenti” comprendono anche i partigiani caduti e quelli che hanno militato in formazioni estere.

Il contributo del territorio cremasco alla Resistenza provinciale, pari al 7,4%, suscita una riflessione sulla possibilità di creare un elenco completo e documentato di tutti i “partigiani combattenti” della città e del territorio cremasco.

Mappa della provincia di Cremona con indicazione dei comuni

Va tenuto presente che gli elenchi in A.N.P.I. 2020 sono stati redatti raggruppando i nominativi per Comune di nascita. Pertanto, i dati si riferiscono ai partigiani “nati” nel territorio, anche se sono presenti inserimenti di partigiani nati altrove ma residenti nella zona. Per ottenere un quadro più completo, sarebbe necessario considerare anche i partigiani residenti, sebbene ciò richiederebbe un lavoro di rielaborazione dei dati.

L'articolo mira a fornire una stima dell'ordine di grandezza del fenomeno partigiano tra i cremaschi e gli abitanti del territorio circostante, concentrandosi sugli aspetti numerici e statistici, piuttosto che su narrazioni di vicende individuali. L'analisi dei dati di nascita e residenza permette di comprendere meglio la portata del contributo del territorio cremasco alla Resistenza.

DOC ITA La resistenza italiana | Documentario in italiano sulla Storia

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