Sovraffollamento in Montagna: Code Infinite e il Dibattito sul Turismo

Centinaia di persone hanno affrontato lunghe code questa mattina per prendere la funivia da Campitello a Col Rodella, così come per quella del Sassolungo. Questa situazione ricorrente evidenzia il successo della stagione estiva, ma solleva anche interrogativi fondamentali su come la montagna dovrebbe essere vissuta.

Persone in coda per salire sulla funivia in una località di montagna

La Realtà delle Code in Val di Fassa e sul Sassolungo

Le immagini che giungono dall’ingresso dell’impianto che collega Campitello a Col Rodella mostrano centinaia di persone ammassate in coda. La situazione è analoga sul Sassolungo, dove decine, se non centinaia di persone attendono pazientemente il proprio turno per salire sugli impianti. Queste scene sono diventate ormai familiari durante la stagione estiva, quando le montagne vengono letteralmente prese d’assalto dai turisti, paradossalmente in cerca di un luogo dove potersi staccare dalla civiltà e rilassarsi a contatto con la natura.

L'Impatto della Pandemia e il Fenomeno dell'Overtourism

Il fenomeno del sovraffollamento si è amplificato negli ultimi due anni a causa della pandemia, che ha orientato le preferenze dei turisti verso le vacanze in montagna piuttosto che al mare. Quest’estate, infatti, in alcune località del Trentino si sono verificate situazioni in cui i turisti si sono ritrovati ammassati di fronte agli impianti di risalita, aspettando anche ore per poter salire.

Il Dibattito tra Turismo di Massa e Fruizione Tradizionale

Dalle immagini sono scaturiti i consueti dibattiti sui vantaggi e gli svantaggi del turismo di massa che ormai caratterizza le montagne trentine. Si assiste a uno scontro tra chi desidera vivere la natura nel modo più tradizionale e puro possibile e chi preferisce avvalersi di impianti come funivie e seggiovie. Alcuni commenti evidenziano una dipendenza dagli impianti, con la seggiovia vista quasi come un prerequisito per visitare un comprensorio.

Le esperienze di attesa prolungata non sono nuove. Si ricordano episodi risalenti alla fine degli anni '80, con rientri ai pullman avvenuti anche alle 23 dopo la chiusura degli impianti. Altre esperienze personali menzionano file di 5-10 minuti al Ciampinoi, ma code di circa un'ora a gennaio '14 per la Marmolada e disagi per raggiungere il Falzarego.

Grafico che mostra l'aumento del flusso turistico in montagna negli ultimi anni

Seceda: L'Epicentro del Sovraffollamento Estivo

Le immagini delle lunghe code per salire sul Seceda, in Alto Adige, hanno fatto il giro del web, mostrando centinaia di persone in fila alla stazione intermedia di Furnes, in attesa della funivia per ore sotto il sole. Questa scena ha sorpreso anche i residenti, abituati a flussi consistenti ma mai a tali livelli. Il dibattito sulla sostenibilità del turismo in quota è tornato prepotentemente al centro dell'attenzione, specialmente dopo la recente protesta dei contadini per il passaggio sui prati privati.

Le Dichiarazioni delle Autorità Locali e le Proposte di Gestione

Armin Lardschneider, assessore al turismo del Comune di Ortisei, ha espresso sorpresa per la gravità della situazione, definendola senza precedenti. Sono state avviate diverse riunioni per trovare un accordo collettivo, sottolineando che litigare tra le parti è inutile. Lardschneider ha evidenziato come i residenti siano stanchi della situazione.

Contingentamento degli Ingressi e Gestione dei Flussi

In Municipio si sta valutando l'ipotesi di contingentare gli ingressi, seguendo l'esempio di altre mete sovraffollate. Si riconosce la necessità di pensare seriamente a tali misure, poiché il problema principale risiede nei flussi giornalieri che si concentrano in poche ore e in un unico punto della valle. L'obiettivo è permettere ai visitatori di rilassarsi, anziché stressarsi in coda.

Impatti sui Residenti e sul Costo della Vita

Il problema del sovraffollamento non incide più solo sull'ambiente, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini. A Ortisei mancano parcheggi riservati ai residenti, il traffico è congestionato per ore e i parcheggi selvaggi sono all'ordine del giorno. Se per gli albergatori ciò può tradursi in guadagni extra, per i privati e le attività pubbliche si verificano solo disagi. Nel frattempo, i prezzi continuano a salire, aumentando il costo della vita.

Foto panoramica del Seceda con il sentiero affollato di turisti

Il Ruolo dei Social Media nella Promozione del Turismo

Christina Demetz, responsabile marketing e comunicazione del consorzio turistico Dolomites Val Gardena, ha chiarito che il sovraffollamento riguarda una zona specifica, il Seceda, e non l'intera valle. Ha spiegato che la causa principale non è stata la strategia di promozione del territorio, ma un fenomeno spontaneo innescato da due presentazioni Apple (iPhone e tablet) che hanno utilizzato le immagini delle Odle come sfondo, seguite dalla diffusione virale su Instagram. Il Seceda è entrato nella "bucket list" di chi desidera scattare una determinata foto.

Demetz distingue due tipi di turismo: quello dell'ospite che sceglie la Val Gardena per una vacanza autentica, basata su cultura, natura e rispetto, e il visitatore "Instagram", che arriva da ogni parte del mondo, soggiorna un solo giorno, sale per scattare una foto e riparte. Questo tipo di turista, secondo Demetz, non conosce la montagna né la cultura locale e non è consapevole delle regole di comportamento. Per affrontare questa problematica, sono stati introdotti i Dolomites Rangers, figure presenti nei punti critici come il Seceda per informare e sensibilizzare i visitatori.

Questi ranger, pur non avendo poteri sanzionatori, monitorano i flussi, migliorano la segnaletica e impediscono azioni dannose come calpestare prati o disturbare animali. Tuttavia, si sottolinea che da soli non bastano e sono necessarie soluzioni condivise con gli impiantisti, oltre a far comprendere che la valle offre molto di più della sola "foto virale".

Soluzioni Condivise e la Proposta del "Numero Chiuso"

Il problema del turismo di massa non è un'esclusiva della Val Gardena; Machu Picchu, Santorini, il Giappone e l'Alta Badia affrontano sfide simili. Si ritiene che sia giunto il momento di ripensare i modelli turistici e adottare soluzioni condivise, anche se potenzialmente scomode. L'assessore provinciale al Turismo, Luis Walcher, ha aperto alla possibilità di introdurre un numero chiuso, ispirandosi al modello di Braies, per gestire gli accessi in periodi di picco.

Carlo Zanella, descrivendo la montagna come piena di "sprovveduti e tamarri", ha dichiarato di non godersi più le vette altoatesine, preferendo recarsi in altre regioni quando queste si riempiranno. Le immagini dei video diventati virali, che mostrano centinaia di persone in coda sotto il sole per un viaggio in funivia, spinte non dalla passione per la montagna ma dal tam-tam dei social media, hanno suscitato indignazione e riacceso il dibattito. Le proposte spaziano dalla chiusura delle funivie estive all'aumento dei prezzi, fino a lamentare l'impatto sul costo della vita locale.

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Critiche al Progetto di Ampliamento dell'Impianto e la Gestione del Turismo "Instagrammabile"

Zanella ha espresso forte contrarietà alla richiesta della società funiviaria di triplicare la portata dell'impianto, definendola uno scandalo se finanziata dalla Provincia. Egli ritiene che un tale ampliamento sarebbe "ridicolo" se destinato a un solo mese (da metà luglio ad agosto). La Provincia di Bolzano ha richiesto una valutazione di impatto ambientale.

Zanella individua nei social media la radice del problema, definendo il "tornello" mediaticamente il punto focale che attira le persone "come pecoroni". Le reazioni sui social media ai video diffusi riflettono questa critica, con commenti che definiscono la situazione "un'oscenità", "la montagna trasformata in un luna park", paragonandola a una coda a Gardaland.

Il Turista Impreparato e la Necessità di Educazione

La critica di Zanella si estende al turista moderno, spesso impreparato. Ricorda come un tempo chi saliva in quota fosse equipaggiato e preparato per le escursioni. Ha visto persone salire sul Seceda con "l'ombrellino da sole e le ciabatte", rimanendo poi bloccate a causa della chiusura degli impianti, senza essersi informate sugli orari.

Alternative e Preoccupazioni per il Futuro

La soluzione, secondo Zanella, non risiede nella chiusura delle funivie esistenti, ma nell'educazione del visitatore. "Insegniamo alla gente che ci sono tante altre cose da fare. Il turista deve avere educazione e rispetto", afferma, suggerendo di esplorare alternative come le cremagliere che portano ad altopiani meno affollati. La preoccupazione principale del presidente del Cai è il "boom" turistico, a cui segue inevitabilmente un calo, e teme che si facciano investimenti per soddisfare un picco temporaneo, per poi trovarsi con problemi a lungo termine.

La scelta di Zanella di non fare più vacanze estive in Alto Adige, preferendo il Bellunese, è significativa. Egli nota come molti ex turisti dell'Alto Adige si siano spostati in Veneto, attratti da prezzi meno esorbitanti e minore caos. Questo fenomeno suggerisce che il turista sta già iniziando a scappare dalle destinazioni troppo affollate e costose.

Canazei: L'Assalto degli Sciatori e il Confronto con Altre Località

Un episodio simile si è verificato a Canazei, martedì 13 febbraio, dove centinaia di sciatori si sono ritrovati in fila per salire al Belvedere. Le cabinovie, con una portata di fino a 2.400 persone all'ora, non sono riuscite a gestire l'afflusso, creando una coda impressionante, di cui non si ha memoria in precedenza a Canazei, e che ricorda, seppur in modo amplificato, le code viste nei giorni precedenti alle funivie di Mezzocorona.

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