Chiusura Impianti Sciistici Sestriere e Alpe Italiane a causa del Coronavirus

La pandemia di coronavirus ha avuto un impatto devastante sul turismo invernale italiano, portando alla chiusura di piste da sci, rifugi e alberghi nel pieno dell'alta stagione. Questa decisione senza precedenti, la prima dal boom delle vacanze invernali nel dopoguerra, ha colpito duramente l'economia della montagna, da sempre trainata dal turismo bianco.

Panorama innevato delle Alpi italiane con piste da sci chiuse

Situazione Generale e Decisioni Regionali

In Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia, l'ultimo giorno della stagione turistica invernale è stato segnato da questa drastica misura. Lombardia e Valle d'Aosta avevano già chiuso impianti e piste da sci fin dalla domenica precedente. Anche nelle restanti località aperte del Piemonte, lo stop era imminente. Sestriere e il comprensorio della Via Lattea attendevano un'ordinanza regionale per imporre il fermo degli impianti, mentre Bardonecchia era già stata chiusa.

Con oltre un mese di anticipo rispetto alla chiusura prevista dopo Pasqua, a metà aprile, decine di migliaia di turisti italiani e stranieri sono stati costretti a lasciare hotel e appartamenti in affitto. La rapida diffusione dell'epidemia negli ultimi giorni ha precipitato la situazione. Nonostante gli inviti a rispettare le distanze di sicurezza su funivie, cabinovie e nei locali, la resistenza delle Regioni del Nord, sotto pressione da operatori turistici e governo, è crollata. La minaccia di sciopero dei lavoratori del settore e gli appelli di medici e infermieri, stremati dal lavoro in ospedali al collasso, hanno determinato la svolta.

Le autorità sanitarie hanno esercitato una forte pressione sui governatori e sulle associazioni di categoria, sottolineando come il turismo bianco di massa avrebbe potuto trasformarsi in un'ondata incontrollabile di positivi al Covid-19, mettendo a dura prova le reti ospedaliere provinciali. L'intero Nord Italia è stato classificato come "area a rischio Covid-19".

Implicazioni Economiche e Conseguenze

Le conseguenze per l'economia dell'arco alpino sono state pesantissime. Nei mesi di marzo e aprile, con le ultime nevicate, il turismo bianco avrebbe garantito miliardi di entrate e, con l'indotto, decine di migliaia di posti di lavoro. Valeria Ghezzi, presidente nazionale degli impiantisti, ha sottolineato la mancanza di senso nel rimanere aperti mentre le persone sono invitate a restare in casa, definendo "scorretto" il contrario.

L'impossibilità di rispettare le norme di sicurezza emanate dal governo sulla neve, con sciatori ammassati in attesa delle risalite, negli ski-bus, nei rifugi e nei centri benessere degli alberghi, ha ulteriormente aggravato la situazione. Migliaia di turisti, tra cui molti provenienti dalle zone rosse e dalle regioni a più alto rischio contagio, hanno affollato le località sciistiche, con le scuole chiuse.

Covid e piste da sci, la chiusura impianti - Porta a porta 01/12/2020

Il più grande carosello sciistico del mondo, il Superski Dolomiti, ha espresso "estremo dispiacere" per dover adottare una misura "assolutamente eccezionale". La chiusura anticipata ha avuto un impatto significativo sull'economia, con un valore stimato prima dell'emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all'anno tra diretto, indotto e filiera per il turismo invernale. Secondo la Coldiretti, lo stop alla ripresa dello sci ha colpito non solo le piste, ma l'intero indotto delle vacanze in montagna, dall'alloggio alla ristorazione, dagli agriturismi ai rifugi, con un calo di fatturato fino al 90% per le malghe e la produzione di formaggi. Il turismo invernale è fondamentale per la sopravvivenza delle strutture agricole, che svolgono un ruolo chiave nel presidio del territorio contro dissesto idrogeologico, abbandono e spopolamento.

Reazioni Politiche e Richieste di Indennizzo

I ministri Giorgetti e Garavaglia hanno richiesto indennizzi adeguati per la montagna, criticando la gestione della crisi. Garavaglia ha evidenziato la mancanza di rispetto per i lavoratori della montagna e ha proposto un modello simile a quello del Veneto, suggerendo incentivi per chi lavora nel settore turistico e definendolo "industria del turismo". Ha inoltre sottolineato che il ministero del Turismo è stata una richiesta esplicita di Salvini, evidenziando come la montagna sia stata "dimenticata".

La questione dei ristori è stata centrale nelle discussioni. Giovanni Brasso, presidente della Sestriere Spa, ha dichiarato di preferire lavorare, anche con perdite, piuttosto che "andare a caccia di ristori". La Regione Piemonte ha stanziato immediatamente 5,3 milioni di euro come ristori per gli impianti sciistici penalizzati dalla chiusura intempestiva.

L'ordinanza del ministro della Salute Speranza, che vieta le attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo, ha suscitato reazioni forti, in particolare dalla Lega, che ha chiesto un "cambio di squadra a livello tecnico" al dicastero della Salute, criticando il "metodo Conte" e il "trio Ricciardi-Arcuri-Speranza". I gestori degli impianti, i maestri di sci e gli operatori della montagna hanno parlato di "stagione ormai saltata" e hanno chiesto ristori.

La decisione del Comitato tecnico scientifico (CTS), che ha risposto alla richiesta di Speranza di "rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura", ha evidenziato che, alla luce delle "mutate condizioni epidemiologiche" dovute alla "diffusa circolazione delle varianti virali", "allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni" per la riapertura. Questa linea è stata recepita dall'ordinanza ministeriale.

Normative e Misure Anti-Covid

Le regole per sciare in Italia sono state progressivamente definite e modificate. Dopo la fine del lockdown nazionale, in Austria è stata introdotta la regola delle 2G (vaccinati o guariti) per l'accesso agli impianti sciistici, ristoranti, bar, alberghi e altri luoghi pubblici. In Francia, l'equivalente del Green Pass è obbligatorio sulle piste dal 4 dicembre, con controlli a campione.

In Italia, negli ultimi anni, gli impianti sciistici hanno riaperto grazie a una serie di regole, tra cui l'obbligo del Green Pass in quasi tutti i comprensori. Negli impianti senza funivie, cabinovie e seggiovie, non è obbligatorio il Green Pass in zona bianca o gialla, mentre in zona arancione è richiesto il Green Pass "rafforzato". Oltre all'obbligo del Green Pass, sono state mantenute la distanza fisica di un metro nei percorsi di accesso agli impianti, l'obbligo della mascherina negli spazi comuni e una capienza massima dell'80% per cabinovie, funivie e seggiovie con cupole paravento.

Dal giorno di Natale è stato introdotto l'obbligo di indossare la mascherina FFP2 per accedere agli impianti di risalita, con segnalazioni di carenza di queste mascherine nelle farmacie.

Il Dolomiti Superski, il più grande comprensorio sciistico d'Italia, ha sviluppato un sistema per associare il Green Pass al numero di serie dello skipass, consentendo un'autoconvalida automatica. Le regole italiane, al momento, non differiscono significativamente da quelle dei paesi confinanti, con l'eccezione della Svizzera, che non ha introdotto restrizioni per gli sciatori e non richiede il Green Pass per accedere agli impianti. Tuttavia, superare il confine svizzero è complesso a causa delle regole di ingresso nel paese, che richiedono un test molecolare o antigenico negativo.

La differenza di regole tra Svizzera e Austria ha creato una situazione particolare nel comprensorio sciistico che si divide tra Samnaun (Svizzera) e Ischgl (Austria).

Posizioni e Preoccupazioni degli Operatori

Gli operatori del settore e i comuni interessati hanno espresso allarme per il possibile stop allo sci durante il periodo natalizio. I gestori degli impianti di risalita temono di perdere una percentuale significativa del fatturato invernale. Il presidente di Federalberghi ha auspicato una decisione europea in merito, mentre i sindaci delle località turistiche invernali e gli esponenti politici si sono schierati contro l'eventuale decisione del governo. Le società di gestione degli impianti di risalita, con un fatturato annuo di 1,2 miliardi di euro, rischiano perdite ingenti. Le aziende funiviarie in Italia sono oltre 400, con 1500 impianti di risalita.

Il sindaco di Cortina, Gianpietro Ghedina, ha ricordato che lo sci è uno sport individuale con distanziamento. Federalberghi ritiene che il governo debba prevedere ristori importanti per i lavoratori.

Massimo Fossati, presidente di ANEF Lombardia e gestore del comprensorio Valtorta-Piani di Bobbio, ha evidenziato che la stagione sciistica è partita bene dopo due anni di chiusure e difficoltà economiche, ma l'apertura stessa è stata una "conquista".

La divergenza di vedute tra il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che propende per un lockdown totale immediato e limitato, e le posizioni di altri esponenti politici e operatori del settore, ha caratterizzato il dibattito sulle misure da adottare per contrastare la pandemia.

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