Caro Energia: L'Impatto sugli Impianti Sciistici e le Possibili Soluzioni

L'aumento vertiginoso dei costi dell'energia rappresenta una sfida significativa per la gestione degli impianti sciistici, mettendo a rischio la sostenibilità economica dell'intera filiera turistica montana. Le bollette energetiche, i costi del gasolio per i mezzi battipista e l'elettricità necessaria per i sistemi di innevamento programmato comportano un incremento esponenziale delle spese operative, minacciando la continuità delle attività e l'indotto economico per le comunità montane.

grafico che mostra l'aumento dei costi energetici per gli impianti sciistici

L'Allarme dei Gestori degli Impianti

Diversi rappresentanti del settore, tra cui Rolando Galli (presidente Società Abetone Funivie), Giampiero Danti (direttore Saf) e Andrea Formento (Val di Luce), hanno espresso profonda preoccupazione per la nuova stagione invernale. Galli sottolinea come, sebbene gli impianti siano in grado di affrontare sfide come la mancanza di neve attraverso l'innevamento artificiale, la crisi energetica prosciuga le entrate anche per le società stesse, mettendo a rischio l'intero comprensorio.

Giampiero Danti quantifica l'impatto economico: "L'elettricità incideva per 64mila euro al mese, comprendenti i quattro rifugi, Ovovia, Pulicchio e skilift; se Enel non ci conferma le condizioni del contratto che scade adesso, andremo a pagarne 300mila euro al mese." Aggiunge inoltre che solo il gasolio per i cinque battipista, con un aumento di 50 centesimi al litro rispetto al 2021, comporta una spesa aggiuntiva di 15mila euro al mese.

Andrea Formento evidenzia come la situazione rischi di degenerare, richiedendo interventi strutturali e seri da parte di chi governa. Sottolinea che la mancanza di un controllo specifico sui costi di energia elettrica, gas e carburanti mette a rischio la tenuta sociale del territorio montano, colpendo l'intera filiera economica e sociale, dalla popolazione montana che necessita di riscaldamento come necessità primaria.

La Voce delle Associazioni di Categoria

Valeria Ghezzi, presidente di Anef (Associazione nazionale degli esercenti funiviari), lancia un appello urgente alla politica, affermando: "Non c’è tempo da perdere e non possiamo aspettare le elezioni e il nuovo Governo, bisogna intervenire subito sui rincari dell’energia che mette in ginocchio il futuro della montagna." Sottolinea come il costo dell'energia sia aumentato anche di sei volte rispetto ad agosto 2021, rendendo insostenibili i costi operativi e minacciando l'intera filiera che vive dell'industria della neve.

Marco Grigoletto, presidente di Anef Veneto, esprime preoccupazione per i costi di gestione, con aumenti considerevoli già dalla scorsa stagione e costi che rendono difficile affrontare quella imminente. Prevede possibili rincari degli skipass dal 5 al 10%.

Massimo Fossati, presidente di Anef Lombardia, definisce il problema come una questione di sostenibilità economica, stimando la necessità di aumenti del 20-25% per far fronte ai rincari.

Giampiero Orleoni, di Anef Piemonte, lamenta costi di gestione "fuori da ogni logica" già durante l'estate e incertezza per l'inverno, temendo che l'apertura degli impianti possa diventare controproducente a causa degli alti costi e della potenziale minore affluenza.

Danilo Chatrian, di Anef Valle d'Aosta, conferma costi triplicati rispetto al periodo pre-crisi e la possibilità di ulteriori aumenti, con inevitabili ripercussioni sulle tariffe degli skipass e sull'affluenza.

mappa dell'Italia con evidenziate le principali regioni montane turistiche

L'Impatto sull'Economia Montana e le Richieste di Aiuto

L'industria della neve rappresenta un settore da 1,2 miliardi di euro, che genera indotto per quasi 10 miliardi, dà lavoro diretto a 15mila persone e rilascia più della metà del suo giro d'affari sul territorio montano. La crisi energetica rischia di compromettere questo ecosistema economico.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, lancia l'allarme sulla drammatica situazione del settore alberghiero, sottolineando che il caso del Salento potrebbe non essere isolato e che è necessario un intervento immediato del governo per trovare una soluzione al costo dell'energia.

La presidente di Anef, Valeria Ghezzi, chiede che il tema energetico sia posto in cima all'agenda elettorale e che le aziende del settore vengano interpellate, poiché non possono affrontare da sole questo momento di crisi. Serve un impegno preciso e urgente per permettere la programmazione della prossima stagione sciistica.

Soluzioni Proposte e Dibattito sulla Sostenibilità

Le associazioni di categoria stanno valutando misure per contenere le spese energetiche. In Valle d'Aosta, alcuni albergatori razionalizzano i periodi di apertura e rivedono gli orari per ottimizzare i consumi. In Trentino Alto Adige, alcune strutture valutano la chiusura delle saune o l'abbassamento delle temperature delle piscine.

Dolomiti Superski, il maggiore comprensorio sciistico italiano, si impegna a mantenere gli standard di qualità, pur prevedendo un ritocco verso l'alto dei prezzi degli skipass (mediamente del 10% per i giornalieri e plurigiornalieri, del 2,4% per gli stagionali). Al momento non sono previste chiusure anticipate o riduzione del numero di piste e impianti aperti.

Il dibattito sulla sostenibilità dello sci in alta montagna emerge con forza. Gli operatori del settore difendono la loro attività, evidenziando come l'impatto ambientale sia spesso inferiore a quello di altre pratiche sportive o industrie. Vengono forniti dati che dimostrano un consumo di acqua relativamente contenuto per l'innevamento artificiale (26,2 milioni di metri cubi all'anno per il 72% delle piste, a fronte di 430.000 piscine italiane che consumano 45 volte di più) e un consumo energetico pari allo 0,1% di quello nazionale (357 GWH all'anno).

Si sottolinea che la "neve tecnica" è una miscela di aria e acqua, senza additivi chimici, e che l'acqua utilizzata viene restituita al ciclo naturale. Inoltre, l'energia utilizzata è in larghissima parte idroelettrica, quindi rinnovabile. L'industria dello sci è vista come un volano economico e sociale fondamentale per le aree montane, che altrimenti rischierebbero lo spopolamento.

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Viene proposto un percorso di "evoluzione" piuttosto che di "riconversione", che include l'adattamento dell'offerta a nuove tipologie di clientela, lo sviluppo del turismo estivo e autunnale, e l'aggiunta di nuovi prodotti allo sci tradizionale, piuttosto che la chiusura di oltre mille impianti.

Proposte per la Gestione della Crisi Energetica

Le soluzioni per la riduzione delle bollette energetiche passano principalmente attraverso l'efficienza energetica e la diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare degli impianti fotovoltaici. Si propone di sostenere l'autoconsumo, anche "altrove", e di sbloccare gli iter autorizzativi degli impianti a terra per aumentare la disponibilità di energia rinnovabile.

Inoltre, si chiede un intervento sui profitti delle società che vendono idrocarburi e producono energia da fonti fossili, proponendo un contributo di solidarietà sui maggiori utili. Si auspica un adeguamento ai valori medi europei delle royalties per le società estrattrici di idrocarburi e una revisione del meccanismo del Capacity Market.

Viene inoltre evidenziata la necessità di intervenire sull'eccessiva onerosità delle reti energetiche gestite da società a partecipazione pubblica, che investono in business estranei alla concessione, creando squilibri nei mercati concorrenziali.

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