Le montagne lombarde sono teatro di eventi singolari, e il Monte San Primo, situato in provincia di Como, non fa eccezione. Nonostante l'assenza di neve naturale da tempo, è emersa l'intenzione di realizzare impianti da sci su questa vetta, un'idea fortemente promossa dalla Comunità montana.
Questa prospettiva ha sollevato numerose preoccupazioni, in particolare riguardo alla trasformazione dei pascoli in un "luna park", come denunciato da Roberto Fumagalli, uno dei principali oppositori del progetto e a capo del Circolo ambiente Ilaria Alpi. La sfiducia verso la lungimiranza politica è palpabile tra la popolazione locale, che teme un impatto negativo sull'ambiente.
Mercoledì scorso, tuttavia, si è tenuta un'audizione in Regione con la seduta congiunta delle commissioni Ambiente e Territorio, durante la quale è stato discusso il progetto degli impianti da sci. L'esito di questo incontro ha portato a un'apertura verso la revisione del progetto, congelando di fatto l'iter che sembrava inesorabile. Questo sviluppo è stato accolto con sollievo e sorpresa dal Coordinamento Monte San Primo.

Il Contesto del Progetto e le Criticità
Il progetto, denominato "OltreLario", proposto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, prevede un investimento di oltre 5 milioni di euro di fondi pubblici. L'obiettivo è riattivare e potenziare gli impianti sciistici dismessi decenni fa, creare piste con innevamento artificiale grazie a un laghetto tra i 1.100 e i 1.200 metri, realizzare un parcheggio da cento posti, installare macchinari e strutture per la risalita. Questa iniziativa sembra ignorare le oasi incontaminate, il cambiamento climatico con la conseguente scarsità di neve naturale, e i legittimi "padroni di casa": alberi e animali.
Le vecchie infrastrutture sciistiche sul Monte San Primo erano andate progressivamente in disuso per mancanza di neve a partire dall'inizio degli anni 2000, per poi essere definitivamente chiuse nel 2018. Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo", composto da 39 associazioni e con oltre 4 mila firme raccolte, ha sottolineato nelle sue osservazioni alla Regione che la zona in cui sono previsti i nuovi impianti sciistici ha registrato un innevamento naturale molto limitato negli ultimi decenni. Si sono verificati scioglimenti completi del manto nevoso anche nei mesi di dicembre o gennaio a causa delle oscillazioni verso l'alto delle temperature stagionali.
Inoltre, i membri del Coordinamento hanno evidenziato l'incongruenza del progetto con gli scenari climatici futuri, ricordando che la stessa Regione Lombardia ha approvato atti che considerano le piste da sci al di sotto dei 1.500 metri di altitudine non economicamente sostenibili.

L'Audizione in Regione e l'Esito
L'audizione in Regione, tenutasi mercoledì 15 ottobre, è stata descritta come "più che positiva" dai rappresentanti del Coordinamento Monte San Primo. Durante l'incontro, sono state esposte ai membri delle commissioni Ambiente e Territorio le criticità relative al progetto "OltreLario".
L'esito ha determinato un'apertura alla revisione del progetto, con il congelamento dell'iter. Questo significa che si sta prendendo tempo per riflettere e ampliare il margine d'azione per le associazioni del Coordinamento. La decisione è stata accolta con grande sollievo e una certa sorpresa, rappresentando un riconoscimento della fondatezza delle osservazioni avanzate dal Coordinamento.
Situazione Attuale e Prospettive Future
Nonostante le controversie, si segnala che in passato, in occasione di nevicate, gli impianti sciistici sul San Primo hanno attirato sciatori. Ad esempio, in un giorno di apertura degli impianti, oltre 200 sciatori hanno "assaggiato" la neve sopra Bellagio, segnando un passo verso la rinascita della località. Questa iniziativa è stata promossa da un gruppo di imprenditori locali, che hanno costituito la San Primo Srl.
Giuseppe Tomba, amministratore della San Primo Srl, ha dichiarato che, inizialmente, sono stati aperti lo skilift baby e metà del "Forcella". La quantità di neve caduta ha limitato le operazioni. Nonostante l'apertura parziale, un numero significativo di appassionati si è presentato. Per incentivare la frequentazione, lo skipass era gratuito il primo giorno e nei giorni successivi è stato venduto a un prezzo promozionale di 10 euro, finché la neve non avesse permesso l'apertura completa degli impianti.
La società ha un contratto provvisorio di 5 anni con la Comunità montana e prevede di presentare un progetto di sviluppo entro giugno, che includa il recupero della zona della "Terra Biotta", dove attualmente si trova uno skilift dismesso. L'obiettivo è costruire una seggiovia, un impianto potenzialmente sfruttabile anche d'estate. La San Primo Srl è composta da operatori locali uniti dalla volontà di far rinascere San Primo.
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In altre località vicine, come Lanzo d'Intelvi, ha aperto lo skilift "Boscone" dopo le recenti nevicate. Sulla Signignola sono attivi il tapis roulant, il "Boscone" (circa 1.500 metri di pista) e l'anello da sci di fondo di 5 km, con circa 60 cm di neve farinosa nei punti più alti.
Storicamente, il Monte San Primo offriva due piccole aree sciabili per lo sci alpino. Un primo skilift risaliva da 1120 m il pendio del Monte Forcella, servendo due piste rosse e una nera. Un secondo skilift da 1160 m si dirigeva verso il Monte Punciv, servendo una zona baby con scuola sci. La località era considerata adatta alle famiglie, offrendo divertimento con slittini e bob per i più piccoli, mentre gli adulti potevano scegliere tra sci alpino, sci d'alpinismo o escursioni con le ciaspole. Le mete d'escursione più vicine includevano il Monte Punciv (1450 m), l'Alpe Terrabiotta (1510 m) e la vetta del Monte San Primo, raggiungibile tramite una lunga cresta panoramica.

